Il Principe tombarolo
L'archeologia fu la sua grande passione: entusiasmi, successi e cantonate di Luciano Bonaparte, Principe di Canino

Luciano Bonaparte >> Il Principe tombarolo >> Parte Quinta


Parte:  1 | 2 | 3 | 4

Stampa

di Giuseppe Moscatelli

Clicca sull'immagine per corrispondere con l'autore


La diaspora

  La vedova Bonaparte, autentica zarina della Tuscia, spremette Vulci come un limone. E, come una zarina, amava presentarsi in pubblico indossando preziose parure di gioielli etruschi trafugati dalle tombe. Nessuno può dire con esattezza quante tombe abbia violato (sicuramente migliaia), di moltissime si è persa la memoria storica e non sono state più individuate; così pure nessuno può dire di quanti reperti si sia impossessata e quanti ne abbia distrutti. Sappiamo solo che nei musei archeologici di tutto il mondo possiamo ammirare pezzi provenienti da Vulci e che, a cose fatte (o quasi), la señora e gli altri eredi Bonaparte vendettero tutto ai principi Torlonia.


 

 
 
Clicca per ingrandire l'immagine

Treppiede in bronzo,
Ercole, Era e due satiri
(British Museum di Londra)
 
 


 
 
Clicca per ingrandire l'immagine
 
Askos, Leone
(British Museum di Londra)
 

 
 
 

  
  Non bisogna tuttavia pensare che quello del ramo caninese dei Bonaparte sia stato l'unico esempio di spregiudicato sfruttamento di risorse archeologiche. Come si è accennato tutti (o quasi) i "signori" si dedicarono, chi più chi meno, alla nuova moda degli scavi: i Campanari, i Fossati, i Candelori, i Feoli, i Cini, i Torlonia… questi ultimi, ad esempio, dopo la scoperta della tomba François ne distaccarono frettolosamente i grandiosi cicli di affreschi "non propriamente a regola d'arte", come osservò lo studioso tedesco Stephan Steingraber, per poi confinarli nella loro residenza romana di Villa Albani.
Ancora una cosa vogliamo tuttavia aggiungere: quando in una vetrina del Metropolitan museum di New York, del M.F.A. di Boston, del Louvre di Parigi o del British Museum di Londra ci capita di leggere a fianco di qualche reperto dall'aria familiare "from Vulci" ci viene da sorridere e da pensare, con un pizzico di malizia e - perché no? - di gratitudine, "ma come ci è giunto questo pezzo fino a qui?!": noi, che viviamo in questo angolo d'Etruria, conosciamo la risposta…
 

 

Parte:  1 | 2 | 3 | 4

TORNA SU