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Breve biografia dell'attrice Elettra Croce-Cordiviola

 

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di Mauro Ballerini

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Per segnare una linea di continuità ma anche una volontà di rottura rispetto alla storia artistica fin lì svoltasi, cambia nome alla nuova formazione e la ribattezza come “Drammatica Compagnia Fratelli Croce”.  Convinto che il ruolo del direttore e quello dell’amministratore non possano e non debbano essere accentrati in un’unica e sola figura, decide di affiancarsi suo cognato, Luigi Cordiviola, nel ruolo di amministratore della compagnia e lascia a se stesso la sola direzione artistica. Rinuncia persino all’ambito ruolo di primo attore. Così almeno risulta dall’elenco pubblicato nel Piccolo Faust del 22 marzo 1911 (le cose poi andranno diversamente nei fatti: la direzione della compagnia sarà assunta da Attila Ricci e Oreste vestirà i panni del primo attore). A ben vedere, è come se la morte del padre avesse rappresentato per i figli un rito di passaggio, l’ingresso definitivo nella vita adulta, nella quale le loro forze inespresse possono finalmente aver modo di germogliare. Una specie di superamento del complesso edipico, in cui il padre, oltre che ideale da imitare, può essere anche fonte di repressione e inibizione.  

 


La "Drammatica Compagnia Fratelli Croce"

Anche per Elettra il 1911 fu una rinascita: adesso può finalmente ricoprire il ruolo di prima attrice, divenire la beneamata del pubblico, l’invidia delle spettatrici e l’icona del femmineo per gli spettatori. 

Elettra ha ormai 26 anni; non è propriamente bella, ma ha senza dubbio una fisicità impattante.

A differenza di sua sorella Cesarina, non ha ereditato i tratti fisici della madre, taglienti e affilati. Non ha una bellezza raffinata. È mora, grossi capelli ondulati; un collo non esile. Sul volto, alquanto squadrato e con un mento largo, troneggia una fronte ampia. Il naso è rotondeggiante e le labbra, ben disegnate, non sono però carnose. A colpire in lei sono soprattutto gli occhi: ricolmi di una nubilosa malinconia, con un taglio vistosamente piegato all’ingiù. Dolente. Paiono anticipare lo sguardo enigmatico di Greta Garbo: una dolce e pacata tristezza che però è capace di sfidare l’universo, senza piegarsi.

Sul volto di Elettra sembra combattersi una guerra tra spinte contrastanti: se alcuni suoi caratteri somatici indicano una personalità caparbia, ferma nelle sue decisioni, con voglia di affermarsi e portatrice di un razionalismo a tratti pragmatico, altri tradiscono all’opposto una propensione all’introspezione, inquieta e solipsistica. Quasi l’epifania di un triste presagio.

Nella nuova Compagnia Fratelli Croce i ruoli femminili vennero assegnati per intero alle donne del clan, compresa una tal Ester che compare per la prima volta in questa occasione per poi scomparire di nuovo sia dagli elenchi che dalla memoria familiare. 

Nel primo anno comico, abbandonando dopo tanto tempo la patria elettiva del Piemonte, la compagnia inizia un viaggio verso sud, toccando prima la Liguria per poi insediarsi in varie cittadine toscane.  È una compagnia di prosa e canto e sia Oreste che Elettra danno seralmente prova di possedere voci bellissime. In questi anni, le piccole formazioni stentano sempre più a sopravvivere e l’introduzione dell’elemento canoro è un’evidente concessione ai gusti del pubblico. Il repertorio è quello tradizionale del teatro coevo che unisce opere di qualità a drammoni popolari: La moglie del dottore, Juan Josè, Suor Teresa, La signora delle camelie, Tosca, La suonatrice d’arpa, I disonesti, Giosuè Guardacoste, I martiri del lavoro, Una partita a scacchi, I figli di nessuno, Il Cantico dei Cantici, La figlia di Jefte, La trovatella di S. Maria; oppure le commedie: La piccola cioccolataia,  Fatemi la corte, Il carnevale di Torino, Tentazioni. Ma la vera novità della compagnia sono le esibizioni musicali, come il Caffè concerto dato dal “trio Croce”  e le operette, come leggiamo nel Corazziere di Volterra, per l’esibizione del 22 giugno all’Arena Viti:

 

“L’operetta del maestro Consortini che andò in scena giovedì sera ebbe accoglienza molto lusinghiera di applausi e si chiese il bis di diversi pezzi. L’esecuzione è lodevole sia da parte dell’orchestra che degli esecutori; principalmente il simpatico artista Oreste Croce è un protagonista impeccabile.

