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Il
mese scorso eravamo giunti, col nostro itinerario geologico,
alle pendici dell’area di Musignano, da dove iniziano ad
affiorare i Depositi vulcano-sedimentari. E’ come se
fossimo arrivati, nel nostro viaggio “in avanti” nel tempo,
intorno a 160.000-200.000 anni fa: ricordatevi che, come
detto all’inizio dell’itinerario, la discesa da Canino verso
il mare fa sì che si incontrino formazioni geologiche di età
via via più recente.
Dopo Musignano entriamo in un ambiente geologico completamente diverso,
dove l’azione del mare ha influito notevolmente sulla
conformazione del paesaggio, spesso in concomitanza con
l’attività vulcanica che, a quel tempo, andava piano piano
ad esaurirsi. Immaginatevi una sorta di lotta tra queste due
imponenti forze della natura, con fasi alterne di predominio
dell’una sull’altra: all’intrusione delle colate
piroclastiche sino oltre la linea di costa, faceva seguito
l’ingresso del mare che sommergeva i depositi vulcanici, i
quali riprendevano poi il sopravvento dopo una successiva
fase esplosiva che provocava il colmamento delle fasce
costiere meno profonde. E’ per questo che dentro questo tipo
di rocce troviamo tufi, tufiti (tufi depositatisi in acqua),
limi, marne e sabbie, con abbondanti livelli fossiliferi che
testimoniano l’intensa attività biologica dell’area:
parliamo tanto di molluschi ed altri animali tipici
dell’ambiente marino, quanto di vertebrati che rimanevano
intrappolati nelle paludi che bordavano la linea di costa;
tra questi ultimi va segnalata la presenza di fossili di
Elephas antiquus, praticamente l’antenato degli odierni
elefanti africani, proprio nei pressi di Montalto di Castro.
Per farvi un’ idea di che tipo di “bestioni” si trattasse vi
consiglio di fare una visita allo splendido Museo
Paleontologico dell’Università della Sapienza di Roma (www.ips.it/musis/mupal_d0.html),
dove è esposto un esemplare praticamente intatto, ritrovato
a Grotte Santo Stefano (Foto 10),
che occupa quasi un’intera stanza del Museo.
E’ chiaro quindi che anche il clima era più caldo di quello
attuale, come testimoniano anche i cosiddetti “ospiti
senegalesi”, ovvero conchiglie fossili come lo Strombus
bubonius (Foto 11), che si
ritrovano all’interno dei sedimenti marini. Faune tipiche di
climi “africani” si ritrovano poi in tutto il Lazio: si va
da rinoceronti a bufali, da bertucce a ippopotami, dalle
gazzelle alle iene, sino al cosiddetto “leone delle
caverne”, trovato nei pressi di Torre in Pietra, o al
leopardo di Monte Sacro, in pieno centro di Roma !
A queste fasi “tropicali” succedevano periodi “freddi”, a
loro volta testimoniati dall’arrivo degli “ospiti nordici”,
come una particolare conchiglia, l’Artica islandica (Foto
12) che vive in ambienti decisamente differenti dagli
attuali.
C’è un aspetto in particolare che caratterizza il nuovo ambiente
geologico che troviamo dopo Musignano, un aspetto che balza
subito agli occhi, ovvero la morfologia: dalle forme
collinari, solcate da incisioni fluviali più o meno
importanti, si passa a zone praticamente pianeggianti: si
tratta dei vasti terrazzi marini, debolmente inclinati verso
mare e separati fra di loro da scarpate, più o meno nette,
che testimoniano le antiche linee di costa.
Questi terrazzi, o “spianate”, presentano un’età Tirreniana
e Siciliana (parliamo di un periodo che va dai 100 ai 300
mila anni fa) e sono il prodotto delle progressive
trasgressioni del mare, determinate tanto da variazioni
climatiche, che hanno alternativamente favorito
l’innalzamento o l’abbassamento del livello marino, che da
movimenti tettonici, che hanno prodotto il sollevamento o lo
sprofondamento dei terreni costieri.
Il primo fenomeno è legato allo scioglimento o all’accumulo
dei ghiacciai, che determinò rispettivamente il sollevamento
e l’abbassamento del livello marino; anche oggi siamo in
balìa di questo importante fenomeno naturale, in grado di
modificare radicalmente il clima, fenomeno amplificato anche
dall’intervento dell’uomo (il tanto citato “effetto serra”),
cosicché oggi saremmo nel bel mezzo di un periodo “caldo”,
caratterizzato dal progressivo scioglimento delle calotte
glaciali e dall’arretramento dei ghiacciai alpini, con
conseguente innalzamento del livello marino. Si hanno invece
notizie certe che, durante il Medioevo, si verificò un
periodo “freddo” (detto “piccola era glaciale”).
Andando indietro nel tempo si è constatato che le fasi di ingressione,
ovvero di avanzamento del mare, si verificarono all’incirca
300, 200 e 125 mila anni fa, mentre i minimi collegati a
fasi di regressione, ovvero di ritiro del mare, caddero in
coincidenza dei picchi glaciali di circa 250, 150 e 20 mila
anni fa. Pensate che alcuni studiosi hanno stimato un
abbassamento del mare nell’ordine dei 100 metri ed oltre !
Forse sulla costa tirrenica non si arrivò ad escursioni di
tale entità, ma ho personalmente trovato, sul lungomare di
Marina di Montalto nel corso di un carotaggio, resti di
alberi (Foto 13) ad una
profondità di circa 16 m sotto il livello del mare, che
possono spiegarsi solo ammettendo che un tempo lì c’erano
terre emerse; con ogni probabilità si tratta di piante che
si svilupparono durante l’ultima delle ere glaciali,
avvenuta circa 20 mila anni fa.
Le oscillazioni marine furono poi determinate da un secondo
fenomeno, ugualmente importante: il sollevamento tettonico
dell’area che ha amplificato sicuramente il ritiro del mare.
Dopo questa doverosa promessa, vi do appuntamento al
prossimo mese, per percorrere insieme l’ultimo tratto del
nostro itinerario.
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