Geologia

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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Un percorso nel tempo  5^ parte

  Il mese scorso eravamo giunti, col nostro itinerario geologico, alle pendici dell’area di Musignano, da dove iniziano ad affiorare i Depositi vulcano-sedimentari. E’ come se fossimo arrivati, nel nostro viaggio “in avanti” nel tempo, intorno a 160.000-200.000 anni fa: ricordatevi che, come detto all’inizio dell’itinerario, la discesa da Canino verso il mare fa sì che si incontrino formazioni geologiche di età via via più recente.
  Dopo Musignano entriamo in un ambiente geologico completamente diverso, dove l’azione del mare ha influito notevolmente sulla conformazione del paesaggio, spesso in concomitanza con l’attività vulcanica che, a quel tempo, andava piano piano ad esaurirsi. Immaginatevi una sorta di lotta tra queste due imponenti forze della natura, con fasi alterne di predominio dell’una sull’altra: all’intrusione delle colate piroclastiche sino oltre la linea di costa, faceva seguito l’ingresso del mare che sommergeva i depositi vulcanici, i quali riprendevano poi il sopravvento dopo una successiva fase esplosiva che provocava il colmamento delle fasce costiere meno profonde. E’ per questo che dentro questo tipo di rocce troviamo tufi, tufiti (tufi depositatisi in acqua), limi, marne e sabbie, con abbondanti livelli fossiliferi che testimoniano l’intensa attività biologica dell’area: parliamo tanto di molluschi ed altri animali tipici dell’ambiente marino, quanto di vertebrati che rimanevano intrappolati nelle paludi che bordavano la linea di costa; tra questi ultimi va segnalata la presenza di fossili di Elephas antiquus, praticamente l’antenato degli odierni elefanti africani, proprio nei pressi di Montalto di Castro. Per farvi un’ idea di che tipo di “bestioni” si trattasse vi consiglio di fare una visita allo splendido Museo Paleontologico dell’Università della Sapienza di Roma (www.ips.it/musis/mupal_d0.html), dove è esposto un esemplare praticamente intatto, ritrovato a Grotte Santo Stefano (Foto 10), che occupa quasi un’intera stanza del Museo.
E’ chiaro quindi che anche il clima era più caldo di quello attuale, come testimoniano anche i cosiddetti “ospiti senegalesi”, ovvero conchiglie fossili come lo Strombus bubonius (Foto 11), che si ritrovano all’interno dei sedimenti marini. Faune tipiche di climi “africani” si ritrovano poi in tutto il Lazio: si va da rinoceronti a bufali, da bertucce a ippopotami, dalle gazzelle alle iene, sino al cosiddetto “leone delle caverne”, trovato nei pressi di Torre in Pietra, o al leopardo di Monte Sacro, in pieno centro di Roma !
A queste fasi “tropicali” succedevano periodi “freddi”, a loro volta testimoniati dall’arrivo degli “ospiti nordici”, come una particolare conchiglia, l’Artica islandica (Foto 12) che vive in ambienti decisamente differenti dagli attuali.
  C’è un aspetto in particolare che caratterizza il nuovo ambiente geologico che troviamo dopo Musignano, un aspetto che balza subito agli occhi, ovvero la morfologia: dalle forme collinari, solcate da incisioni fluviali più o meno importanti, si passa a zone praticamente pianeggianti: si tratta dei vasti terrazzi marini, debolmente inclinati verso mare e separati fra di loro da scarpate, più o meno nette, che testimoniano le antiche linee di costa.
Questi terrazzi, o “spianate”, presentano un’età Tirreniana e Siciliana (parliamo di un periodo che va dai 100 ai 300 mila anni fa) e sono il prodotto delle progressive trasgressioni del mare, determinate tanto da variazioni climatiche, che hanno alternativamente favorito l’innalzamento o l’abbassamento del livello marino, che da movimenti tettonici, che hanno prodotto il sollevamento o lo sprofondamento dei terreni costieri.
Il primo fenomeno è legato allo scioglimento o all’accumulo dei ghiacciai, che determinò rispettivamente il sollevamento e l’abbassamento del livello marino; anche oggi siamo in balìa di questo importante fenomeno naturale, in grado di modificare radicalmente il clima, fenomeno amplificato anche dall’intervento dell’uomo (il tanto citato “effetto serra”), cosicché oggi saremmo nel bel mezzo di un periodo “caldo”, caratterizzato dal progressivo scioglimento delle calotte glaciali e dall’arretramento dei ghiacciai alpini, con conseguente innalzamento del livello marino. Si hanno invece notizie certe che, durante il Medioevo, si verificò un periodo “freddo” (detto “piccola era glaciale”).
  Andando indietro nel tempo si è constatato che le fasi di ingressione, ovvero di avanzamento del mare, si verificarono all’incirca 300, 200 e 125 mila anni fa, mentre i minimi collegati a fasi di regressione, ovvero di ritiro del mare, caddero in coincidenza dei picchi glaciali di circa 250, 150 e 20 mila anni fa. Pensate che alcuni studiosi hanno stimato un abbassamento del mare nell’ordine dei 100 metri ed oltre ! Forse sulla costa tirrenica non si arrivò ad escursioni di tale entità, ma ho personalmente trovato, sul lungomare di Marina di Montalto nel corso di un carotaggio, resti di alberi (Foto 13) ad una profondità di circa 16 m sotto il livello del mare, che possono spiegarsi solo ammettendo che un tempo lì c’erano terre emerse; con ogni probabilità si tratta di piante che si svilupparono durante l’ultima delle ere glaciali, avvenuta circa 20 mila anni fa.
Le oscillazioni marine furono poi determinate da un secondo fenomeno, ugualmente importante: il sollevamento tettonico dell’area che ha amplificato sicuramente il ritiro del mare.
Dopo questa doverosa promessa, vi do appuntamento al prossimo mese, per percorrere insieme l’ultimo tratto del nostro itinerario.
 

 

Foto 10
 
 
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Foto 11
 
 
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Foto 12

 
 
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Foto 13
 
 
 

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