Geologia

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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Un percorso nel tempo  7^ parte

Eccoci finalmente giunti al termine del nostro itinerario geologico.
Se proseguiamo il nostro cammino, sempre percorrendo la S.P. Castrense, ed usciamo per andare in direzione della Stazione Ferroviaria, lungo le rampe (Tappa n°12) possiamo verificare la presenza di terreni ghiaiosi, immersi in una matrice rossastra sabbiosa (Foto 18): si tratta di terreni lasciati dal mare circa 125.000 anni fa, conosciuti dai geologi come Sabbie e ghiaie ocra-rossastre e che affiorano al di sotto della quota assoluta dei 25-30 m s.l.m.; questo perché il mare, a quel tempo, non si era spinto al di sopra di questa altezza.
Vale la pena evidenziare che l’aspetto di questi terreni non è poi molto dissimile, a prima vista, da quello dei Conglomerati poligenici, che abbiamo incontrato all’inizio del nostro percorso geologico, all’altezza del Cimitero di Canino: in realtà questi sono stati deposti dal mare del Pliocene, la bellezza di circa 2 milioni di anni fa, mentre le Sabbie e ghiaie della Stazione di Montalto hanno un’età di poche centinaia di migliaia di anni.
All’interno delle Sabbie e ghiaie ocra-rossastre si possono trovare saltuariamente dei livelli calcarenitici più compatti di colore avana-biancastro (la cosiddetta “panchina”), visibili lungo il taglio ferroviario nei pressi del C.le Castellaccia. Vale la pena sottolineare che all’interno di questi terreni sono del tutto assenti materiali di origine vulcanica, per cui è lecito ipotizzare la cessazione dell’attività del centro di Latera.
Un bell’esempio della linea di costa di questo periodo è presente subito a valle della S.S. Aurelia, all’altezza dell’ex-polveriera (13° Tappa – Foto 19): ancora si nota l’incisione operata, su quelli che erano gli scogli dell’epoca, dalle onde marine: si tratta del cosiddetto “solco di battigia”. L’antica falesia è costituita da terreni appartenenti al Complesso marino-continentale dell’Aurelia, rappresentati in zona da strati argilloso-sabbiosi ricchissimi in fossili conchigliari (Cerastoderma), passanti verso il basso a ghiaiette ben cementate e sabbie bianco-avana.
In questo periodo le temperature medie erano superiori alle attuali, come testimoniato dalla presenza, all’interno della formazione sabbioso-ghiaiosa, di “ospiti caldi” (Strombus bubonius) dei quali abbiamo già parlato nella V parte dell’itinerario.
Dopo il suo ritiro, il mare lasciò dietro di sé un ulteriore superficie tabulare, la “spianata 3”, evidenziata in Fig. 7 dal colore rosa.
Tornando sulla S.P. Castrense e proseguendo verso la Marina di Montalto, dopo il bivio per la Stazione, ci accorgiamo della brusca rottura di pendio che raccorda la “spianata 3” con l’attuale piana costiera (in verde nella Fig. 7): praticamente scendiamo da quote di circa 20 m s.l.m. a 5 m s.l.m. All’interno della piana costiera predominano le Alluvioni recenti, deposte dal Fiume Fiora e dagli altri corsi d’acqua della zona, e Depositi lacustri-palustri, costituiti da lenti ghiaioso-sabbiose, limi argillosi e limi torbosi, sedimentatisi in piccoli bacini che si vennero a formare nel corso dell’ultima oscillazione marina.
Chiaramente le Sabbie costiere che bordano l’attuale linea di costa, ci parlano dell’evoluzione attuale, essendo il prodotto dell’odierna azione marina.
 

 
 
 

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Foto 18

 
 

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Foto 19


 
 

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Figura 7

 
 
 

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