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Identificazione: uno dei
passeriformi più noti e conosciuti, quando riveste l'abito adulto.
Oltre alla componente cromatica che lo ha reso famoso (il petto rosso),
si notano, quando è posato, la rotondità delle forme, in particolare
della testa, che appare piuttosto voluminosa, e in volo, una certa
brevità della coda e delle ali. Il canto e le note di richiamo sono
inconfondibili. Sessi e abiti stagionali simili.
Abito estivo ed invernale: negli
adulti, fronte, zone perioculari, guance, gola e piastra pettorale
rosso-arancio vivace, a costituire un unico grande spazio che si
contrappone alla colorazione bruno-oliva, molto omogenea, della
cervice, della nuca, della porzione posteriore del collo e di tutte le
parti superiori, ali e coda comprese.In alcuni individui, si notano
delle piccole macchiette tondeggianti rossastre all'apice delle grandi
copritrici alari (probabili residui dell'abito giovanile). Una stretta
zona di demarcazione, cenerino-bluastra, delimita parzialmente il
rosso ai lati del collo e del petto. Addome e sottocoda bianco-opaco,
misto e fulviccio. Becco bruno, più pallido verso la base
inferiore; zampe brunastre, sostenute da tarsi piuttosto alti e
sottili; gli occhi sono rotondi, grandi, scurissimi, dotati di forte
espressività.
Giovane (primo abito): manca la
macchia pettorale rossa; il piumaggio è cosparso ovunque di spazi
bruno scuri e macchie fulvo-giallastre; solamente l'addome è più
biancastro ed uniforme. La popolazione geografica, nidificante nel
sistema insulale sardo-corso, ha parti superiori, in paragone, più
scure rispetto alla forma tipo e tinte ancora più cariche sul petto.
Nel Pettirosso "inglese" (Erithacus rubecula melophilus), la chiazza
rossa è più estesa verso l'addome, più intensa, e limitata da una
fascia grigia più completa. .
Ambiente e vita: predilige zone
boscose e semiboscose fresche, sia di caducifoglie che di conifere e
miste, con sottobosco cespuglioso ben rappresentato, ma è specie
relativamente eclettica e, soprattutto in migrazione e in inverno,
frequenta anche spazi più aperti, negli orti e nei giardini, negli
oliveti e vigneti spesso a contatto delle abitazioni, nelle siepi
marginali di campi e coltivazioni, lungo fossati ricchi di vegetazione,
presso raccolte d'acqua dolce e terreni paludosi, ovunque vi sia una
sufficiente copertura arbustiva.
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Pettirosso a terra... |
...posato su un rastrello |
...in mezzo alla monnezza |
...su un palo di staccionata |
Confidente e in apparenza molto
socievole, però insofferente nei confronti dei propri simili, si
preoccupa, anche in inverno, di delimitare la propria area di influenza
con frequenti emissioni sonore: tipiche e brevi note secche,
metalliche, tintinnanti, disgiunte o collegate in piccole serie
affrettate, oppure con un canto dolce, ricco di suoni, ora più
sussurrati e quasi afoni, ora più pieni, gorgheggiati e liquidi,
riuniti in un tutt'uno particolarmente musicale e melanconico, che in
realtà nasconde un'aggressività e un istinto territoriale insospettati.
Se le manifestazioni vocali non sono sufficienti a salvaguardare i
confini del territorio occupato, ricorre a parate intimidatorie,
fronteggiando il rivale in posizione eretta, le ali un po' abbassate, e
mettendo nel miglior risalto possibile la vasta macchia rossa del
petto. Raramente viene oltrepassata la soglia della mimica
dimostrativa. Anche il legame di coppia si consolida dopo un lasso
temporale variabile di reciproca assuefazione e di un necessario
affievolimento progressivo della forte carica individualista che anima
entrambi i partners. Da buon turdide, scende spessa sul terreno per
nutrirsi, dove si muove con frettolosi saltelli, animati da piccoli
movimenti delle ali e della coda. Nel folto e nello strato arbustivo,
si muove meno di un silvide; sale in posizioni più elevate, a volte su
qualche rametto più spoglio e meglio esposto, solo per cantare. Il
volo è ondulato e poco sostenuto. E’ fra i primi uccelli a farsi
sentire all' alba e fra gli ultimi ad accogliere col silenzia la notte
incipiente. L'alimentazione è in prevalenza insettivora, ma anche
frugivora (bacche, frutti succosi), talvolta granivora (piccoli semi).
Riproduzione. Predilige le zone
boscose e cespugliose soprattutto collinari e montane e si incontra
anche in parchi e giardini. In aprile vengono deposte, in un nido ben
celato sul terreno, ma anche ad una certa altezza nelle situazioni più
disparate, di solito 5-7 (3-8) uova biancastre-crema can macchiette
rossastre (mm. 19,5 x 14,8,gr. 2,3) che schiudono dopo un'incubazione
di 13-14 giorni (12-15) portata a termine dalla femmina. I piccoli
abbandonano il nido dopo 12-14 giorni. Una o due covate annue.
Distribuzione. La specie abita can
almeno otto sottospecie le zone adatte dell' Europa, delle isole dell'
Atlantico (Canarie, Azzorre, etc.), dell' Asia Minare, dell' Asia
occidentale e dell' Africa nord-occidentale. Le varie popolazioni sono
sedentarie o migratrici e si portano a svernare nelle parti centrali e
meridionali dell'areale (in Africa fino al Sahara). In ITALIA la
sottospecie tipo è stazionaria e nidificante nei luoghi adatti del
continente e più scarsamente della Sicilia. Risulta più frequente e
meglio distribuita sulle colline e sui monti fino a circa 2000 metri.
In Sardegna è nidificante la sottospecie sardus, considerata una
semplice popolazione geografica. Di passo regolare in settembre-ottobre
e da fine febbraio a fine marzo. Localmente frequente come invernale,
soprattutto nella Valle Padana, al centro, al sud e nelle isole.
Erratica durante la cattiva stagione dai monti verso i fondovalle e le
pianure.
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