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Basti pensare che l’aumento già registrato (attenzione,
parliamo di meno di 1°C) sta già provocando (attenzione, parliamo di effetti già
verificati e non di previsioni future):
1)
la riduzione delle calotte polari (secondo alcuni studiosi, entro 50 anni
non vi sarà più ghiaccio al Polo Nord nei mesi estivi!),
2)
dei ghiacciai montani (l’80% hanno iniziato a sciogliersi),
3)
aumento di intensità e durata degli uragani, a causa del riscaldamento
degli strati più superficiali degli oceani,
4)
innalzamento del livello marino (3 mm all’anno), per cui milioni di
persone che vivono sulle coste avranno sicuramente problemi in futuro,
5)
aumento (sino a 5 volte) della frequenza dei fenomeni alluvionali
(effetto verificato sulla nostra pelle, vedi alluvioni del Marta),
6)
diminuzione delle precipitazioni in molte parti del mondo (tra le quali
l’Italia, vedi Fig.4, dove si registra una diminuzione del 20 % !),
7)
riduzione delle barriere coralline, a causa dell’aumento di acidità delle
acque oceaniche.
Per non parlare poi dei rischi
che corre il complesso sistema delle correnti oceaniche che regolano il clima
planetario, come la Corrente del Golfo, sistema che praticamente regola la vita
sul Pianeta a partire dall’ultima glaciazione, avvenuta 10.000 anni fa. A questo
si accompagna poi il fatto che cambiamenti climatici troppo repentini non
possono essere assorbiti dalle specie viventi: che facciamo, ci trasferiamo
tutti verso il Nord Europa per poter continuare a vivere come abbiamo fatto
finora ? Insomma, vogliamo davvero essere gli artefici di questo disastro
ambientale ? Non sarà il caso di porre qualche rimedio ?
Certo il tema è quantomai
complesso, visto che influisce pesantemente sull’economia globale, sullo
sviluppo degli Stati industrializzati e di quelli emergenti. Prova ne è il fatto
che il famigerato “Protocollo di Kyoto”, con il quale si volevano ridurre di
un’entità risibile (il 5,2 %) le emissioni di anidride carbonica non è stato
ratificato dagli Stati Uniti. Mettiamoci pure il fatto che noi Italiani, tra i
primi firmatari, invece di ridurre le emissioni, come promesso, le abbiamo
aumentate del 12 %, ed ecco ceh la situazione sembra avviarsi verso un punto di
non ritorno. E’ ovvio che, se i problemi per arrestare le emissioni dei gas
serra sono così insormontabili, immaginate un po’ se volessimo addirittura
ridurre le stesse. Si tratta di mettere in pratica un mix di interventi che
potranno avere successo solo se saranno avviati contemporaneamente: ovviamente
bisognerà investire sempre più sull’uso delle fonti energetiche alternative,
sulla realizzazione di veicoli più efficienti, caratterizzati da consumi sempre
più ridotti, così come sulla costruzione di case che abbiano meno dispersione di
energia, che siano più razionali. Oltre naturalmente alls riduzione sostanziale
della deforestazione ed all’energico impianto di nuove foreste.
Certamente si tratta di
interventi che richiedono ingenti investimenti e tempi di realizzazione talvolta
lunghi. Esiste però un’altra arma che potrebbe contribuire incisivamente alla
riduzione dell’effetto serra, ed in tempi anche relativamente brevi: il
confinamento geologico dell’anidride carbonica. Il prossimo mese vedremo di che
si tratta e, sorpresa, come il nostro territorio sia coinvolto direttamente con
questo tipo di ricerca. |