Il Museo Territoriale del Lago di Bolsena

 

Bolsena

Prima parte: Dalle origini all'età villanoviana
Seconda parte: Etruschi e Romani
Terza parte: il medioevo
Quarta parte: La basilica di Santa Cristina
Quinta parte: I misteri di Santa Cristina
Sesta parte: il Corpus Domini
Settima parte: il Museo
Ottava parte: dal Medioevo ai giorni nostri (I)
 

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di Paola Panetti

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Il cortile posto all’ingresso del museo con stele funerarie, are e termini di confine
La grande vasca marmorea di età romana esposta nel salone d’ingresso del museo

Il Museo Territoriale del Lago di Bolsena situato nella Rocca Monaldeschi della Cervara, è stato inaugurato il 5 maggio 1991 e rappresenta un importante punto di riferimento per la conoscenza e la documentazione sulla storia del distretto vulcanico volsinio e le varie fasi che vanno dalla preistoria sino alle più recenti manifestazioni della cultura locale. Il Museo è suddiviso in 5 sezioni espositive:

Prima sala (piano terra) Nella Prima sala è ospitata la sezione Vulcanologia e formazione del territorio e la sezione Protostorica e del periodo etrusco. 

Seconda sala (piano superiore) In questa sala è allestita la sezione riguardante il periodo romano con particolare riferimento alla città di Volsinii.

Terza sala (seminterrato) Questa sala ospita la sezione medioevo e la sezione Cultura materiale, tradizioni popolari e dialetto.

A queste vanno aggiunte altre due sezioni operative:
quella didattica, che si occupa della promozione culturale con particolare riferimento alle scuole, e quella subacquea per le ricerche geologiche e archeologiche sui fondali del lago.

 

Lapidarium Nel cortile della rocca Monaldeschi è ospitato il lapidarium dove sono custoditi stele funerarie, are, termini di confine ed altri reperti che provengono, nella maggior parte dei casi, dai sepolcreti di epoca romana ubicati nell'area esterna della città di Volsinii, lungo la via Cassia e la via Traiana Nova. Questi reperti recano spesso iscrizioni in latino con il nome del defunto, il nome del dedicante, la dedica agli dei dell'oltretomba ed altre particolarità. Un apposito pannello illustra le abbreviazioni che ricorrono con maggior frequenza.

 

Ingresso Nella sala d'ingresso al museo è esposta una grande foto aerea scattata dal satellite Skylab a 440 Km di altezza, che mostra tutto il territorio dell'Etruria centro-meridionale. Sempre qui è inoltre custodita una grande vasca romana risalente al periodo compreso tra la fine del II sec. e gli inizi del III sec. d.C..
Sul reperto in marmo greco sono scolpite alcune scene relative al culto del dio Bacco.

 

Prima Sala In questa sala sono raccolte le testimonianze del periodo protostorico, con particolare riferimento al villaggio villanoviano del Gran Carro. Si parte in ordine cronologico con l’età del ferro che nelle regioni dell'Italia centrale si identifica con la civiltà villanoviana, nome convenzionale derivato dal luogo della scoperta del primo sepolcreto oggetto di studio, rinvenuto a Villanova, presso Bologna nel 1853. Un importante centro villanoviano si sviluppò nei pressi di Monte Bisenzio, nella zona sud-ovest del lago, mentre altri modesti abitati sono stati rinvenuti lungo le zone settentrionali e orientali (Barano, Tempietto, Civita di Arlena, Rocca di Montefiascone). L'insediamento più importante ai fini archeologici è quello del Gran Carro. Nel passaggio dalla civiltà villanoviana a quella etrusca avviene la graduale formazione dei centri urbani. Al sorgere della civiltà etrusca, sulle sponde meridionali del lago, andò affermandosi il centro di Vesentum (Bisenzio) di cui restano numerose ed importanti testimonianze archeologiche largamente documentate nella prima sala del museo.

