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A
partire da questo mese volevo intraprendere con voi un vero
e proprio viaggio nel tempo; non preoccupatevi, non
occorrono macchine prodigiose o particolari doti
“extrasensoriali”: basta percorrere un semplicissimo
itinerario stradale (quindi per i più pigri non ci sarà
nemmeno bisogno di scendere dall’auto!) che si snoda lungo
la S.P. Castrense, a partire dalla periferia settentrionale
di Canino, sino a giungere al mare. Avremo così la
possibilità di ripercorrere tutte le principali tappe geo-cronologiche che hanno coinvolto il nostro territorio, a
partire per lo meno da circa mezzo milione di anni fa,
quando ebbero inizio le principali manifestazioni
vulcaniche, connesse all’apparato di Latera.
I terreni più antichi che troviamo all’inizio del nostro
itinerario, affiorano poco fuori Canino, poco prima,
provenendo da Cellere, del Cimitero. La Foto 1 mostra il
tipico paesaggio collinare determinato dalla presenza di
questi terreni: abbondano ciottoli biancastri, di dimensioni
anche decimetriche, ben arrotondati e di natura varia
(calcarea, marnosa). Questi ciottoli sono immersi in una
pasta sabbiosa avana-giallastra, come visibile nella Foto 2,
scattata qualche curva prima del Cimitero.
Noi geologi chiamiamo questa formazione come Conglomerati
poligenici e sappiamo che si tratta di rocce deposte nel
Pliocene superiore, vale a dire circa 2 milioni di anni fa.
Si tratta quindi del basamento, per lo meno se limitiamo lo
sguardo a questo settore della nostra Provincia, di tutte le
rocce che si sono deposte successivamente.
Questi materiali si sono formati in ambiente marino, come
testimoniato dalla presenza di livelli sabbiosi ricchi di
conchiglie fossili. Si trattava del mare Pliocenico che
arrivava sino appunto a Canino e a Tuscania, e dal quale
emergevano alcune isole: tra le tante la struttura
orografica del Monte Canino o i rilievi di Montauto.
E’ possibile capire la conformazione del paesaggio di allora?
Beh, è molto difficile perché, dopo la fase deposizionale,
il mare Pliocenico si ritirò, lasciando le terre in preda
all’azione erosiva dei corsi d’acqua superficiali. Viene
però in nostro aiuto la successiva attività vulcanica, che
ha “congelato” il paesaggio di allora, in maniera simile a
quello che ha fatto l’eruzione Vesuviana sugli abitati di
Pompei ed Ercolano: le imponenti colate piroclastiche che si
generarono circa 300.000 anni fa, hanno ricoperto tutto il
paesaggio di allora, colmando le valli e lambendo i rilievi,
“appianando” in qualche modo la morfologia preesistente.
Quindi, se potessimo togliere tutto il materiale vulcanico
sino a giungere alla superficie dei Conglomerati poligenici,
avremmo ricostruito il paesaggio di allora. La ricostruzione
di questa superficie è resa possibile grazie alla conoscenza
della stratigrafia dei pozzi della zona, dal momento che,
nella maggioranza dei casi, essi hanno attraversato tutto il
pacco vulcanico, ricco di acqua, per arrestarsi sui
Conglomerati poligenici ovvero sulle Argille ad essi
associate. Allora, mettendo insieme un pozzo qui ed uno la’,
con la relativa quota di rinvenimento del substrato delle
vulcaniti, tramite specifici programmi di calcolo, è
possibile ricostruire con un certo dettaglio la superficie
topografica di allora.
Sulla base di questi dati, la morfologia esistente poco
prima delle eruzioni vulcaniche, era contraddistinta da una
superficie abbastanza simile all’attuale, con quote
decrescenti da Cellere verso Canino, il tutto però più
basso, mediamente, di circa 20-40 metri. Nel dettaglio poi
si potevano scorgere alcuni rilievi che probabilmente non
sono mai stati ricoperti dalle colate piroclastiche, come
quello della Foto 1, ovvero delle valli molto ampie che
ricevettero in abbondanza i materiali tufacei. Una di queste
correva in corrispondenza dell’attuale rilievo sul quale
sorge l’abitato di Canino, visto che il substrato
conglomeratico-argilloso affiora ai lati del paese, mentre
non si rinviene lungo tutto l’agglomerato urbano.
La prossima volta inizieremo a parlare dell’arrivo delle
prime vulcaniti. |