Aperte 22 nuove sale con reperti etruschi mai esposti al pubblico
Ricostruzione della tomba del Carro di Bronzo di Vulci

 

  Tornano fruibili e in nuova veste interi complessi archeologici come la «Tomba del letto funebre» di Tarquinia, la «Tomba del carro», la «Tomba del guerriero». Villa Giulia, museo nazionale etrusco, era quasi dimezzata. In questo posto magico a Roma in cui dal 1889 ha sede il museo etrusco lunghi lavori di consolidamento avevano di fatto comportato una sorta di dolorosa amputazione. Otto anni, alleviati dall’estesa Collezione Castellani che nel tempo ha garantito comunque una buona fruizione del più importante museo etrusco italiano. Però per otto lunghi anni le sale dedicate a Cerveteri Tarquinia e Vulci erano state chiuse. Nel cono d’ombra era entrata di fatto anche parte della grande raccolta antiquaria frutto del Museo Kircheriano, un tempio al Collegio Romano. «Riapriamo ora con un bel rinnovamento - spiega la sovrintendente Anna Maria Moretti -. Nel senso che non solo abbiamo valorizzato corredi finora non esposti ma abbiamo riproposto anche quanto già esposto con allestimenti più luminosi e ricchi, dotandoli di supporti didattici semplificati. Non abbiamo fatto forzatura agli allestimenti del passato, abbiamo solo introdotto una marcia in più…». La sezione di Vulci riapre dunque col famoso «Centauro in nerfo» (590 a.C.) affiancato dal «Giovane su ippocampo» (550 a.C.) e dall’ «Anfora attica a figure rose del pittore di Berlino», uno dei tesori che il Metropolitan Museum di New York ha restituito poco tempo fa all’Italia. CAPOLAVORI RITROVATI - La novità di Vulci è soprattutto nella nuova sistemazione della «Tomba del carro in bronzo» (680 a.C.) che viene riproposta così come fu trovata nel corso dello scavo cinquant’anni fa. Rinnovata anche la «Tomba del guerriero» (520 a.C.) che propone ora una ricca panoplia in bronzo e parecchio vasellame. La sezione Cerveteri, superato il famoso «Sarcofago degli sposi» (530 a.C.) che fa un po’ da sentinella al nuovo percorso, propone subito scavi recenti, come i reperti del «Tumolo di San Paolo» (670 a.C.) con servizi di banchetto con buccheri e rare ceramiche greche. Poco oltre si fa bella dei capolavori ritrovati, come il celebre «Vaso di Eufonio» (illustrato col mito di Sarpedonte) e la «Coppa di Onesimos» (con la guerra e la caduta di Troia) rispettivamente restituiti dal Metropolitan e dal Getty Museum. A Cerveteri sono collegate poi le antichità del «Santuario di Pyrgi», con un maestoso altorilievo raffigurante i Sette contro Tebe. In questo contesto appare per la prima volta riordinata la «Tomba del letto funebre» di Tarquinia (460 a.C.), strappata con i suoi affreschi dai depositi in cui giaceva da sempre. Concludono il giro le ritrovate antichità della Collezione Antiquaria: un esempio per tutti, la «Cista Ficoroni» con il mito di Giasone e degli Argonauti.  

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