La prima donna Elettra Croce Cordiviola, oltre ad essere una distinta e intelligente artista drammatica, sa anche cantare con voce intonata e piacevole ed è applaudita insieme al tenore Mario Gazzarri nostro concittadino.”

 

 

Quattro mesi dopo la morte di Onorato, un altro grave lutto colpisce la famiglia Croce: una delle sorelle, di nome Ester, di soli 20 anni, muore il 26 maggio 1911 proprio a Volterra. La notizia è riportata ancora una volta nel Corazziere:

 

Successivamente un altro corteo di cittadini e filodrammatici accompagnava al cimitero altra giovane esistenza, che ha dovuto perire a 20 anni: l’attrice drammatica Ester Croce.” 

 

 

La sera stessa del funerale, la compagnia è di nuovo in scena all’Arena Viti. Non esiste, per i commedianti, il tempo del lutto. Sul palco si ride, si canta, si litiga; nel profondo di ciascun di loro una costernazione disperata, una superstiziosa angoscia: temono che la malasorte si sia accanita contro di loro e nessun rito scaramantico riuscirà ad allontanarla.

L’unica cosa che resta da fare è riprendere il viaggio, metafora del continuo rigenerarsi della vita, apotropaico gesto che tenta di rilanciare di continuo la sorte.

A fine giugno la Compagnia Fratelli Croce nome divenuto quanto mai sinistro dopo quanto accaduto ad Ester riprende il suo giro di piazze: Poggibonzi, Casciana, Montecarlo, San Salvatore, Pontremoli…

 

Dell’anno comico 1912/13, abbiamo pochissime notizie e l’elenco della compagnia non fu pubblicato sul Piccolo Faust. L’unica notizia che venne pubblicata fu in data 29 maggio 1912:

 

Morbegno, 18

“Nell’ultima recita al Sociale di Morbegno la Compagnia Fratelli Croce ha dato La  Cena delle Beffe con ottimo successo. Ad ogni finale di atto, 3 ed anche 4 chiamate, nonché applausi vivissimi a scena aperta riscossero gli attori Igino Corsini nella parte di Neri, ed Oreste Croce in quella di Giannetto. Dopo si recherà a Tirano dove è stata scritturata con ottimo contratto pagato.”

 

Come si vede, la compagnia, nel nuovo anno comico, non ha cambiato nome e ancora una volta ruota intorno agli astri di Oreste ed Elettra. La regione battuta è questa volta la Lombardia (in particolare le provincie di Sondrio e Milano) e l’Emilia Romagna, nella provincia di Parma.

Durante questa sua tounée, è come se la famiglia artistica dei Croce abbia sentito un urgente bisogno di tornare su alcuni “luoghi della memoria”, nei quali ritrovare radici e punti fermi: nel settembre, dopo un anno e due mesi dalla morte di Ester, decide di tornare per un brevissimo corso di rappresentazioni a Volterra. La scelta della piazza sarebbe in sé inspiegabile se non tenessimo conto che lì era sepolta una parte della loro identità e del loro cuore. In qualche modo quella terra, urna di un loro affetto, era divenuta una specie di “patria”, una terra familiare tra tante terre “anonime” battute durante una vita nomade. Dal dicembre del 1912 al febbraio del 1913 la compagnia tornò infine in un altro luogo a lei caro: un luogo questa volta di ricordi felici. Di unità. Di vita. Tornò a recitare a Langhirano, dove 15 anni prima era nata Ernestina.

E proprio a Langhirano dovette succedere qualcosa di determinante per la famiglia Croce, un qualcosa che a noi purtroppo sfugge, inghiottito in quella dimenticanza che avvolge troppo spesso proprio i passaggi cruciali di ogni esistenza.

