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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Il Fiume Fiora (Prima Parte)

  Iniziamo con questa puntata un nuovo percorso geologico-naturalistico, che ha come tema uno dei maggiori corsi d’acqua della nostra Provincia: il Fiume Fiora.
Per capire un pò quale sia la sua importanza nel contesto territoriale, è sufficiente tener a mente la ragguardevole lunghezza, che dalle sorgenti alla foce raggiunge i 60 Km, e l’estensione del suo bacino imbrifero, pari a ben 825 Kmq. Con quest’ultimo termine si indica la porzione di territorio che alimenta, attraverso le acque ruscellanti, il Fiume stesso: praticamente tutte le acque piovane che cadono all’interno di questa area vanno a finire, prima o poi, nell’alveo del corso d’acqua.
In Fig.1 ho schematizzato gli elementi principali del bacino imbrifero. Balza subito agli occhi il fatto che esso si sviluppa all’incirca per metà in Toscana e per metà nel Lazio, inglobando importanti centri abitati, come Santa Fiora, Sorano, Pitigliano, Latera, Ischia di Castro, Farnese, Valentano, Cellere, Montalto di Castro e, ovviamente, Canino. Tutti questi centri avrebbero quindi validissimi motivi per sentirsi legati, essendo accomunati da un importante fattore geografico e concorrendo allo stesso modo alla vita ed alla salvaguardia di questa importante risorsa naturale.

  Le sorgenti del Fiora scaturiscono presso l’abitato di Santa Fiora (Foto 1), alle pendici del Monte Amiata. Quest’ultimo è un rilievo di origine vulcanica, molto più antico delle manifestazioni sin ora incontrate nel corso delle nostre escursioni geologiche: si parla infatti di rocce che si sono formate nel Pliocene, circa 2 milioni di anni fa. In dettaglio si tratta di rocce di natura ignimbritica (sul significato dei termini si rimanda alla puntata del Maggio 2004) all’interno delle quali le acque hanno modo di viaggiare attraverso il fitto reticolo di fessure che intersecano in maniera più o meno discontinua il banco vulcanico.
Grazie ai tempi relativamente brevi di transito, unitamente alla natura “acida” delle formazioni acquifere, le acque assumono caratteri spiccatamente oligominerali: infatti, come accennato nel capitolo sulle acque termali di Musignano, terreni di questa natura vengono difficilmente aggrediti dalle acque, le quali non riescono a strappare molti elementi chimici: è così che alle sorgenti del Fiora, si registrano valori di Salinità totale molto bassi, compresi fra 86 e 90 mg/l. Come termine di paragone si consideri che una delle più reclamizzate acque oligominerali italiane ne ha 75. Anche la Durezza totale è bassissima, appena 2,5°F. E’ proprio quindi il caso di dire che il Fiora trae origine da fonti di tutto rispetto, di ottima qualità, direttamente alimentate dai circuiti idrici del Monte Amiata.
  Le sorgenti di Santa Fiora in realtà sono quattro: Peschiera, Carolina, Galleria bassa e Galleria nuova; solo la prima alimenta direttamente il Fiora, mentre le altre tre sono tutte captate per usi idropotabili. La portata complessiva è enorme: si tratta di valori compresi fra 900 e 1000 l/s ! La Peschiera rappresenta solo una parte di questo deflusso, pari all’incirca a 100-200 l/s e scaturisce proprio all’interno dell’abitato di Santa Fiora (Foto 2), ad una quota di circa 645 m s.l.m., al contatto tra le suddette rocce ignimbritiche (in arancio nella Fig.1) ed il Complesso dei Flysch (praticamente gli stessi che affiorano alle pendici del Monte Canino), pressocché impermeabile (in tonalità verde).
Quest’ultimo è il terreno affiorante lungo il corso del Fiume, almeno sino all’altezza di Sorano, fatta eccezione per una sporadica comparsa di terreni argillosi Miocenico-Pliocenici (in giallo); si tratta in ogni caso di formazioni dotate di bassissima permeabilità, tanto che si può senz’altro asserire che lungo tutto questo tratto, il Fiume non riceve apporti laterali dalle falde sotterranee: vive praticamente solo e unicamente grazie alle copiose portate sorgive ed alle piogge che cadono sul bacino imbrifero.
  Va segnalata, lungo gran parte di questo tratto impermeabile, la comparsa delle Alluvioni (in celeste), ovvero di materiale relativamente più permeabile, costituito da strati ora ghiaiosi ora limosi, che il Fiume si è “creato” da sè, erodendo e smantellando le rocce affioranti all’interno del suo bacino idrografico, tant’è che molto spesso la natura dei ciottoli è facilmente riconducibile a quella delle rocce affioranti più a monte.
Ad una distanza di circa 20 Km dalle sorgenti, grossomodo all’altezza di Pitigliano, dopo aver percorso un tratto tutto sommato abbastanza rettilineo, ecco che il Fiora devia bruscamente, quasi ad angolo retto, verso Ovest. E questo dopo aver lambito, per pochi Km, gli imponenti espandimenti ignimbritici dell’apparato di Latera (in marrone). C’è un motivo in tutto questo ? Perché il Fiume non ha proseguito il suo percorso in linea retta ?
La risposta alla prossima puntata !

 
 



Fig. 1

 


 



Foto 1


 

 



Foto 2

 
 
 

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