Vini
Rubrica di Cultura Enologica

HOME RUBRICA

Stampa

 

A cura di Giacomo Mazzuoli

Scrivi all'Autore

Tarquinia DOC



 

 
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE PER IL VINO A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA “TARQUINIA”
ART. 1 La denominazione di origine controllata «Tarquinia» è riservata ai vini bianco (anche nella tipologia amabile), rosso (anche nella tipologia amabile e novello) e rosato, ottenuti in conformità alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
ART. 2 I vini a denominazione di origine controllata «Tarquinia» devono essere ottenuti esclusivamente mediante la vinificazione delle uve prodotte da vigneti situati nella zona indicata nel successivo art. 3 e che, nell’ambito aziendale, abbiano la seguente composizione ampelografica: «Tarquinia» bianco: Trebbiano congiuntamente, almeno per il 50%; Malvasia di Candia e Malvasia del Lazio, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 35%. toscano (localmente detto Procanico) e Trebbiano giallo, da soli e Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve a bacca bianca provenienti da vitigni - ad eccezione del Pinot grigio - raccomandati e/o autorizzati per le province di Roma e Viterbo, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 30%. «Tarquinia» rosso: Sangiovese e Montepulciano congiuntamente in misura non inferiore al 60%, con un minimo di presenza dell’uno o dell’altro vitigno non inferiore al 25%. Cesanese comune fino al 25%. Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve a bacca rossa provenienti da vitigni, raccomandati e/o autorizzati per le province di Roma e Viterbo, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 30%.
ART. 3 La zona di produzione delle uve ammessa alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Tarquinia» è costituita dai territori: la provincia di Roma limitatamente agli interi territori amministrativi dei comuni di Allumiere, Tolfa, Bracciano, Cerveteri, Ladispoli, Civitavecchia, Santa Marinella, Canale Monterano, Manziana, Trevignano Romano, Anguillara ed, in parte, i territori amministrativi dei comuni di Campagnano Romano, Roma, Fiumicino e Formello; la provincia di Viterbo limitatamente agli interi territori amministrativi dei comuni di Montalto di Castro, Tarquinia, Blera, Oriolo Romano, Sutri, Bassano Romano, Villa San Giovanni in Tuscia, Barbarano Romano, Vejano e parte dei territori amministrativi dei comuni di Tessennano, Tuscania, Monteromano, Ronciglione, Arlena di Castro e Capranica. Tale zona è così delimitata: partendo dall'intersezione fra le province di Viterbo e Grosseto con il mar Tirreno, la linea di demarcazione della zona segue questo confine regionale fino a incontrare, lungo la "strada dell'Abbadia", il confine del territorio comunale di Canino. Segue il confine comunale di Canino prima in direzione nord, poi verso sud e poi ancora verso sud- est e infine a nord- est, fino a intersecare la strada che da Canino conduce a Tessennano. Prosegue lungo questa strada passando per i centri abitati di Tessennano, Arlena di castro e Tuscania. Da qui prosegue sempre su questa strada, in direzione di Vetralla, fino a incrociare, in località "ponte della Leia", il confine comunale di Viterbo. Percorrendo la direzione sud- ovest questo confine, verso Monte Romano, arriva a intersecare il confine comunale di Vetralla. Segue ancora questo confine in direzione sud per poi risalire verso nord- est in direzione Villa San Giovanni in Tuscia. Continuando lungo il confine comunale di Vetralla, arriva a intersecare, in località "Madonna del Piano", la strada che da Capranica conduce a Ronciglione. Continua la suddetta strada incrociando la via Cassia Antica che percorre fino a intersecare il confine del comune di Sutri. Proseguendo a sud lungo detto confine arriva a intersecare il confine comunale di Trevignano Romano (confine di provincia), che segue fino a incrociare la S.S. n. 2 Cassia percorrendo la quale incontra il gran raccordo anulare di Roma. Prosegue lungo il raccordo anulare in direzione ovest fino all'intersezione con il fiume Tevere, che prende come confine fino alla diramazione del "Canale di Porto", che passando per il centro abitato di Fiumicino, si immette nel mar Tirreno. Da qui segue la linea di costa fino a incontrare il confine regionale tra le province di Grosseto e Viterbo da dove era partita.
ART. 4 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Tarquinia» devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità. Non sono ammessi i vigneti dei fondovalle umidi e quelli esposti su pendici ripide insufficientemente soleggiate. L’altitudine, massima e minima, è quella presente nella zona delimitata all’art. 3. La densità dell’impianto minima deve essere di 2500 ceppi/Ha, nei nuovi impianti e nei reimpianti. La potatura può essere corta, media o lunga, purché assicuri le caratteristiche tradizionali delle uve e il rispetto delle rese massime consentite. Nei controspalliera, o ad altro sistema che assicuri le caratteristiche tradizionali delle uve, ma escluse le forme espanse. È vietata ogni pratica di forzatura. È ammessa l’irrigazione di soccorso. La resa massima uva/ettaro è di 15 tonn. per il vino «Tarquinia» bianco e di 14 tonn. per il vino «Tarquinia» rosso e rosato. Nella coltura promiscua la resa va calcolata, sulla superficie effettivamente impegnata dalla vite. Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Tarquinia» devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale del vino non inferiore al 10% per i vini bianchi e al 10,50% per i vini rossi. La regione Lazio, sentite le organizzazioni di categoria interessate di anno in anno, tenuto conto dell’andamento stagionale, con proprio decreto da emanarsi prima dell’inizio della vendemmia può stabilire una resa massima unitaria delle uve minore da quella fissata dal presente disciplinare, dandone immediata comunicazione al Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini e delle camere di commercio di Roma e Viterbo competenti per territorio. nuovi impianti e nei reimpianti i sistemi di allevamento devono essere a
