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Riprendiamo il nostro itinerario geologico, ripartendo
dall’inizio dell’attività vulcanica sull’area Caninese: come
già detto ci troviamo nell’era Pleistocenica, circa
300-400.000 anni fa; a quest’epoca ebbe inizio l’imponente
attività vulcanica dell’apparato di Latera che si esplicò,
localmente, con l’emissione di espandimenti igmimbritici e
di colate laviche provenienti da centri eruttivi periferici:
con questo termine si indicano quelle bocche vulcaniche che
si formavano lontano dall’apparato centrale.
Il mese scorso avevamo visto come il primo terreno di origine vulcanica
che incrociavamo lungo il nostro itinerario, fosse il
Tufo stratificato grigio, affiorante proprio
all’ingresso Nord del paese. In realtà non è questa la
formazione più antica tra quelle vulcaniche: la prima
attività è stata infatti di carattere effusivo ed ha dato
luogo alla fuoriuscita, lungo l’attuale valle del Fiora, di
Lave tefritiche, note in letteratura scientifica come
Tefriti del Castellaccio dei Vulci. I Caninesi le
conoscono bene perché costituiscono le ripide pareti “basaltiche”
dello splendido laghetto del Pelicone. Si tratta però di una
tappa che faremo successivamente, quando ci avvicineremo
verso il mare.
Più vicino a Canino, invece, si ha modo di osservare la successiva
formazione vulcanica, il “Nenfro”: si tratta di un’Ignimbrite
trachitica che affiora nei pressi della località Cartiera.
Vale la pena soffermarci un attimo sulle modalità di
emissione delle varie rocce vulcaniche: le lave sono
manifestazioni di carattere effusivo, come quelle che
interessano periodicamente l’Etna; le ignimbriti invece
testimoniano una fase esplosiva, sicuramente più
catastrofica, tipo quella che cancellò le città di Ercolano
e Pompei o, più recentemente, quella che ha letteralmente
sventrato il Monte St. Helens negli Stati Uniti: si tratta
di flussi turbolenti, costituiti da una micidiale miscela di
gas e particelle solide, che viaggiano a velocità
impressionanti, nell’ordine dei 100 Km/h, in grado di
risalire pendii e di stravolgere completamente il territorio
che attraversano. Anche il Nenfro affiora al di fuori del
nostro itinerario.
Per vedere invece le successive Lave tefritico-leucitiche, che
testimoniano un ritorno nell’area dell’attività effusiva,
basta fare una piccola deviazione dalla S.P. Castrense,
all’altezza della “Piana” e scendere verso la strada che
porta alla Ferriera. Sull’alveo del fosso omonimo (3°
tappa) si notano blocchi più o meno grandi di rocce
di colore grigio scuro, erosi dalle acque (Foto
6). Oramai, a seguito dello smantellamento operato
dai processi erosivi, questa formazione affiora secondo
lembi discontinui, difficilmente visibili sul terreno. Gli
studiosi ritengono che il centro di emissione di queste lave
fosse localizzato proprio nei pressi della Ferriera,
trattandosi di una di quelle manifestazioni periferiche, di
importanza secondaria, dell’apparato Vulsino.
Se poi ripercorriamo a ritroso la strada della Ferriera,
ecco che ci imbattiamo (4° tappa),
poco prima di risalire alla “Piana”, nella successiva
formazione vulcanica: l’Ignimbrite trachitica inferiore;
qui si possono notare le alte pareti tufacee, crivellate da
cantine (Foto 7). E’ questa la
formazione vulcanica più tipica e diffusa non solo dell’area
Caninese, ma dell’intero territorio Vulsino: si tratta di
una roccia di colore rosso-violaceo, cosparsa da frequenti
pomici di colore grigio chiaro-rosato e di dimensioni
variabili da pochi cm a qualche decimetro. La deposizione di
questa formazione è collegata ad un imponente evento
eruttivo, in tutto e per tutto simile a quello che ha
determinato la formazione del “Nenfro”. La roccia è
stata sottoposta a datazioni radiometriche che hanno fornito
un’età di 270.000-310.000 anni.
Altri affioramenti sono ben visibili lungo la S.P.
Castrenese, all’altezza dell’Oleificio Sociale (5°
tappa), dove l’ignimbrite si presenta in facies
massiva, cineritica, decisamente omogenea, di colore marrone
rossastro, cosparsa da piccole leuciti (Foto
8). Questi ultimi sono tipici minerali vulcanici di
colore biancastro, frequentissimi nelle formazioni
vulcaniche Viterbesi. Nella foto si riconosce, al di sopra
dell’ignimbrite, la formazione del Tufo stratificato grigio,
chiaramente più recente.
In Fig.4 ho riportato
l’ubicazione delle nuove tappe. Il prossimo mese parleremo
ancora un pò delle vulcaniti.
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