Uno degli aspetti morfologici salienti del
nostro territorio, ben visibile per chi scende dalle aree
vulcaniche di Valentano o, viceversa, per chi sale dalle
pianure costiere, è costituito senz’altro dall’imponente
struttura orografica dei Monti di Canino (Foto 1).
Personalmente ho sempre avuto la sensazione di intravedere,
nel profilo di questi monti, il dorso di un gigantesco
dinosauro che dorme, con la testa affossata sotto le
imponenti coltri vulcaniche: è un’immagine alquanto
pittoresca (Fig.1), ma che
nasconde qualche verità, nel senso che, proprio nel periodo
in cui si andavano formando i terreni che costituiscono
l’ossatura dei Monti, in alcune zone d’Italia scorrazzavano
effettivamente questi affascinanti animali. Un dubbio che
però ancora rimane irrisolto è se i Monti siano radicati con
il basamento regionale o se invece rappresentino una scaglia
scollata, che "naviga" sopra terreni più recenti.
La struttura orografica è in realtà costituita da tre vette:
da Nord-Ovest a Sud-Est si riconoscono il M.Doganella, che
raggiunge i 430 m s.l.m., il M. Mezzana ed il M. Canino vero
e proprio, che arriva a quota 435 m s.l.m. Nella
Foto 1 il Monte Canino è quello
posto più a destra di tutti.
Le rocce che costituiscono i Monti di Canino appartengono al
Complesso carbonatico Meso-Cenozoico: si tratta di terreni
molto più antichi delle rocce vulcaniche, che non abbiamo
mai incontrato nel corso del nostro precedente itinerario
geologico. Formazioni simili le troviamo molto lontano da
Canino, sui Monti di Amelia, in Umbria, o sul Monte Soratte,
vicino Civitacastellana.
Riguardo alle età ci troviamo in tutt’altro ambito, rispetto
a quelle delle formazioni sinora trattate: si va infatti dai
200 milioni di anni del Calcare massiccio (depostosi
durante un periodo geologico chiamato Lias inferiore) ai 50
milioni di anni degli Scisti Policromi (riferibile al
Creta-Eocene). Queste datazioni sono state rese possibili
grazie alla presenza di resti fossili, inglobati nelle
rocce. Nel dettaglio si segnalano macrofossili come le
Ammoniti (Foto 2) delle
quali è possibile rilevare però solo le impronte all'interno
del Calcare massiccio, o come la Posidonomya alpina,
una conchiglia che presenta raramente grandi dimensioni e
che è quindi visibile solo al microscopio, all'interno delle
Marne a Posidonomya.
La presenza di questo tipo di fossili ci dice chiaramente che l'ambiente
di deposizione di queste rocce era marino, tipico di una
scogliera corallina, come quelle che ora si sviluppano ai
Tropici. Questo ambiente interessava nel Mesozoico gran
parte dell'Italia, o meglio del margine settentrionale
dell'antica costa africana, la stessa che ha fornito il
“materiale di costruzione" delle Dolomiti. Con buona pace di
Bossi & C. infatti, gran parte dell’Italia, almeno sino
all’Alto Adige, può considerarsi come appartenente alla
placca africana.
Ma come hanno fatto poi questi terreni, che crescevano al
livello del mare, a sollevarsi così tanto da formare i
rilievi montuosi ? Secondo la teoria delle placche, la più
accreditata nel mondo scientifico, è stato lo scontro tra la
zolla africana e quella europea, a determinare
l’innalzamento e l’appilamento degli strati geologici, un
po’ come fa una pala meccanica che, scoticando il terreno,
crea una serie di zolle che si sovrappongono l’una
sull’altra.
Questa compressione e disarticolazione delle rocce, rispetto
alla loro posizione originaria, è testimoniata da una serie
di faglie e di pieghe, presenti anche sui rilievi dei Monti
di Canino. Lungo le prime (evidenziate in rosso nella
Fig.1) si verifica tuttora la
risalita di fluidi idrotermali, come le note fonti di
Musignano; ciò è testimoniato, sul margine meridionale dei
rilievi, in corrispondenza del Poggio Olivastro, dalla
diffusa presenza di Travertini. Nella
Foto 1 si intravede, al piede
dei Monti, quello che resta del rilievo travertinoso, a
seguito dell’intensa attività estrattiva. Questa roccia si
deposita quando l’anidride carbonica contenuta nelle acque
termali si libera, provocando la precipitazione dei
Carbonati dapprima disciolti nelle acque in forma di
Bicarbonato.
All’opposto, si possono verificare casi di dissoluzione
delle rocce carbonatiche, provocata da acque piovane rese
aggressive dalla presenza di anidride carbonica: è il
processo che da’ vita al carsismo, ovvero alla formazione di
reti caveali sotterranee che, nel caso dei Monti di Canino,
si sviluppano dentro il Calcare massiccio. Si ha notizie di
due grotte: la più imponente è stata rilevata dallo Speleo
Club Roma e si trova in prossimità della vetta del M.
Canino, sul versante settentrionale. E’ costituita da un
pozzo iniziale di circa 15 m di profondità, a sezione
ellittica (3,5 x 5 m), che giunge ad una galleria stretta,
lunga 18 m. Al termine di questa si sviluppa poi un altro
pozzo, che però non giunge sino alla superficie, alto 12 m,
mentre a metà si trovano altri due pozzi, uno di 7 m di
profondità, di minori dimensioni. In Fig.2
è riportata una sezione ed una pianta del sistema carsico
rilevato.
|
|
|

Foto 1 |
|
|
| |
|

Figura 1 |
| |
|
|
|
|
| |
|

Foto 2 |
| |
| |
| |
| |

Figura 2 |
|