 

 



Reperti di età villanoviana rinvenuti nella necropoli delle Bucacce, presso Bisenzio

Affreschi romani provenienti dalle latrine pubbliche, ricostruiti e trasferiti nella seconda sala del Museo di Bolsena

Seconda Sala. Dopo la distruzione di Velzna, la città etrusca situata dove ora è Orvieto, gli abitanti superstiti furono trasferiti in un altro luogo, dando origine alla città etrusco-romana di Volsinii. Il primo insediamento dovette essere modesto ma acquistò una certa importanza quando, tra il 170 ed il 150 a.C., fu aperta la via Cassia che metteva in collegamento Roma con l'Italia centro-settentrionale attraversando per l'appunto Volsinii. Dal I sec. a.C. al III sec. d.C. Volsinii conobbe un periodo di grande sviluppo economico e culturale e divenne luogo di residenza e di villeggiatura per le famiglie che ricoprivano importanti cariche amministrative. Lungo le scale d'accesso alla sezione, sulla destra è possibile vedere il grande affresco proveniente dalle latrine di Poggio Moscini, un pannello di presentazione generale del sito con la pianta dell'antica Volsinii, la storia del sito e una grande fotografia aerea della città. Questa sezione presenta un ricco apparato di pannelli descrittivi e vetrine con oggetti provenienti dagli scavi francesi della città romana.

Un piatto ed un boccale in ceramica rinvenuti nel “butto”della Rocca Monaldeschi.

Terza Sala. In questa sala, posta al piano seminterrato, sono custoditi reperti risalenti al medioevo ritrovati nel “butto” scoperto nel 1973 durante i lavori di restauro della Rocca.. Il butto, nelle zone del viterbese, è un luogo ben definito destinato a raccogliere tutto ciò che da una casa veniva buttato.
In quest'angolo dell'edificio, adibito appunto ad immondezzaio tra il XIV ed il XVIII secolo, è venuta alla luce una gran quantità di frammenti ceramici e oggetti quasi integri, ed altri reperti che testimoniano gli usi e i costumi di questi tempi, nonché i contatti commerciali con i centri limitrofi. Nella terza sala è ospitata anche un’interessante rassegna di strumenti legati alle tradizioni locali ed in particolar modo alla pesca che ha rappresentato, e rappresenta tuttora, una delle grandi ricchezze per le popolazioni che vivono sulle rive del lago. Un tempo l'attività della pesca era diffusa presso tutti i paesi che si affacciavano sul lago, mentre attualmente persiste quasi esclusivamente presso quei centri che sono a diretto contatto con le rive: Bolsena a nord, Marta e in parte Capodimonte a sud. Fin verso la fine degli anni sessanta i pescatori passavano la maggior parte dell'anno in caratteristiche capanne di canna palustre a forma pressoché quadrata, provviste di due spioventi piuttosto ampi in modo da proteggere le pareti. All'interno delle capanne erano sistemate le rapazzole:letti rudimentali sui quali veniva posto un pagliericcio di foglie di mais o semplicemente qualche fascio di canne, servendo da giaciglio per l'intera famiglia.  Per effettuare le operazioni di pesca viene utilizzata una barca a fondo piatto e forma triangolare. Il fondo è racchiuso da due fianchi (detti le sponne) ed una tavola poppiera (detta l'usciòlo). Lo scafo, un tempo costruito con tavole di cerro ed attualmente in mogano, è tenuto insieme da alcune tavolette (le poste) inchiodate sul fondo, e da altrettante paia di coste (le matèe) un tempo in legno di olivo ed attualmente in ferro. Le reti vengono gettate e recuperate dalla parte poppiera, detta culata, dove è anche sistemata una trave orizzontale che sporge dai fianchi (la taléna) e che serve da leva per appozzare la barca in acqua o tirarla a riva. Normalmente la barca è provvista di due scalmi (le pire) posti in posizione asimmetrica e privi di biforcazione. I remi vengono legati allo scalmo attraverso lo stropio e quello poppiero (detto ròsta) funge anche da timone. Prima dell'introduzione del motore venivano utilizzati anche tre o quattro remi durante particolari operazioni di pesca; a volte, inoltre, veniva anche adoperata una rudimentale vela quadra issata su due alberi. Prima dell'entrata nell'uso corrente del filo di nylon, le reti, come anche gli altri strumenti da pesca, venivano costruite artigianalmente con filo di canapa; i galleggianti erano ricavati dalla corteccia di sughero e i pesi erano ottenuti da sassi appositamente bucati o da pezzi di piombo o ferro. Le reti attualmente più utilizzate sono quelle da parata, le cui caratteristiche particolari variano, soprattutto nella grandezza delle maglie, a seconda delle specie ittiche cui sono destinat
e.

Ricostruzione di una capanna di pescatori. Ricoveri di questo tipo, in canna palustre, sono stati utilizzati fino agli anni ’60 La forma caratteristica delle barche usate per la pesca nel Lago di Bolsena è la stessa da decenni
 

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