Storia della Villa Lante di Bagnaia
 

 

Testi e foto di Giacomo Mazzuoli

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  Villa Lante è uno dei più bei parchi del Rinascimento ed una delle perle della nostra terra di Tuscia. Solamente lo splendido giardino all'italiana, visto da vicino oppure dalla balaustra della fontana dei Giganti, vale la visita. Dall'alto la vista d'occhio è impressionante incrociando le precise geometrie del giardino con al centro la fontana dei Quattro Mori. I giochi d’acqua e le fontane, le palazzine “gemelle” Gambara e Montalto, il grande parco con la ghiacciaia, la casina di caccia e le numerose fontane sparse nel bosco completano quest'opera che nulla ha da invidiare a villa d'Este di Tivoli ed ai giardini di Palazzo Farnese di Caprarola.

La storia della “villa” è strettamente legata a quella del Borgo di Bagnaia (il medievale Castrum Balneariae): i conti Lombardi di Castellardo, cui apparteneva, lo donarono al comune di Viterbo nel 1173; i consoli di Viterbo cedettero poi il tutto al loro vescovo Raniero ed ai suoi successori nel 1202; molto tempo dopo, nel 1498, il Cardinale Raffaele Galeotti Sansoni Riario, nipote di papa Sisto IV della Rovere, maturò l’idea di costruire un “Barco”, ovvero un vasto parco recintato dove dedicarsi alla caccia.

Tale opera fu compiuta dal nipote Ottaviano Visconti che fece recingere, all’incirca nel 1514, venticinque ettari di terreno con un alto muro. Nel 1521 questi fece costruire il primo edificio del parco, il Casino di Caccia.

Il successore di Ottaviano Visconti, il Cardinale Niccolò Ridolfi, nipote di papa Leone X dei Medici, iniziò la trasformazione da riserva di caccia a parco ricco di fontane, con la costruzione, nel 1532, del primo acquedotto che convogliava le acque della sorgente Votamare in una enorme vasca posta in mezzo al bosco.

Nel 1568 prende possesso del castello di Bagnaia e di tutte le sue pertinenze il cardinale Giovanni Francesco Gambara da Brescia. Si tratta di una svolta decisiva per il futuro di Villa Lante, il Gambara è infatti tra i cardinali più ricchi e sensibili del suo tempo, e non mancherà di dimostrarlo con la realizzazione della maggior parte delle opere, giardino compreso, che oggi possiamo ammirare a villa Lante.

Proprio in quegli anni stavano sorgendo, a Caprarola, Roma e Tivoli, luoghi di rara bellezza, il Palazzo Farnese con i suoi giardini, gli Orti Farnesiani sul Palatino e la villa d’Este.

La tradizione vuole, anche se mancano prove documentali a sostegno di questa tesi, che il progettista di Villa Lante fosse il Vignola, che in quel tempo ha molto lavorato in tutta la Tuscia. Tale attribuzione è comunque confortata dall’analogia con i caratteri ed i dettagli dell’architettura vignolesca sviluppati in particolare negli Orti Farnesiani e nel Palazzo Farnese di Caprarola.

Sicuramente, in epoca successiva, e dopo la morte del Vignola avvenuta nel 1573, intervenne nei lavori l’architetto senese Tommaso Ghinucci, esperto di idraulica e creatore anche a villa d’Este.

Il Vignola disegnò probabilmente il giardino e progettò due fabbricati gemelli sovrastati da terrazzamenti. Tutto il complesso si snoda su di un unico asse, da nord a sud, con un dislivello di sedici metri che permette all’acqua, componente essenziale del giardino, di scorrere rettilinea dalla Grotta del Diluvio per arrivare, di fontana in fontana, fino alla grande vasca del Quadrato, ai piedi del pendio. Come in tutti i giardini del Rinascimento italiano, nulla è lasciato al caso, le forme sono geometriche, regolari. La coltivazione dei fiori è esclusa, per non guastare l’effetto chiaroscurale e per mantenere l’uniformità del paesaggio in tutte le stagioni.

Nel 1578 venne terminato l’edificio di destra, la Palazzina Gambara, che fu riccamente affrescato da artisti del calibro di Federico Zuccari, Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta.

Poi i lavori subirono un’improvvisa battuta d’arresto, sembra per la visita del Cardinale Carlo Borromeo, che ebbe a rimproverare il Gambara in questo modo: “ Monsignore havresti fatto meglio edificare un Monastero di Monache, con i danari, che havete gettati a fabricar questo luogo”.

Il cardinale Gambara morì nel 1587 e papa Sisto V, figlio di un piccolo agricoltore di Montalto nelle Marche, donò al pronipote Alessandro Damasceni (fu nominato cardinale a soli quattordici anni) la villa di Bagnaia. Il giovane cardinale fece costruire la palazzina gemella mancante, che fu battezzata Palazzina Montalto, fece abbellire il parco e fece collocare sulla fontana centrale il Gruppo dei Mori con lo stemma di famiglia, che ancora vi campeggia. Dopo la morte del cardinale Montalto, avvenuta nel 1623, la villa subì ancora vari passaggi “cardinalizi” finchè non fu concessa (dal 1656 al 1933), prima in enfiteusi, poi in proprietà, alla famiglia Lante della Rovere (da cui il nome Villa Lante). Nel 1971 è subentrato nella proprietà lo Stato Italiano e da allora la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Lazio ne cura la manutenzione e la vigilanza.

 



La Loggia della Palazzina Gambara
 
 

Lo stemma del Cardinale Montalto, sulla porta d'ingresso dell'omonima palazzina
 
 

Stemma dei Visconti