 


Elettra Croce Cordiviola

A Langhirano la Compagnia Croce si scioglie: per ben due anni, sul Piccolo Faust, risulta stanziale nella cittadina parmense. Le ipotesi a tal riguardo possono essere molteplici: si può supporre che si fosse fermata subodorando la tragedia bellica imminente; oppure che avesse creato un’attività filodrammatica locale; infine che qualcuno dei componenti della famiglia, a causa di una malattia o altro, avesse costretto anche gli altri a interrompere l’attività artistica. Ma al di là delle ipotesi, abbiamo un dato certo sul quale soffermarci e riflettere: nell’anno comico immediatamente successivo (1913/14) sia Oreste che Elettra risulteranno inspiegabilmente attivi in due compagnie distinte: il primo scritturato con Alfredo De Sanctis (con prima attrice la notissima Alda Borelli), la seconda prima attrice nella compagnia di Lino Pittore. È la prima volta, da quando sono nati, che i due fratelli Croce agiscono separatamente, seguendo piste artistiche e geografiche diverse. Ma da ora in avanti i due fratelli non si incontreranno mai più, come se tra loro fosse avvenuta una rottura irreparabile, come se all’interno del solido gruppo familiare, da sempre coeso e compatto, fosse avvenuta una frattura.

Elettra, come dicevo, insieme a suo marito Luigi Cordiviola e a sua sorella Ernestina, emigra nella formazione condotta da Lino Pittore e diretta da un celebre personaggio del teatro italiano dell’epoca: il cav. Alessandro Marchetti, figlio d’arte (membro della prolifica stirpe dei Marchetti, nota in tutto il mondo teatrale), era da decenni primo attore, capocomico ma soprattutto pungente spirito critico delle cattive abitudini dei teatranti suoi contemporanei. Il Marchetti vantava un curriculum davvero prestigioso (aveva recitato con Cesare Rossi, Alamanno Morelli, Adelaide Tessero, Irma Gramatica, Angelo e Lina Diligenti, Anna Pedretti, Maria Melato… per non citare che i più noti) ed era  stato autore, nel 1884, di un testo assai caustico dal titolo I tarli dell’arte drammatica: rivelazioni, speranze e proposte. Collaborare con il Marchetti, trovarsi al suo fianco, ascoltarne gli ammonimenti, le correzioni e i plausi rappresentava per Elettra un salto qualitativo decisamente importante, segno evidente della sua qualità artistica ma anche profezia sul suo futuro di attrice all’alba del suo successo.


Nell'anno comico 1913/14 Elettra era prima attrice della Compagnia di Lino Pittore

Dell’anno comico 1914/15 si hanno pochissime notizie circa Elettra: l’unica certezza è che sia stata attiva la compagnia Croce-Cordiviola.

 

Per quanto riguarda l’anno comico 1915/16 possiamo invece documentare, dopo tre anni di separazione, l’avvenuta riunificazione del clan dei Croce: tutte le sorelle, la madre Adalgisa e il giovane Eligio sono nuovamente insieme a comporre la formazione Croce-Cordiviola (immagine 10), che ha in sé inglobato due membri di un’altra illustre famiglia d’arte, Ada e Pietro Senarica-Martini. La compagnia è diretta da Achille Piacentini e batte le piazze del centro Italia (Toscana e Umbria), teatri di provincia, con una loro storia e un loro prestigio. Indirizza lettere ai Comuni e alle Accademie con carta intestata e vanta la possibilità di allestire “grandi spettacoli per Arene e Teatri Popolari”, nonché uno “scelto repertorio di canto nuovissimo”. Il repertorio drammatico è quello tradizionale: Addio Giovinezza, La figlia di Jorio, La Fiammata, Il Ladro, Il Cardinale, Cena delle beffe, Moglie del Dottore, Fernanda, Piccola Fonte, Piccola Cioccolataia...

In quello stesso 1915, Oreste Croce venne promosso sergente maggiore per merito di guerra.

