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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Il terremoto nel litorale laziale del 22 agosto

  L’evento del 22 Agosto scorso ci da possibilità di tornare a parlare di terremoti, tsunami e “rischio tsunami”; per carità, siamo ben lontani dal catastrofico evento dell’anno scorso che ha sconvolto il Sud-Est Asiatico, ma la scossa registrata sul litorale Laziale ci rammenta, come già spiegavo nel mio intervento del Gennaio scorso, che ci troviamo comunque in un’area sismica, influenzata non solo dall’intensa attività tellurica dell’Appennino, ma anche da quella, più nascosta e fortunatamente più debole, che ha luogo al largo del Mar Tirreno.
  Veniamo ai dati, che potete raccogliere visitando il sito dell’I.N.G.V. (www.ingv.it) curato da Patrizia Battelli (sito dal quale ho preso tutte le figure allegate all’articolo): l’epicentro del terremoto è stato localizzato tra Anzio e Lavinio (Fig. 1), nelle vicinanze di un altro evento, di stesse caratteristiche, che si verificò nell’Ottobre del 1919. La magnitudo è stata pari a 4.5. In Fig. 2 è riportata la registrazione sismometrica relativa alla stazione dell’I.N.G.V. di Roma: il primo arrivo è indicato dalla lettera P, mentre con la lettera S è stata evidenziata la fase più critica, dove i risentimenti sono stati maggiori.
Il terremoto è stato generato da una faglia di dimensioni comprese fra 1 e 2 Km, che ha provocato un movimento di tipo “trascorrente” (con questo termine si indicano movimenti che avvengono lateralmente tra due blocchi crostali, senza alcun sollevamento o abbassamento dell’uno rispetto all’altro), con conseguente spostamento di alcuni centimetri.
Ma perché questo terremoto non ha fortunatamente provocato maremoti ?
Prima di tutto dobbiamo tener presente la minore energia di questo evento rispetto a quello del Dicembre scorso: 4,5 contro 9 e, siccome la scala delle magnitudo è esponenziale, è come dire che l’ultimo terremoto ha avuto all’incirca un’energia 10.000 volte minore di quello asiatico ! Di norma per generare uno tsunami il terremoto deve avere una magnitudo superiore a 7, ovvero interessare una faglia di lunghezza superiori ai 40 Km (infatti l’energia di un terremoto è direttamente proporzionale alla lunghezza della faglia che lo genera).
Un’altra fondamentale differenza tra i due eventi risiede nella profondità ipocentrale: affinché via sia un marcato spostamento del fondale marino, tale da indurre l’onda anomala, il terremoto deve generarsi a profondità che non superino i 30 Km. Fortunatamente nel Tirreno abbiamo a che fare con ipocentri ben più profondi.
  In Fig.3 è riportato il cosiddetto “Campo macrosismico” dell’evento: si tratta di una elaborazione cartografica che ci fa capire come il sisma sia stato effettivamente avvertito dalla popolazione. Per tale motivo essa si basa sulla Scala Mercalli che, a differenza della Richter fornisce, tramite l’Intensità macrosismica e non la Magnitudo, un’idea dell’entità della scossa. Da essa si deduce come l’evento tellurico sia stato di lieve entità, visto che, al massimo, ha dato luogo ad effetti riconducibili al VI grado Mercalli.
 
 


Fig. 1

 


 


Fig. 2


 

 


Fig. 3

 
 
 

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