Geologia

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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Un percorso nel tempo  6^ parte

  Riprendiamo il nostro itinerario geologico: la 7° tappa è localizzata in prossimità de “l’Acquarella”, subito dopo l’Agriturismo “le Cascine” (al Km 10 della S.P. Castrense); anche se le azioni morfogenetiche hanno modificato il paesaggio originario, è possibile localizzare i relitti dell’antica linea di costa, che correva a quota di circa 65 m s.l.m.; nella Foto 14 si intravede l’antica falesia, in corrispondenza delle testate tufacee che si scorgono sulla sinistra (per chi scende verso Montalto) della S.P. Castrense. Ci troviamo in un periodo riferibile a circa 300 mila anni fa, quindi in contemporanea con l’attività vulcanica ancora particolarmente incisiva in quel tempo. Pensate un pò, per i Caninesi, che vantaggio avere il mare così vicino! In realtà non vi è traccia di alcun insediamento umano di questa età, per cui penso che ben pochi abbiano tratto beneficio da questa singolare condizione geografica. Comunque è bello immaginare, dopo la curva dell’Acquarella, il paesaggio che si presentava all’ipotetico viaggiatore del tempo: l’ampia distesa del mare che sommergeva quegli stessi terreni che, più tardi, avrebbero ospitato le Necropoli Etrusche della Cuccumella e della Cuccumelletta! Se infatti avete modo di visitare la Tomba François potreste accorgervi che, scendendo lungo il dromos, si notano alternanze di strati sabbiosi e arenacei, ricchi di materiale conchigliare che testimoniano proprio l’antica presenza del mare.
  Quando quest’ultimo si ritirò (a causa dell’avvento di una glaciazione Quaternaria e del concomitante sollevamento tettonico della costa, avvenuti circa 250 mila anni fa) lasciò dietro di sé un’ampia superficie pianeggiante, che i geologi chiamano “spianata 1”: si tratta del terrazzo marino più alto in quota della costa Viterbese. Nella Figura 6 questi terreni marini sono quelli colorati in verde.
Circa 200 mila anni fa, si verificò una nuova ingressione marina, con la linea di costa che giunse attorno agli attuali 45 m s.l.m., ovvero all’altezza delle Arcate di Pontecchio (8° tappa). Anche in questo caso la morfologia attuale non è molto d’aiuto, in quanto i corsi d’acqua hanno avuto molto tempo a disposizione per rimodellare il paesaggio.
Il successivo ritiro del mare, avvenuto circa 150 mila anni fa, mise in luce un altro terrazzo marino (la “spianata 2”), sul quale sorge l’abitato di Montalto di Castro. I terreni depositati dal mare di quest’epoca sono stati accorpati nel cosiddetto Complesso marino-continentale dell’Aurelia, colorato in blu nella Figura 6: si tratta di una formazione molto eterogenea, costituita da fitte alternanze di limi e sabbie rossastre, argille sabbiose ricche di fossili, limi grigi stratificati, tufiti e piroclastiti; questi ultimi ci dicono che l’attività vulcanica del centro di Latera era tutt’altro che estinta: in effetti, se ricordate bene, il mese scorso parlavamo di un’età dei Depositi vulcano-sedimentari di circa 200 mila anni.
  La parte sommitale della “spianata 2” è formata da Alternanze di limi grigi stratificati e sabbie grigio-avana addensate. Affioramenti tipici sono presenti alla base delle mura civiche (9° tappa: Foto 15), dove il grado di addensamento è talmente elevato da conferire alla formazione un aspetto litoide, ed in località Rompicollo (10° tappa: Foto 16), all’altezza del costruendo Centro Anziani, dove l’erosione ha messo a nudo le testate delle bancate sabbiose più compatte, a stratificazione orizzontale. Proseguendo poi verso Marina di Montalto potreste deviare verso Via del Giardino (11° tappa) dove si segnala la presenza di originali conformazioni geologiche: si tratta di alcune tipiche “ondulazione” degli strati limoso-sabbiosi (Foto 17) che testimoniano una deposizione in ambiente sub-acqueo. Sempre nella parte più alta del terrazzo, in località Rompicollo, si riscontrano lenti limose di colore biancastro e giallo-avana, di origine lacustro-palustre, con fossili di vertebrati e frequenti resti vegetali. E’ dentro questi materiali che sono stati trovati resti di Elephas antiquus.
Alla base del Complesso dell’Aurelia compaiono Tufi avana-giallastri con pomici nerastre e Sabbie vulcaniche grigie: si tratta di materiale emesso dall’apparato di Latera, visibile lungo la stessa Via del Giardino, ovvero lungo la rampa di accesso alla S.S.Aurelia. Un altro bell’affioramento è visibile nel tratto più settentrionale della Strada della Macchia, la pista ciclabile che collega la Marina con Montalto. E’ evidente quindi che, anche 200 mila anni fa, i vulcani della zona erano attivi.
  Il prossimo mese giungeremo alla fine del nostro itinerario, che ci porterà sino all’attuale costa.

 
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Foto 14
 
 
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Figura 6
 
 
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Foto 15

 
 
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Foto 16
 
 
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Foto 17
 
 
 

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