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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Origine e struttura dei Monti di Canino

   Uno degli aspetti morfologici salienti del nostro territorio, ben visibile per chi scende dalle aree vulcaniche di Valentano o, viceversa, per chi sale dalle pianure costiere, è costituito senz’altro dall’imponente struttura orografica dei Monti di Canino (Foto 1). Personalmente ho sempre avuto la sensazione di intravedere, nel profilo di questi monti, il dorso di un gigantesco dinosauro che dorme, con la testa affossata sotto le imponenti coltri vulcaniche: è un’immagine alquanto pittoresca (Fig.1), ma che nasconde qualche verità, nel senso che, proprio nel periodo in cui si andavano formando i terreni che costituiscono l’ossatura dei Monti, in alcune zone d’Italia scorrazzavano effettivamente questi affascinanti animali. Un dubbio che però ancora rimane irrisolto è se i Monti siano radicati con il basamento regionale o se invece rappresentino una scaglia scollata, che "naviga" sopra terreni più recenti.
La struttura orografica è in realtà costituita da tre vette: da Nord-Ovest a Sud-Est si riconoscono il M.Doganella, che raggiunge i 430 m s.l.m., il M. Mezzana ed il M. Canino vero e proprio, che arriva a quota 435 m s.l.m. Nella Foto 1 il Monte Canino è quello posto più a destra di tutti.
Le rocce che costituiscono i Monti di Canino appartengono al Complesso carbonatico Meso-Cenozoico: si tratta di terreni molto più antichi delle rocce vulcaniche, che non abbiamo mai incontrato nel corso del nostro precedente itinerario geologico. Formazioni simili le troviamo molto lontano da Canino, sui Monti di Amelia, in Umbria, o sul Monte Soratte, vicino Civitacastellana.
Riguardo alle età ci troviamo in tutt’altro ambito, rispetto a quelle delle formazioni sinora trattate: si va infatti dai 200 milioni di anni del Calcare massiccio (depostosi durante un periodo geologico chiamato Lias inferiore) ai 50 milioni di anni degli Scisti Policromi (riferibile al Creta-Eocene). Queste datazioni sono state rese possibili grazie alla presenza di resti fossili, inglobati nelle rocce. Nel dettaglio si segnalano macrofossili come le Ammoniti (Foto 2) delle quali è possibile rilevare però solo le impronte all'interno del Calcare massiccio, o come la Posidonomya alpina, una conchiglia che presenta raramente grandi dimensioni e che è quindi visibile solo al microscopio, all'interno delle Marne a Posidonomya.
  La presenza di questo tipo di fossili ci dice chiaramente che l'ambiente di deposizione di queste rocce era marino, tipico di una scogliera corallina, come quelle che ora si sviluppano ai Tropici. Questo ambiente interessava nel Mesozoico gran parte dell'Italia, o meglio del margine settentrionale dell'antica costa africana, la stessa che ha fornito il “materiale di costruzione" delle Dolomiti. Con buona pace di Bossi & C. infatti, gran parte dell’Italia, almeno sino all’Alto Adige, può considerarsi come appartenente alla placca africana.
Ma come hanno fatto poi questi terreni, che crescevano al livello del mare, a sollevarsi così tanto da formare i rilievi montuosi ? Secondo la teoria delle placche, la più accreditata nel mondo scientifico, è stato lo scontro tra la zolla africana e quella europea, a determinare l’innalzamento e l’appilamento degli strati geologici, un po’ come fa una pala meccanica che, scoticando il terreno, crea una serie di zolle che si sovrappongono l’una sull’altra.
Questa compressione e disarticolazione delle rocce, rispetto alla loro posizione originaria, è testimoniata da una serie di faglie e di pieghe, presenti anche sui rilievi dei Monti di Canino. Lungo le prime (evidenziate in rosso nella Fig.1) si verifica tuttora la risalita di fluidi idrotermali, come le note fonti di Musignano; ciò è testimoniato, sul margine meridionale dei rilievi, in corrispondenza del Poggio Olivastro, dalla diffusa presenza di Travertini. Nella Foto 1 si intravede, al piede dei Monti, quello che resta del rilievo travertinoso, a seguito dell’intensa attività estrattiva. Questa roccia si deposita quando l’anidride carbonica contenuta nelle acque termali si libera, provocando la precipitazione dei Carbonati dapprima disciolti nelle acque in forma di Bicarbonato.
All’opposto, si possono verificare casi di dissoluzione delle rocce carbonatiche, provocata da acque piovane rese aggressive dalla presenza di anidride carbonica: è il processo che da’ vita al carsismo, ovvero alla formazione di reti caveali sotterranee che, nel caso dei Monti di Canino, si sviluppano dentro il Calcare massiccio. Si ha notizie di due grotte: la più imponente è stata rilevata dallo Speleo Club Roma e si trova in prossimità della vetta del M. Canino, sul versante settentrionale. E’ costituita da un pozzo iniziale di circa 15 m di profondità, a sezione ellittica (3,5 x 5 m), che giunge ad una galleria stretta, lunga 18 m. Al termine di questa si sviluppa poi un altro pozzo, che però non giunge sino alla superficie, alto 12 m, mentre a metà si trovano altri due pozzi, uno di 7 m di profondità, di minori dimensioni. In Fig.2 è riportata una sezione ed una pianta del sistema carsico rilevato.
 

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Foto 1


 

 

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Figura 1

 

 


 

 

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Foto 2

 
 
 
 
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Figura 2
 
 
 

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