Geologia

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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Un percorso nel tempo  2^ parte

  Proseguiamo il nostro itinerario geologico. Come già detto, percorreremo la S.P. Castrense, a partire dalla periferia settentrionale di Canino, sino a giungere al mare.

  In Fig.1 ho riportato uno schizzo che vi fa capire meglio il tragitto: si tratta di una panoramica del territorio, così come la vedrebbe un ipotetico osservatore che si trovasse in volo al largo della costa, all’altezza, pressappoco, di Civitavecchia: voltando lo sguardo verso il nostro amato paesello vedremo il progressivo addolcirsi dei rilievi, procedendo da monte verso il mare, passando per Musignano, Montalto di Castro e, infine Marina di Montalto.
La Prima Tappa, già descritta il mese scorso, cade subito a monte del Cimitero, mentre la Seconda già coinvolge il centro abitato: la Foto 3 mostra gli affioramenti tufacei che si incontrano proprio all’ingresso del paese.
Prima però volevo tornare al momento che ha preceduto le prime manifestazioni vulcaniche della zona, ovvero su come era conformato il paesaggio prima che giungessero le varie colate.
  La Fig.2 da un’idea molto sommaria su come poteva presentarsi il territorio, all’incirca mezzo milione di anni fa.
Il punto di vista è lo stesso della Fig.1. Ho ritenuto opportuno mettere in evidenza la valle che correva con ogni probabilità lungo l’attuale rilievo collinare sul quale sorge attualmente Canino; essendo una valle antica, viene denominata dagli studiosi come “paleovalle”. Al contrario esistevano piccoli rilievi, come quello della Foto 1 del mese scorso, e dove ancora oggi ha modo di affiorare il substrato conglomeratico, più antico delle eruzioni vulcaniche. Degna di nota è poi la presenza di una serie di specchi d’acqua, tipo paludi e acquitrini, che si estendevano nell’antica piana alluvionale, sino a giungere alla linea di costa di allora. A fianco vengono riportati i terreni presenti in sezione: troviamo al momento solo i conglomerati poligenici e le argille Plioceniche, contraddistinti dal colore giallo. Questa tonalità non sta però ad indicare il colore reale dei terreni, che sono invece prevalentemente grigi, ma è stata arbitrariamente assegnata dai geologi a tutte le formazioni che presentano un’età Pliocenica.

  Ritorniamo a questo punto al nostro itinerario: la Foto 1 mostra l’affioramento di terreni tufacei, proprio all’ingresso del paese: si tratta della formazione del “Tufo grigio stratificato”, costituita da più livelli pomicei e cineritici; con il primo termine si indicano gli elementi vulcanici di dimensioni centimetriche, con il secondo quelli più minuti, di dimensioni inferiori al millimetro.
La Foto 4, scattata sempre sullo stesso sito, mette meglio in evidenza la presenza di strati con grosse pomici, bombe e scorie grigio-nerastre, poste sotto una placca grigiastra più omogenea e continua.
All’interno di questa formazione si rinvengono poi frequentemente livelli “pliniani”, costituiti cioè da pomici, talora schiacciate, di dimensioni centimetriche, che testimoniano un’intensa attività esplosiva. Il nome deriva dal fatto che uno dei primi studiosi a rilevare la natura di queste formazioni fu Plinio il Vecchio, durante la storica eruzione Vesuviana.
La Foto 5, scattata sempre lungo la S.P. Castrense, ma più a valle, praticamente di fronte all’Oleificio Sociale, mostra un dettaglio di un deposito di questo tipo.
In ogni caso è evidente che i depositi vulcanici correlati a queste prime fasi, sono tipici di episodi esplosivi, con ricaduta dall’alto di proietti scagliati dai vulcani del tempo. Si pensa che l’apparato principale dal quale provengono tutte le vulcaniti dell’area Caninese, fosse ubicato nei pressi dell’attuale caldera di Latera.

  L’attività vulcanica ebbe inizio all’incirca 300-400.000 anni fa e la Fig.3 mostra come poteva essere il paesaggio a quell’epoca: i tufi, provenienti da Nord, andarono a colmare le depressioni (tra le quali la paleovalle di Canino), lambendo le colline conglomeratiche Plioceniche: la sezione laterale mostra la sovrapposizione di questi strati tufacei (in viola) sul basamento conglomeratico-argilloso (in giallo).
Procedendo verso il mare, i tufi andarono a colmare anche quei bacini lacustro-palustri che si trovavano lungo la fascia costiera: ciò è testimoniato dalla presenza di “tufiti”, ovvero di depositi vulcanici deposti in ambiente acqueo. Questi vengono indicati di solito come Depositi vulcano-sedimentari”.

  Ma siamo solo all’inizio dell’attività vulcanica ... il prossimo mese approfondiremo alcuni aspetti di questa fase geologica che ha svolto un ruolo determinante nella formazione del nostro territorio.
 

 

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Figura 1
 
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Foto 3
 
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Figura 2
 
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Foto 4
 
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Foto 5
 
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Figura 3
 
 
 

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