Geologia

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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Un percorso nel tempo  3^ parte

  Riprendiamo il nostro itinerario geologico, ripartendo dall’inizio dell’attività vulcanica sull’area Caninese: come già detto ci troviamo nell’era Pleistocenica, circa 300-400.000 anni fa; a quest’epoca ebbe inizio l’imponente attività vulcanica dell’apparato di Latera che si esplicò, localmente, con l’emissione di espandimenti igmimbritici e di colate laviche provenienti da centri eruttivi periferici: con questo termine si indicano quelle bocche vulcaniche che si formavano lontano dall’apparato centrale.
  Il mese scorso avevamo visto come il primo terreno di origine vulcanica che incrociavamo lungo il nostro itinerario, fosse il Tufo stratificato grigio, affiorante proprio all’ingresso Nord del paese. In realtà non è questa la formazione più antica tra quelle vulcaniche: la prima attività è stata infatti di carattere effusivo ed ha dato luogo alla fuoriuscita, lungo l’attuale valle del Fiora, di Lave tefritiche, note in letteratura scientifica come Tefriti del Castellaccio dei Vulci. I Caninesi le conoscono bene perché costituiscono le ripide pareti “basaltiche” dello splendido laghetto del Pelicone. Si tratta però di una tappa che faremo successivamente, quando ci avvicineremo verso il mare.
  Più vicino a Canino, invece, si ha modo di osservare la successiva formazione vulcanica, il “Nenfro”: si tratta di un’Ignimbrite trachitica che affiora nei pressi della località Cartiera. Vale la pena soffermarci un attimo sulle modalità di emissione delle varie rocce vulcaniche: le lave sono manifestazioni di carattere effusivo, come quelle che interessano periodicamente l’Etna; le ignimbriti invece testimoniano una fase esplosiva, sicuramente più catastrofica, tipo quella che cancellò le città di Ercolano e Pompei o, più recentemente, quella che ha letteralmente sventrato il Monte St. Helens negli Stati Uniti: si tratta di flussi turbolenti, costituiti da una micidiale miscela di gas e particelle solide, che viaggiano a velocità impressionanti, nell’ordine dei 100 Km/h, in grado di risalire pendii e di stravolgere completamente il territorio che attraversano. Anche il Nenfro affiora al di fuori del nostro itinerario.

  Per vedere invece le successive Lave tefritico-leucitiche, che testimoniano un ritorno nell’area dell’attività effusiva, basta fare una piccola deviazione dalla S.P. Castrense, all’altezza della “Piana” e scendere verso la strada che porta alla Ferriera. Sull’alveo del fosso omonimo (3° tappa) si notano blocchi più o meno grandi di rocce di colore grigio scuro, erosi dalle acque (Foto 6). Oramai, a seguito dello smantellamento operato dai processi erosivi, questa formazione affiora secondo lembi discontinui, difficilmente visibili sul terreno. Gli studiosi ritengono che il centro di emissione di queste lave fosse localizzato proprio nei pressi della Ferriera, trattandosi di una di quelle manifestazioni periferiche, di importanza secondaria, dell’apparato Vulsino.
Se poi ripercorriamo a ritroso la strada della Ferriera, ecco che ci imbattiamo (4° tappa), poco prima di risalire alla “Piana”, nella successiva formazione vulcanica: l’Ignimbrite trachitica inferiore; qui si possono notare le alte pareti tufacee, crivellate da cantine (Foto 7). E’ questa la formazione vulcanica più tipica e diffusa non solo dell’area Caninese, ma dell’intero territorio Vulsino: si tratta di una roccia di colore rosso-violaceo, cosparsa da frequenti pomici di colore grigio chiaro-rosato e di dimensioni variabili da pochi cm a qualche decimetro. La deposizione di questa formazione è collegata ad un imponente evento eruttivo, in tutto e per tutto simile a quello che ha determinato la formazione del “Nenfro”. La roccia è stata sottoposta a datazioni radiometriche che hanno fornito un’età di 270.000-310.000 anni.
Altri affioramenti sono ben visibili lungo la S.P. Castrenese, all’altezza dell’Oleificio Sociale (5° tappa), dove l’ignimbrite si presenta in facies massiva, cineritica, decisamente omogenea, di colore marrone rossastro, cosparsa da piccole leuciti (Foto 8). Questi ultimi sono tipici minerali vulcanici di colore biancastro, frequentissimi nelle formazioni vulcaniche Viterbesi. Nella foto si riconosce, al di sopra dell’ignimbrite, la formazione del Tufo stratificato grigio, chiaramente più recente.
In Fig.4 ho riportato l’ubicazione delle nuove tappe. Il prossimo mese parleremo ancora un pò delle vulcaniti.

 

 
 
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Foto 6
 
 
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Foto 7
 
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Foto
8
 

 
 
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Figura 4
 
 
 

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