PASOLINI INTERVISTA LA GENTE DI ORTE SULLA FORMA DELLA CITTA’

In un inserto del documentario “Le mura di Sana” il grande regista ritorna a riflettere e a far riflettere sulle minacce paesaggistiche alla rupe di Orte


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di Giuseppe Moscatelli

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Abbiamo già parlato dello stretto rapporto tra Pasolini e la Tuscia e di come lo scrittore e regista abbia scelto la nostra terra per ambientare vari suoi film e per vivere l’ultimo periodo della sua vita. Abbiamo anche detto del suo amore per la torre di Chia, dove fissò la sua dimora e dalla quale poteva ammirare un panorama che ebbe a definire come “il più bello del mondo”. E’ forse dalla vicinanza geografica tra Chia e Orte che nasce il grande interesse di Pasolini per la struttura geomorfologica di questo centro, arroccato su una rupe di grande valore paesaggistico.

Ad Orte e a quella che lui chiamava “la forma della città” Pasolini aveva già dedicato nel 1973 un bel documentario prodotto dalla Rai, nel quale lo scrittore e Poeta rivolgendosi all’amico Ninetto esalta la “forma perfetta e assoluta” della rupe con l’abitato di Orte. I nostri lettori potranno vedere il relativo video cliccando qui.  In questo documentario è anche inserito un breve filmato, una sorta di “citazione”, sulle antiche mura della città yemenita di Sana, tratto dal cortometraggio che il regista nel 1971 aveva girato in forma di appello all’Unesco per la salvaguardia della città, minacciata dalla voglia di “modernità” dei suoi governanti.  

Nella versione definitiva di “Le mura di Sana”, presentata nel 1974, Pasolini ritorna sul tema già trattato nella “Forma della città” e inserisce nel documentario sulla città yemenita alcuni minuti dei materiali filmati girati nel 1973 ad Orte (il contesto sembra indiscutibilmente il medesimo) ed evidentemente tagliati nel montaggio della trasmissione televisiva. Già questo scambio di sequenze tra i due film dimostra il genuino interesse, l’amore, dello scrittore per il paesaggio della Tuscia, paragonato a quello incontaminato dello Yemen, anche se la sua conclusione – con riferimento alla situazione italiana - è pessimistica: “per l’Italia è finita”, commenta infatti laconicamente Pasolini a fine sequenza.

Ma torniamo ad Orte: di fronte alla stessa inquadratura della rupe già vista nella “Forma della città”, il regista, sotto la pioggia, intervista alcuni uomini occasionalmente interpellati sul luogo. La voce fuori campo del poeta sollecita giudizi e riflessioni sul paesaggio di Orte agli ortani stessi, tutori  e vittime del degrado paesaggistico. Ne emerge un quadro fresco e vivace di volti, parole e caratteri.

Il regista scruta con la macchina da presa i visi un pò spaesati dei suoi interlocutori, sempre in primo piano. Si inizia con l’ortano verace che paragona la forma di Orte a quella di un prosciutto e siccome il prosciutto è buono risulta buono anche il disegno del paese. Vi è chi riconosce che le nuove costruzioni “impediscono la visuale” e “hanno rovinato tutto il paesaggio” a fronte di chi gli sta bene così perché è vissuto lì e il nuovo gli piace. Altri riferisce che in quel palazzo che deturpa la visuale “ci sta anche un appartamento dell’ex sindaco di Orte”; “Ed è stato costruito quando lui era sindaco...” aggiunge Pasolini, trovando conferma da parte del suo interlocutore. L’ultimo intervistato ribadisce che quella costruzione è brutta “e “rovina il disegno paesaggistico” e riferisce il giudizio di un turista tedesco, semplice quanto lapidario: “questa costruzione proprio schifo”.

Offriamo quindi ai nostri lettori questo raro documento che ci offre uno squarcio pressoché sconosciuto di questa parte di Tuscia all’inizio degli anni settanta.

              

 

  

 
Abitanti di Orte intervistati da P.P.Pasolini
 
La rupe di Orte deturpata dalla costruzione moderna
 

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