 

Nell’anno 1916/17 la compagnia prende definitivamente il nome di Drammatica Compagnia delle Sorelle Croce, ribadendo la natura strettamente familiare della formazione. Al Cordiviola viene nuovamente inflitto un vulnus: dopo essersi fregiato di aver, per due anni, dato il proprio nome alla compagnia, si vede nuovamente estromesso dall’arte e relegato ad un ruolo subalterno. Nella nuova formazione, al di là delle parti femminili interamente affidate alle sorelle Croce, il ruolo di primo attore è ricoperto da Enrico Bolaffi (nipote, per linea materna, di Alessandro Marchetti) e la direzione artistica è affidata a suo zio Italo Marchetti. Mentre il primo è un astro nascente, il secondo è un veterano dell’arte, figlio d’arte, capocomico e per decenni primo attore assoluto in proprie e altrui compagnie. Elettra è ancora una volta la prima donna indiscussa:

nessuna delle sue sorelle osa contestarle questo primato, nonostante Cesarina, grazie alla sua bellezza raffinata, inizi a rifulgere nel ruolo di prima attrice giovane. Dal Bollettino dell’Organizzazione Civile, pubblicato ad Ovada, al n° 85, del 22 ottobre 1916 estrapoliamo quanto segue:

 

“Da alcuni giorni, sulle scene del Torrielli, agisce con meritato successo la Compagnia di Prosa e Canto Sorelle Croce la quale ci ha ammanito [sic!] spettacoli che ottennero per tutti i riguardi l’aggradimento del numeroso pubblico.

La Compagnia, assai bene affiatata, è composta di ottimi elementi, fra cui ci piace notare con speciale segnalazione la prima attrice Elettra Croce Cordiviola che affronta con pieno successo le parti più difficili e disparate. Per esempio, negli spettacoli che avranno luogo sabato e domenica, la vedremo, e certo con eguale fortuna, sotto le spoglie tragiche di Tosca e sotto quelle frivole e brillanti di Santarellina.

Il primo attore Enrico Bolaffi si è di primo acchito accaparrata la simpatia e l’ammirazione veramente meritate del pubblico: ed il cronista è ben lieto di associarsi al giudizio generale.

[…]

In entrambe le sere canto variato della signora Croce Cordiviola e della signorina Cesarina Croce che cantano con molta grazia e molto buon gusto.”

 

Nell’anno 1917/18 la compagnia risulta praticamente immutata: porta lo stesso nome e il Bolaffi riveste ancora i panni  del primo attore. Da due anni è ormai tornata “in patria”, in quel Piemonte battuto in lungo e in largo ai tempi del vecchio Onorato. Adesso però non sono più i teatrini parrocchiali o le stanze delle commedie ad accoglierla, ma i teatri storici delle cittadine piemontesi (Nizza Monferrato, Alba, Acqui Terme, Mondovì). Ed è ancora una volta in Piemonte, e con esattezza a Nizza Monferrato, che nel febbraio 1917 avviene un fatto di fondamentale importanza per i fratelli Croce: la ormai cinquantottenne Adalgisa decide di compiere un passo decisivo per i propri figli, quello di “riconoscerli” come suoi figli naturali. Da ora in avanti, ciascuno di loro potrà ufficialmente dichiarare l’identità della propria madre, riconoscere la propria identità. Il loro cognome – Bonvini – non risulterà più così inspiegabile e misterioso come era stato per decenni.  

 

L’anno comico 1918/19 si apre sotto i migliori auspici. La Compagnia di prosa e canto Sorelle Croce è ormai consolidata e nota all’ambiente teatrale. Ovunque arrivi, fa buoni affari e miete successi di pubblico. Nonostante il logorio della guerra, che ha messo in ginocchio la gran parte delle piccole e medie formazioni, la “ditta Croce” non solo sembra resistere ma persino crescere in fama e bellezza. A riprenderne la direzione artistica è una vecchia conoscenza: il cavalier Italo Marchetti era, come ho detto, un personaggio rinomato nel teatro italiano. Il ruolo di primo attore viene invece assunto da un illustre personaggio dell’epoca: Luigi Farinelli. Questi, come si legge ne La gazzetta di Mondovì (del 22 giugno 1918),  era da poco rientrato in Italia dopo anni di attività giornalistica presso le più importanti riviste statunitensi. Aveva esordito come attore con Gustavo Salvini e in ultimo aveva recitato con Zacconi, segno evidente delle sue qualità artistiche.



 Anno comico 1916/17, la Compagnia Croce Cordiviola è nuovamente costituita


 

 

   

 


   
   
 

 

 

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