INDICE PRINCIPALE

Stampa

di Anzio Risi

Clicca sull'immagine per corrispondere con l'autore

Eroi e miti greci nella ceramica etrusca

Dioniso


 

Dioniso sulla nave circondato dai delfini.
Dioniso sulla nave circondato dai delfini.
Litografia di Luigi Maria Valadier che illustra una Kylix a figure nere. Opera  commissionata da Luciano Bonaparte
(Biblioteca del Museo "Claudio Faina", Orvieto)
 

  Dioniso (il Fufluns etrusco) è una delle figure della mitologia greca più rappresentate sulla ceramica dell’epoca, e questo induce a ritenere di quanta popolarità godesse il suo mito.

  Secondo la Teogonia di Esiodo anche Dioniso fu il figlio di un amore extra-coniugale di Zeus. Il re degli dei dell’Olimpo s’innamorò di Semele, una mortale, alla quale si mostrò sotto le mentite spoglie di uomo. Era, la moglie di Zeus, venuta a sapere che Semele avrebbe avuto un figlio, si travestì da vecchia e si presentò dalla donna per farsi dire chi fosse il padre del figlio che portava in grembo.
  Semele sul momento non rivelò il nome del suo amante, anche perché non lo conosceva. Appena Zeus si ripresentò dalla ragazza, questa lo convinse a soddisfare una sua richiesta. Ottenuta la promessa, Semele chiese all’uomo chi egli fosse in realtà.



Thiasos dionisiaco (Dioniso e Arianna tra due satiri).
Thiasos dionisiaco (Dioniso e Arianna tra due satiri).

Anfora attica a figure nere
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
 

  Zeus a quel punto non poteva più tirarsi indietro, anche sapendo che nessun mortale avrebbe potuto restare vivo dopo aver visto il re degli dei nelle sue vere sembianze: la folgore mortale.
Il dio allora, a malincuore, esaudì la promessa e Semele iniziò a bruciare arsa dal fuoco divino. Il sacrificio della madre diede però l’immortalità al figlio non ancora nato, che Zeus tolse dal grembo di Semele e lo nascose nella sua coscia fino a quando non fu pronto per venire al mondo.

  Una volta nato, il bambino fu affidato alla sorella di Semele Ino ed a suo marito Atamante. Era iniziò la sua vendetta facendo diventare pazzi i due genitori adottivi. Zeus, a questo punto, scelse di affidare il piccolo ad Ermes (il Turms etrusco) perché lo portasse presso il monte Nisa dove fu allevato dalle ninfe e dall’androgino Sileno.
  Dioniso, una volta divenuto maggiorenne, fu riconosciuto da Era che però lo volle punire facendolo diventare pazzo. Così Dioniso vagò per gran parte del mondo compiendo numerose imprese.

  Tra queste si ricorda quando egli, diretto in alcune isole dell’Egeo, noleggiò una nave da alcuni marinai che si rivelarono dei pirati ed intendevano venderlo come schiavo. Il dio allora tramutò l’albero maestro della nave in una vite e se stesso in un leone, l’imbarcazione si popolò improvvisamente di fantasmi di animali feroci che si muovevano al suono dei flauti. I marinai sconvolti si gettarono in mare trasformandosi in delfini.
Giunto all’isola di Nasso incontrò Arianna, che era stata abbandonata da Teseo, e la sposò.



Il ratto di Arianna da parte di Dioniso
Il ratto di Arianna da parte di Dioniso

Anfora attica di tipo nolano a figure rosse da Cerveteri
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
 




Dioniso con corno potorio e tirso.

Interno di Kylix attica a figure rosse da Cerveteri
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

 

  Dioniso rappresentava nella cultura greca la forza vitale del mondo vegetale e animale, chi venerava il dio ne acquisiva il suo “furore” non inteso come follia bensì come stato d’invasamento divino. Una condizione vicina alla ubriacatura da vino, e per questo il suo nome viene spesso accostato alla vite ed all’uva.

  Le sacerdotesse di Dioniso erano le "menadi" (ovvero le invasate), parola che descrive bene il loro stato durante le processioni in onore della divinità. Esse si coprivano il volto con una maschera e portavano il "tirso", un bastone ricoperto da pelle di animale che in cima aveva una maschera umana, coronata d’edera e di foglie di vite.
  Nelle raffigurazioni di Dioniso si trova il dio quasi sempre accompagnato dai satiri, divinità dei boschi che simboleggiano le forze fecondatrici della natura.
Lascivi e burloni, amanti del vino e della danza, i satiri sono sempre all'inseguimento delle ninfe, che di sovente rimangono vittime delle loro imboscate.


Raffigurazione di un thiasos dionisiaco: Dioniso tra menade e satiro

Raffigurazione di un thiasos dionisiaco: Dioniso tra menade e satiro

Pelike attica a figure rosse da Cerveteri
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

 

TORNA SU