Eccoci finalmente giunti al termine del nostro
itinerario geologico.
Se proseguiamo il nostro cammino,
sempre percorrendo la S.P. Castrense, ed usciamo per andare
in direzione della Stazione Ferroviaria, lungo le rampe
(Tappa n°12) possiamo verificare la presenza di terreni
ghiaiosi, immersi in una matrice rossastra sabbiosa (Foto
18): si tratta di terreni lasciati dal mare circa 125.000
anni fa, conosciuti dai geologi come Sabbie e ghiaie
ocra-rossastre e che affiorano al di sotto della quota
assoluta dei 25-30 m s.l.m.; questo perché il mare, a quel
tempo, non si era spinto al di sopra di questa altezza.
Vale
la pena evidenziare che l’aspetto di questi terreni non è
poi molto dissimile, a prima vista, da quello dei
Conglomerati poligenici, che abbiamo incontrato all’inizio
del nostro percorso geologico, all’altezza del Cimitero di
Canino: in realtà questi sono stati deposti dal mare del
Pliocene, la bellezza di circa 2 milioni di anni fa, mentre
le Sabbie e ghiaie della Stazione di Montalto hanno un’età
di poche centinaia di migliaia di anni.
All’interno delle Sabbie e ghiaie ocra-rossastre si possono
trovare saltuariamente dei livelli calcarenitici più
compatti di colore avana-biancastro (la cosiddetta
“panchina”), visibili lungo il taglio ferroviario nei pressi
del C.le Castellaccia. Vale la pena sottolineare che
all’interno di questi terreni sono del tutto assenti
materiali di origine vulcanica, per cui è lecito ipotizzare
la cessazione dell’attività del centro di Latera.
Un bell’esempio della linea di costa di questo periodo è
presente subito a valle della S.S. Aurelia, all’altezza
dell’ex-polveriera (13° Tappa – Foto 19): ancora si nota
l’incisione operata, su quelli che erano gli scogli
dell’epoca, dalle onde marine: si tratta del cosiddetto
“solco di battigia”. L’antica falesia è costituita da
terreni appartenenti al Complesso marino-continentale dell’Aurelia,
rappresentati in zona da strati argilloso-sabbiosi
ricchissimi in fossili conchigliari (Cerastoderma), passanti
verso il basso a ghiaiette ben cementate e sabbie
bianco-avana.
In questo periodo le temperature medie erano superiori alle
attuali, come testimoniato dalla presenza, all’interno della
formazione sabbioso-ghiaiosa, di “ospiti caldi” (Strombus
bubonius) dei quali abbiamo già parlato nella V parte
dell’itinerario.
Dopo il suo ritiro, il mare lasciò dietro di sé un ulteriore
superficie tabulare, la “spianata 3”, evidenziata in
Fig. 7
dal colore rosa.
Tornando sulla S.P. Castrense e proseguendo verso la Marina
di Montalto, dopo il bivio per la Stazione, ci accorgiamo
della brusca rottura di pendio che raccorda la “spianata 3”
con l’attuale piana costiera (in verde nella Fig. 7):
praticamente scendiamo da quote di circa 20 m s.l.m. a 5 m
s.l.m. All’interno della piana costiera predominano le
Alluvioni recenti, deposte dal Fiume Fiora e dagli altri
corsi d’acqua della zona, e Depositi lacustri-palustri,
costituiti da lenti ghiaioso-sabbiose, limi argillosi e limi
torbosi, sedimentatisi in piccoli bacini che si vennero a
formare nel corso dell’ultima oscillazione marina.
Chiaramente le Sabbie costiere che bordano l’attuale linea
di costa, ci parlano dell’evoluzione attuale, essendo il
prodotto dell’odierna azione marina.