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A tavola con i poveri |
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Antiche ricette di sussistenza delle plebi della Tuscia |
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Vai a parte: 1 |
3 |
Parte
Seconda |
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di
Rosalba De Francesco |
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Pasta e Ceci
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| Pasta e Ceci |
Oggi i ceci non sono granché utilizzati, neanche da chi abitualmente
consuma legumi. Le ragioni sono varie, non ultima la
digeribilità: non è come vedremo, una loro qualità
preminente. Tuttavia vi è almeno un giorno dell’anno
nel quale tutti nella Tuscia mangiano un piatto di
ceci: la vigilia di Natale. Costituiscono infatti
una portata irrinunciabile del cenone di magro e
bisogna mangiarli “almeno per devozione”,
come le mamme dicono ai riluttanti bambini. Vi è un
altro modo di dire, molto diffuso, inerente il
nostro legume: “me rivengono su le cece de Natale”
(o simili), il che la dice lunga sia sulla loro
collocazione prettamente natalizia, sia sulla loro “leggerezza”.
In passato ovviamente non era così, e una bannella
di ceci affiancava sempre nella modesta dispensa dei
poveri quella dei fagioli.
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| Ingredienti |
• duecento grammi di ceci (preventivamente messi a
bagno per un intero giorno, per farli ammorbidire)
• duecento grammi di fettuccine (o altra pasta
preferita)
• alcuni spicchi d'aglio
• salsa di pomodoro
• rosmarino tritato
• olio extravergine d'oliva
• sale
• pepe
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| Preparazione |
Fate soffriggere tre spicchi d'aglio e mezzo
bicchiere di olio. Aggiungete poi i ceci,
lasciandoli insaporire, quindi sale, pepe e
rosmarino tritato. Coprite il tutto con acqua e
lasciate cuocere tranquillamente per tre o quattro
ore.
Soffriggere a parte in mezzo bicchiere di olio altri
tre spicchi d'aglio con alcune cucchiaiate di salsa
di pomodoro e naturalmente sale. Versateci poi i
ceci come preparati e aggiungere la pasta. A cottura
ultimata versate l’impasto in scodelle, spolverando
con pepe e condendo con olio extravergine d'oliva.
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| Vai a parte: 1 |
3 |
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