A tavola con i poveri

Antiche ricette di sussistenza delle plebi della Tuscia


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di Rosalba De Francesco

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Pasta e Ceci

Pasta e Ceci

  Oggi i ceci non sono granché utilizzati, neanche da chi abitualmente consuma legumi. Le ragioni sono varie, non ultima la digeribilità: non è come vedremo, una loro qualità preminente. Tuttavia vi è almeno un giorno dell’anno nel quale tutti nella Tuscia mangiano un piatto di ceci: la vigilia di Natale. Costituiscono infatti una portata irrinunciabile del cenone di magro e bisogna mangiarli “almeno per devozione”, come le mamme dicono ai riluttanti bambini. Vi è un altro modo di dire, molto diffuso, inerente il nostro legume: “me rivengono su le cece de Natale” (o simili), il che la dice lunga sia sulla loro collocazione prettamente natalizia, sia sulla loro “leggerezza”. In passato ovviamente non era così, e una bannella di ceci affiancava sempre nella modesta dispensa dei poveri quella dei fagioli.
 

 

Ingredienti

• duecento grammi di ceci (preventivamente messi a bagno per un intero giorno, per farli ammorbidire)
• duecento grammi di fettuccine (o altra pasta preferita)
• alcuni spicchi d'aglio
• salsa di pomodoro
• rosmarino tritato
• olio extravergine d'oliva
• sale
• pepe

 

 

Preparazione

Fate soffriggere tre spicchi d'aglio e mezzo bicchiere di olio. Aggiungete poi i ceci, lasciandoli insaporire, quindi sale, pepe e rosmarino tritato. Coprite il tutto con acqua e lasciate cuocere tranquillamente per tre o quattro ore.
Soffriggere a parte in mezzo bicchiere di olio altri tre spicchi d'aglio con alcune cucchiaiate di salsa di pomodoro e naturalmente sale. Versateci poi i ceci come preparati e aggiungere la pasta. A cottura ultimata versate l’impasto in scodelle, spolverando con pepe e condendo con olio extravergine d'oliva.

 
 

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