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Rubrica di Geologia a cura di Antonio Menghini

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Il confinamento geologico dell’anidride carbonica: un possibile rimedio per la riduzione dell’effetto serra (Seconda parte)

 

Il mese passato avevamo iniziato il discorso del confinamento geologico dell’anidride carbonica, probabilmente uno dei futuri rimedi per la riduzione dell’effetto serra. Si tratta infatti di una tecnologia che avrebbe un effetto “diretto” e soprattutto “immediato”: invece di cercare di ridurre l’immissione nell’atmosfera dell’Anidride Carbonica, riduzione che potrà avvenire solo in tempi molto lunghi (nell’ordine dei decenni) e con inevitabili ripercussioni sull’attività economica dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo, si agisce in maniera attiva, eliminando i gas serra grazie ad un vero e proprio processo di sequestro. Infatti, una volta che le emissioni sono state raccolte in corrispondenza delle principali attività industriali, fonti di inquinamento, possono essere reiniettate, dopo aver compresso i gas sino a renderli pressoché liquidi, in depositi geologici profondi. Si tratta d’altronde di un processo che può considerarsi in tutto e per tutto naturale, visto che esistono depositi che hanno intrappolato per milioni di anni idrocarburi, tanto in forma liquida (petrolio) che gassosa (metano). In effetti uno dei serbatoi naturali più indicati per reiniettare l’Anidride Carbonica, è proprio il classico giacimento di petrolio esaurito: se è stato in grado di contenere per tantissimo tempo gli idrocarburi gassosi, perché non doovrebbe essere in grado di intrappolare anche i gas serra ?

Talvolta poi l’immissione dei gas può addirittura favorire un ulteriore sfruttamento del giacimento, in quanto la porzione residua del giacimento rimane più difficoltosa da estrarre. Questa sorta di stimolazione finalizzata ad estrarre sino all’ultima goccia dell’oro nero, viene di norma realizzata mediante l’immissione di acqua.

Altri siti potenzialmente idonei ad immagazzinare l’Anidride Carbonica, sono i depositi sotterranei di Carbone; anche qui l’operazione può produrre dei vantaggi economici aggiuntivi, in quanto la CO2 va a sostitursi al metano contenuto nella matrice del Carbone, liberandolo: è così che il giacimento carbonifero può diventare una fonte di gas naturale.

Una terza possibilità è offerta dai depositi sabbioso-arenacei profondi, saturati dai fluidi salati.

La Fig.1 mostra in maniera efficace le varie opzioni di immagazzinamento:

1)      reiniezione in giacimenti esauriti di gas e petrolio

2)      utilizzo per il recupero assistito di giacimenti in via di esaurimento

3)      sequestro in formazioni saline profonde

4)      utilizzo per incrementare il recupero di metano da giacimenti carboniferi.

A dimostrazione del fatto che si tratta di una tecnologia già alla nostra portata, e non di una soluzione fantascientifica, tenete conto che tale processo è già attivo in diverse zone del Mondo.

Ad esempio, nel Mare del Nord, la più grande compagnia petrolifera norvegese (la Statoil), ha dato vita al Progetto Sleipner (Foto 1 e 2). Maggiori in formazioni sulle attività riguardo al sequestro della CO2 le trovate visitando il sito www.statoil.com/statoilcom/svg00990.nsf. Se poi clicckate su www.statoil.com/statoilcom/svg00990.nsf/web/sleipneren?opendocument, potete vedere l’animazione che mostra come avviene il tutto: il gas estratto da questo giacimento naturale, uno dei più estesi del mare del Nord, viene sottoposto ad un trattamento che abbatte la quantità di CO2 in eccesso, per poi essere reiniettato ad 800 m di profondità, all’interno di una formazione geologica che contiene fluidi salini.



 





 

Figura 1 (opzioni di immagazzinamento geologico della CO2)
 

Figura 2 (siti idonei all'imagazzinamento geologico della CO2)
 
 

Pensate un po’: questo processo avviene sin dal 1996, e grazie ad esso le emissioni di Anidride Carbonica della Norvegia sono state abbattute del 3 %. Praticamente sono state tolte dall’atmosfera qualcosa come 1 milione di tonnellate di CO2 all’anno !

Ovviamente affinché il processo incida realmente sulla riduzione a livello globale, occorrerebbero molti di tali progetti, nell’ordine di diverse migliaia. La Fig.2 mostra quali sono i siti potenzialmente più idonei dove realizzare l’immagazzinamento geologico: quelle in blu sono le aree migliori e, come vedete, sono sparse su zone molto vaste del Globo.

L’Italia si sta muovendo in tale direzione, grazie al progetto CO2 GeoNet, il network europeo di eccellenza che la Comunità Europea sta finanziando per il quinquennio 2004-2009; ne fanno parte enti di ricerca di 7 Paesi (oltre all’Italia, il Regno Unito, la Norvegia, la Francia, l’Olanda, la Danimarca e la Germania). Lo scopo è quello di studiare meglio i meccanismi fisico-chimici che si instaurano durante l’immissione dei gas nel sottosuolo. In particolare, l’Università di Roma “La Sapienza” e l’Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, stanno portando avanti delle indagini geofisiche, mineralogiche e geochimiche, su due siti dove le fuoriuscite di CO2 avvengono naturalmente: Ciampino e Latera. Nels econdo caso, ho avuto il piacere di prender parte, seguendo alcuni laureandi in Scienze Ambientali dell’Università della Tuscia di Viterbo, ad alcune attività sul campo finalizzate a tale tipo di ricerca: se clicckate su www.stega.it/pub/GPR.pdf, potete scaricarvi (se avete il programma Acrobat Reader) il lavoro che ho svolto insieme all’Università di Roma e che abbiamo presentato ad un Convegno in Olanda.

In particolare si vuole capire quali sono i meccanismi di migrazione, le vie preferenziali ed i tempi di trasporto dei gas, quali strutture geologiche possono favorire l’immissione, e così via.

Purtroppo, a parte questa iniziativa, non esistono progetti nazionali in corso di realizzazione, tant’è che l’Italia ha accumulato un ritardo spaventoso, di almeno 10 anni, rispetto alle altre nazioni europee. E visto che immettiamo nell’atmosfera la bellezza di 150 milioni di tonnellate all’anno di CO2, sarebbe proprio il caso di darsi da fare.

 

Piattaforme della compagnia norvegese Statoil (progetto Sleipner)

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