ART. 5 Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delle uve delimitata nel precedente art. 3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche. La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 70%. Qualora superi detto limite, ma non oltre il 75%, l’eccedenza non ha diritto ad alcuna denominazione di origine controllata. Oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto. I prodotti utilizzabili per la correzione dei mosti e dei vini dovranno provenire esclusivamente dalle uve prodotte nei vigneti iscritti all’albo della denominazione di origine controllata «Tarquinia» ad esclusione del mosto concentrato rettificato.
ART. 6 I vini a denominazione di origine controllata «Tarquinia», all’atto dell’immissione al consumo, devono presentare i seguenti requisiti minimi: «Tarquinia» bianco secco: - colore: giallo paglierino più o meno intenso; - odore: vinoso, gradevole, delicato; - sapore: secco, pieno, armonico; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%; - acidità totale: 4,5 per mille; - estratto secco netto minimo: 14 per mille. «Tarquinia» rosso secco: - colore: rosso rubino più o meno intenso; - odore: vinoso; - sapore: secco, sapido, armonico di giusto corpo; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%; - acidità totale: 5 per mille; - estratto secco netto minimo: 18 per mille. «Tarquinia» bianco frizzante: - colore: giallo paglierino; - odore: gradevole, delicato; - sapore: vivace, vinoso, morbido, talvolta abboccato; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%; - acidità totale: 4,5 per mille; - estratto secco netto minimo: 14 per mille. «Tarquinia» rosso novello: - colore: rosso più o meno intenso; - odore: vinoso, lievemente fruttato; - sapore: vinoso, armonico, talvolta vivace; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11%; - acidità totale: 5 per mille; - estratto secco netto minimo: 18 per mille. «Tarquinia» rosato: - colore: rosa più o meno intenso; - odore: fruttato, gradevole; - sapore: fine, delicato, armonico; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%; - acidità totale: 5 per mille; - estratto secco netto minimo: 15 per mille. «Tarquinia» bianco amabile: - colore: giallo paglierino; - odore: fruttato gradevole, delicato; - sapore: amabile; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%; - acidità totale: 5 per mille; - estratto secco netto minimo: 14 per mille. «Tarquinia» rosso amabile: - colore: rosso intenso; - odore: vinoso, gradevole; - sapore: amabile, vinoso, vellutato; - titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%; - acidità totale: 5 per mille; - estratto secco netto minimo: 18 per mille. È facoltà del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, di modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità e l’estratto secco netto minimo.
ART. 7 Alla denominazione di origine controllata «Tarquinia» è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, superiore, scelto, selezionato e simili. È consentito l’uso di indicazioni di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non aventi significato laudativo e non suscettibili di indurre in errore l’acquirente. È consentito indicare l’attività dell’imbottigliatore o del produttore agricolo e dell’azienda, purché in osservanza delle vigenti norme comunitarie o nazionali. È consentito indicare nomi di unità amministrative o località dalle quali provengono le uve da cui il vino così designato è stato ottenuto. Nella designazione del vino a denominazione di origine controllata «Tarquinia» può essere utilizzata la menzione «vigna», a condizione che sia seguita dal corrispondente toponimo, che la relativa superficie sia distintamente specificata nell’albo dei vigneti, che la vinificazione e conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione, seguita dal toponimo, venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri che nei documenti di accompagnamento.
ART. 8 I vini a denominazione di origine controllata «Tarquinia», qualora confezionati in recipienti di capacità uguale o inferiore a cinque litri devono essere imbottigliati in recipienti di vetro di forma consona all’immagine di un vino di qualità e aventi le capacità previste dalle normative comunitarie e nazionali vigenti in materia. I recipienti di capacità nominale da 0,5 a 1,5 litri devono essere muniti di una chiusura con tappo di sughero o con tappo a vite. Per tutti i recipienti è esclusa la tappatura con capsula a strappo o tappo a corona. È obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle uve purché veritiera e documentabile.
 

