| Ci siamo spesso occupati, documentandolo, del degrado e della scarsa valorizzazione del patrimonio archeologico della Tuscia |
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Stavolta vogliamo parlare del caso contrario sperando che da esempi come quello di Tarquinia si possa ripartire per creare una rete globale di salvaguardia e diriscoperta di tutte le necropoli etrusche dell’Etruria Meridionale. Tarquinia è la città madre degli Etruschi ed è universalmente riconosciuta come città simbolo dell’Etruria. Le sue tombe dipinte, il museo e l’acropoli sono mèta di migliaia di turisti ogni anno, l’UNESCO l’ha compresa nel 2004 tra i luoghi considerati Patrimonio dell’Umanità.
Da qualche anno le cose sono molto migliorate: nella necropoli di Monterozzi sono aumentate le tombe dipinte visitabili dal pubblico, alla dozzina di quelle già disponibili si sono aggiunte la tomba 3713 dedicata a Pallottino, la tomba della Caccia al Cervo, la tomba Cristofani e la tomba dei Fiorellini.
Sono inoltre sempre più frequenti le visite guidate alla necropoli Scataglini, altrimenti chiusa al pubblico. Recentemente è stata creata la cosiddetta via degli antichi Principi che permette, sempre grazie a visite guidate, di percorrere un itinerario con visita alla tomba delle Pantere, a quella del Barone e ad altre normalmente inaccessibili per giungere ai due grandi tumuli della Doganaccia che negli ultimi tempi sono stati oggetto di ricerche a cura dell’Università di Torino. Ancora un paio di anni fa è stata restaurata la monumentale tomba della Mercareccia. Infine non dimentichiamo, alcuni anni fa, la demolizione dei due orribili manufatti abusivi di cemento che deturpavano l’area archeologica di Gravisca dagli anni ’60 del secolo scorso. Nonostante siano ancora centinaia le tombe dipinte non ancora fruibili dal pubblico e che ci sia ancora molto da fare, ci sembra evidente che a Tarquinia qualcosa di significativo e importante si sta facendo nella direzione di una adeguata valorizzazione di un patrimonio così importante per tutta la Tuscia. |



























