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Il Museo geofisico di Rocca di Papa
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Prima di riprendere il discorso
sul Fiume Fiora, interrotto qualche mese
fa, volevo segnalarvi il Museo Geofisico
di Rocca di Papa. Tenuto conto che la
distanza da Canino non è eccessiva,
penso valga la pena prendere in
considerazione l’opportunità di farsi
una gita a questo caratteristico borgo
dei Castelli Romani, situato al centro
dei Colli Albani. All’interno del Museo
sono installate macchine ludiche,
strumentazioni, etc. che rendono molto
interessante la visita anche da parte di
comitive scolastiche (sono infatti
previste anche visite guidate di
gruppo).
Partendo dal terrazzo, che offre una suggestiva panoramica che spazia dai
Colli Albani sino a Roma, fino a
giungere al Mar Tirreno, si affronta un
tema oramai più che familiare per i
frequentatori della nostra rubrica:
l’evoluzione geologica del vulcanismo
Albano, spiegata attraverso un plastico
ed una serie di campioni di rocce.
Dobbiamo tener presente che ci troviamo
all’interno del dominio vulcanico più
recente del Lazio, che esplicò la sua
attività dopo quello di Latera e di
Vico: pensate che proprio in queste zone
sono state datate colate laviche che
hanno poche migliaia di anni !
Tra i macchinari esposti all’interno del
Museo, i sismografi sono indubbiamente i
più importanti: non per niente esso ha
sede all’interno di un Osservatorio
Geodinamico dell’Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia. Per
comprendere la vitale importanza che
questi strumenti rivestono per gli
studiosi delle Scienze della Terra, va
tenuto a mente che tutte le ipotesi
sulla struttura interna della Terra, si
avvalgono dei dati strumentali dedotti
dalla Sismologia: grazie allo studio
della propagazione delle varie onde
sismiche, generate dai terremoti, i
geologi ed i geofisici sono stati in
grado di comprendere la natura della
crosta terrestre, del sottostante
mantello, sino a giungere al nucleo.
Questo perché le onde sismiche
presentano velocità di propagazione che
sono intimamente connesse alla densità
delle rocce attraversate.
Tra questi eccezionali strumenti il Museo presenta il sismografo
elettro-meccanico “Galitzin” (Foto
1): si tratta di
un’apparecchiatura che fa comprendere in
maniera efficace il funzionamento di una
stazione sismica. In estrema sintesi il
tutto funziona in questo modo: allorché
un’onda sismica proveniente da un
terremoto, raggiunge il nostro
Osservatorio, si imprime un’oscillazione
ad una coppia di bobine ancorate ad una
massa inerziale; poiché esse sono
immerse in un campo elettromagnetico
costante, quando si muovono producono
una corrente indotta, tanto più intensa
quanto più è ampia l’oscillazione
prodotta dal sisma. Tramite poi un
galvanometro, l’intensità di corrente
viene trasformata in spostamento, sino a
produrre il famoso “sismogramma”, ovvero
la traccia scritta del terremoto. Un
esempio di sismogramma è visibile alla
puntata sul maremoto asiatico (Gennaio
2005).
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Foto 1
Il sismografo elettro-meccanico “Galitzin” |
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Foto 2
Il sismografo
di Emil
Wiechert |
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Foto 3
Il sismografo di Ishimoto |
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Foto 4
Il sismoscopio di Vicentini |
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Foto 5
Il teodolite magnetico |
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Foto 6
L’induttore terrestre |
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Foto 7
Una stazione meteorologica |
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Sono poi esposti altri tipi di sismografi: quello progettato
all’inizio del XX secolo da Emil Wiechert (Foto
2), che permetteva la
registrazione di terremoti vicini, che inducevano
periodi molto ampi, difficilmente misurabili con le
precedenti apparecchiature. Un altro tipo di
sismografo è quello di Ishimoto (Foto
3), ideato nel 1933, di
dimensioni e peso più modeste rispetto al
precedente.
Anche gli scienziati italiani hanno però fatto la
loro parte: è infatti esposto il sismoscopio di
Vicentini (Foto 4), progettato nel lontano 1903,
adatto alla registrazione di eventi tellurici
relativamente vicini, visto che la strumentazione
non consentiva grosse amplificazioni di segnale.
Un altro importante contributo allo studio della struttura interna della
Terra è stato fornito dal Magnetismo: l’ipotesi che
il nucleo terrestre sia costituito da Ferro, deriva
dal fatto che sin dall’antichità l’Uomo si è reso
conto dell’esistenza di un campo magnetico naturale,
rilevabile semplicemente con l’ago di una bussola.
Al Museo sono invece esposti strumenti più
sofisticati, che sono in grado di misurare
l’intensità del campo magnetico terrestre, oltre ad
altri importanti parametri. Fra questi è presente il
“teodolite magnetico” (Foto 5) e “l’induttore
terrestre” (Foto 6).
Associato a questo tema vi è quello del
Paleomagnetismo, con l’esposizione di campioni di
rocce che mostrano le variazioni temporali del campo
geomagnetico. Ciò avviene grazie alla proprietà che
hanno i minerali ferromagnetici, contenuti nelle
rocce vulcaniche, di memorizzare l’orientazione del
campo magnetico terrestre presente al momento del
raffreddamento della roccia che li contiene.
In base a tali studi si è visto che il campo
magnetico terrestre si inverte periodicamente, nel
senso che il Polo Nord diventa Polo Sud e viceversa.
Una cosa affascinante è che siamo ormai in attesa di
una nuova inversione di polarità, visto che è oramai
passato molto tempo dall’ultima delle variazioni.
Il Museo offre poi altre strumentazioni, come una
stazione meteorologica (Foto7).
Informazioni su orari e visite sono disponibili sul
sito
www.museoroccadipapa.com. |
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