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Riprendiamo il nostro itinerario geologico: la 7° tappa è
localizzata in prossimità de “l’Acquarella”, subito
dopo l’Agriturismo “le Cascine” (al Km 10 della S.P.
Castrense); anche se le azioni morfogenetiche hanno
modificato il paesaggio originario, è possibile localizzare
i relitti dell’antica linea di costa, che correva a quota di
circa 65 m s.l.m.; nella Foto 14
si intravede l’antica falesia, in corrispondenza delle
testate tufacee che si scorgono sulla sinistra (per chi
scende verso Montalto) della S.P. Castrense. Ci troviamo in
un periodo riferibile a circa 300 mila anni fa, quindi in
contemporanea con l’attività vulcanica ancora
particolarmente incisiva in quel tempo. Pensate un pò, per i
Caninesi, che vantaggio avere il mare così vicino! In realtà
non vi è traccia di alcun insediamento umano di questa età,
per cui penso che ben pochi abbiano tratto beneficio da
questa singolare condizione geografica. Comunque è bello
immaginare, dopo la curva dell’Acquarella, il paesaggio che
si presentava all’ipotetico viaggiatore del tempo: l’ampia
distesa del mare che sommergeva quegli stessi terreni che,
più tardi, avrebbero ospitato le Necropoli Etrusche della
Cuccumella e della Cuccumelletta! Se infatti avete modo di
visitare la Tomba François potreste accorgervi che,
scendendo lungo il dromos, si notano alternanze di strati
sabbiosi e arenacei, ricchi di materiale conchigliare che
testimoniano proprio l’antica presenza del mare.
Quando quest’ultimo si ritirò (a causa dell’avvento di una glaciazione
Quaternaria e del concomitante sollevamento tettonico della
costa, avvenuti circa 250 mila anni fa) lasciò dietro di sé
un’ampia superficie pianeggiante, che i geologi chiamano “spianata
1”: si tratta del terrazzo marino più alto in quota
della costa Viterbese. Nella Figura 6
questi terreni marini sono quelli colorati in verde.
Circa 200 mila anni fa, si verificò una nuova ingressione
marina, con la linea di costa che giunse attorno agli
attuali 45 m s.l.m., ovvero all’altezza delle Arcate di
Pontecchio (8° tappa). Anche in questo caso la morfologia
attuale non è molto d’aiuto, in quanto i corsi d’acqua hanno
avuto molto tempo a disposizione per rimodellare il
paesaggio.
Il successivo ritiro del mare, avvenuto circa 150 mila anni
fa, mise in luce un altro terrazzo marino (la “spianata 2”),
sul quale sorge l’abitato di Montalto di Castro. I terreni
depositati dal mare di quest’epoca sono stati accorpati nel
cosiddetto Complesso marino-continentale dell’Aurelia,
colorato in blu nella Figura 6:
si tratta di una formazione molto eterogenea, costituita da
fitte alternanze di limi e sabbie rossastre, argille
sabbiose ricche di fossili, limi grigi stratificati, tufiti
e piroclastiti; questi ultimi ci dicono che l’attività
vulcanica del centro di Latera era tutt’altro che estinta:
in effetti, se ricordate bene, il mese scorso parlavamo di
un’età dei Depositi vulcano-sedimentari di circa 200 mila
anni.
La parte sommitale della “spianata 2” è formata da Alternanze
di limi grigi stratificati e sabbie grigio-avana addensate.
Affioramenti tipici sono presenti alla base delle mura
civiche (9° tappa: Foto 15),
dove il grado di addensamento è talmente elevato da
conferire alla formazione un aspetto litoide, ed in località
Rompicollo (10° tappa: Foto 16),
all’altezza del costruendo Centro Anziani, dove l’erosione
ha messo a nudo le testate delle bancate sabbiose più
compatte, a stratificazione orizzontale. Proseguendo poi
verso Marina di Montalto potreste deviare verso Via del
Giardino (11° tappa) dove si segnala la presenza di
originali conformazioni geologiche: si tratta di alcune
tipiche “ondulazione” degli strati limoso-sabbiosi (Foto
17) che testimoniano una deposizione in ambiente
sub-acqueo. Sempre nella parte più alta del terrazzo, in
località Rompicollo, si riscontrano lenti limose di colore
biancastro e giallo-avana, di origine lacustro-palustre, con
fossili di vertebrati e frequenti resti vegetali. E’ dentro
questi materiali che sono stati trovati resti di Elephas
antiquus.
Alla base del Complesso dell’Aurelia compaiono Tufi
avana-giallastri con pomici nerastre e Sabbie vulcaniche
grigie: si tratta di materiale emesso dall’apparato di
Latera, visibile lungo la stessa Via del Giardino, ovvero
lungo la rampa di accesso alla S.S.Aurelia. Un altro bell’affioramento
è visibile nel tratto più settentrionale della Strada della
Macchia, la pista ciclabile che collega la Marina con
Montalto. E’ evidente quindi che, anche 200 mila anni fa, i
vulcani della zona erano attivi.
Il prossimo mese giungeremo alla fine del nostro itinerario,
che ci porterà sino all’attuale costa. |