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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Il confinamento geologico dell’anidride carbonica: un possibile rimedio per la riduzione dell’effetto serra (Prima parte)

E’ trascorso un bel po’ di tempo dal mio ultimo intervento sul sito; ricordate ? Parlavamo della riduzione delle piovostà e dell’aumento delle temperature. Inutile dire che anche le previsioni più pessimistiche si sono avverate: questo 2007 è iniziato in maniera quanto mai bizzarra, per cui siamo tutti coscienti che qualcosa di strano sta succedendo al nostro Pianeta. Ormai tutti gli scienziati sono concordi sulla necessità di intervenire sulla mitigazione dell’effetto serra, il quale provoca l’anomalo innalzamento delle temperature e modificazioni devastanti sul regime pluviometrico.

Solo per darvi qualche idea vi allego due figure tratte dal sito www.ipcc.ch. Si tratta dello studio condotto dal Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici promosso dalle Nazioni Unite.

La Fig.1 riporta le variazioni di temperatura verificate a livello mondiale, nel corso del periodo 1976-2000: per rimanere in territorio italiano, si nota un incremento di 0,6°C, un valore tutt’altro che trascurabile, soprattutto se consideriamo che è avvenuto in soli 25 anni. Per darvi un’idea di quanto tale processo sia stato accelerato dall’attività umana, in Fig.2 potete seguire le variazioni di temperatura globali riferite agli ultimi 140 anni (in alto) ed agli ultimi 1000 anni (in basso). Vi chiederete: “Ma chi si è preso la briga di misurare la temperatura dell’aria, a partire addirittura dall’anno 1000 ?”. Gli scienziati hanno trovato uno stratagemma, in quanto riescono a stimare le temperature del passato grazie all’analisi delle carote di ghiaccio raccolte nelle perforazioni profonde dell’Antartide. Questi dati sono indicati dalla linea blu, mentre quelli sperimentali, effettivamente misurati con tanto di termometro, sono riportati con la linea rossa: spero che a nessuno venga in mente di mettere in dubbio il progressivo ed inarrestabile incremento delle temperature, a partire dagli inizi del Novecento, in concomitanza cioè dell’avvio dell’Era industriale. Ancora più allarmante è l’impennata che si verifica a partire dal 1980.

L’aumento è dovuto all’utilizzo dei combustibili fossili, in quanto, bruciando petrolio, carbone o metano per produrre energia, stiamo immettendo grossi quantitativi di anidride carbonica (il più importante dei gas serra).

Se poi allunghiamo la scala temporale del grafico, tentando cioè di fare delle proiezioni sul futuro (Fig.3) c’è da mettersi le mani nei capelli ! Anche sulla base delle previsioni più ottimistiche, se non facciamo subito qualcosa, dovremmo attenderci, entro il 2100, un aumento globale di ben 2°C !

Ci potrebbe essere qualche scellerato che potrebbe dire:”Ma in fondo, se ci troveremo con temperature più alte, in futuro, di appena 2°C, che ce ne importa ? I nostri nipoti risparmieranno sul riscaldamento di casa !”. Il problema è che il sistema Terra non sarà probabilmente in grado di assorbire un colpo del genere. O meglio, il Pianeta, statene certi, si difenderà: il punto è che lo farà scontare a noi, così come è avvenuto per tutte le specie animali che si sono estinte nel corso delle Ere geologiche, a seguito di repentine variazioni climatiche.



 





 

Figura 1
Variazioni di temperatura a livello globale dal 1976 al 2000

Figura 2
Variazioni di temperatura globali riferite agli ultimi 140 anni (in alto) ed agli ultimi 1000 anni (in basso)
  Basti pensare che l’aumento già registrato (attenzione, parliamo di meno di 1°C) sta già provocando (attenzione, parliamo di effetti già verificati e non di previsioni future):

1)      la riduzione delle calotte polari (secondo alcuni studiosi, entro 50 anni non vi sarà più ghiaccio al Polo Nord nei mesi estivi!),

2)      dei ghiacciai montani (l’80% hanno iniziato a sciogliersi),  

3)      aumento di intensità e durata degli uragani, a causa del riscaldamento degli strati più superficiali degli oceani,

4)      innalzamento del livello marino (3 mm all’anno), per cui milioni di persone che vivono sulle coste avranno sicuramente problemi in futuro,

5)      aumento (sino a 5 volte) della frequenza dei fenomeni alluvionali (effetto verificato sulla nostra pelle, vedi alluvioni del Marta),

6)      diminuzione delle precipitazioni in molte parti del mondo (tra le quali l’Italia, vedi Fig.4, dove si registra una diminuzione del 20 % !),

7)      riduzione delle barriere coralline, a causa dell’aumento di acidità delle acque oceaniche.

Per non parlare poi dei rischi che corre il complesso sistema delle correnti oceaniche che regolano il clima planetario, come la Corrente del Golfo, sistema che praticamente regola la vita sul Pianeta a partire dall’ultima glaciazione, avvenuta 10.000 anni fa. A questo si accompagna poi il fatto che cambiamenti climatici troppo repentini non possono essere assorbiti dalle specie viventi: che facciamo, ci trasferiamo tutti verso il Nord Europa per poter continuare a vivere come abbiamo fatto finora ? Insomma, vogliamo davvero essere gli artefici di questo disastro ambientale ? Non sarà il caso di porre qualche rimedio ?

Certo il tema è quantomai complesso, visto che influisce pesantemente sull’economia globale, sullo sviluppo degli Stati industrializzati e di quelli emergenti. Prova ne è il fatto che il famigerato “Protocollo di Kyoto”, con il quale si volevano ridurre di un’entità risibile (il 5,2 %) le emissioni di anidride carbonica non è stato ratificato dagli Stati Uniti. Mettiamoci pure il fatto che noi Italiani, tra i primi firmatari, invece di ridurre le emissioni, come promesso, le abbiamo aumentate del 12 %, ed ecco ceh la situazione sembra avviarsi verso un punto di non ritorno. E’ ovvio che, se i problemi per arrestare le emissioni dei gas serra sono così insormontabili, immaginate un po’ se volessimo addirittura ridurre le stesse. Si tratta di mettere in pratica un mix di interventi che potranno avere successo solo se saranno avviati contemporaneamente: ovviamente bisognerà investire sempre più sull’uso delle fonti energetiche alternative, sulla realizzazione di veicoli più efficienti, caratterizzati da consumi sempre più ridotti, così come sulla costruzione di case che abbiano meno dispersione di energia, che siano più razionali. Oltre naturalmente alls riduzione sostanziale della deforestazione ed all’energico impianto di nuove foreste.

Certamente si tratta di interventi che richiedono ingenti investimenti e tempi di realizzazione talvolta lunghi. Esiste però un’altra arma che potrebbe contribuire incisivamente alla riduzione dell’effetto serra, ed in tempi anche relativamente brevi: il confinamento geologico dell’anidride carbonica. Il prossimo mese vedremo di che si tratta e, sorpresa, come il nostro territorio sia coinvolto direttamente con questo tipo di ricerca. 

Figura 3

Proiezioni future sul riscaldamento del pianeta

 

Figura 4

Variazione delle precipitazioni a livello globale dal 1900 al 2000

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