La DOC di Tarquinia comprende una serie di vini rossi, bianchi e rosati prodotti in diversi comuni di un’ampia zona a cavallo tra le provincie di Roma e Viterbo. L’area si estende lungo la fascia costiera da Montalto di Castro a Fiumicino e, all’interno, fino ai Monti della Tolfa.

Si produce vino bianco, rosso e rosato.
I vitigni utilizzati per il bianco sono Trebbiano toscano (localmente detto Procanico) e Trebbiano giallo, da soli e congiuntamente, almeno per il 50%; Malvasia di Candia e Malvasia del Lazio, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 35%.
I vitigni utilizzati per il rosso sono Sangiovese e Montepulciano congiuntamente in misura non inferiore al 60%, con un minimo di presenza dell’uno o dell’altro vitigno non inferiore al 25%; Cesanese comune fino al 25%.
Il vino è prodotto nei territori di Allumiere, Anguillara Sabazia, Bracciano, Campagnano di Roma, Canale Monterano, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli, Manziana, Santa Marinella, Tolfa, Trevignano Romano, Fiumicino, Formello e Roma.
Il Tarquinia ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata con il DPR 9 agosto 1996.

Analisi visiva: il Bianco ha un colore che va dal giallo paglierino più o meno intenso. Il Rosso ha un colore rosso rubino più o meno intenso. Il Rosato un rosa più o meno intenso.
Analisi olfattiva e retrolfattiva: al naso il Bianco presenta un profumo molto delicato e gradevole; il Rosso ha un profumo vinoso; il Rosato, invece un profumo fruttato e gradevole.
Analisi gustativa/tattile: il sapore del Bianco è pieno e armonico. Il Rosso ha un sapore secco, armonico, sapido, di giusto corpo. Il Rosato, infine, un sapore fine, delicato ed armonico.


Conservazione e consumo
: le bottiglie vanno conservate in una cantina fresca e buia disponendole in orizzontale. Il Rosso va servito a 16-18°C, in calici bordolesi, entro due anni dalla vendemmia. Il Bianco viene servito a 8-10°C in un calice di media capacità a tulipano svasato, entro un anno dalla vendemmia.

millilitri), il grado alcolico e altre informazioni utili, quali il profilo sensoriale o i possibili abbinamenti.

Abbinamenti: il bianco predilige piatti di pesce azzurro arrosto o in umido, fritture di verdure, formaggi morbidi e frittate.
il Rosso si abbina ai primi piatti piuttosto strutturati, carni sia bianche che rosse alla griglia. I rosato è invece un vino da tutto pasto, generalmente associato ai salumi, minestroni di verdure e formaggi poco stagionati.

Curiosità e altre informazioni utili: la produzione vitivinicola in Etruria e il commercio del vino è dimostrata a Populonia, Gravisca (antico porto di Tarquinia) e nell’antica Statonia già nel 540-530 a.C.
Plinio, nei suoi scritti parla dei vini coltivati nell’area etrusca, oggi purtroppo non più identificabili: la Sopina, vitigno dai tralci rovesciati; l’Etesiaca, vite precoce e ingannatrice; la Talpona, varietà nera che dà un mosto bianco; le Alpiane, che danno un vino molto dolce, inebriante ed infine la Conseminia, varietà a bacca nera e a maturazione tardiva.

 

 



 

La zona di produzione del vino Tarquinia DOC

 

TORNA SU