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di Giacomo Mazzuoli

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Eroi e miti greci nella ceramica etrusca

Elena di Troia


 

Teseo rapisce Elena. Anfora attica a figure rosse proveniente da Vulci (510 a.C.)

Elena e Paride. Cratere a campana apulo a figure rosse (Taranto?), 380–370 AC


Menelao trattiene Elena. Anfora attica a figure rosse 440-430 a.C. da Capua. British Museum

Elena, figlia di Leda e di Zeus è, secondo il mito greco, la donna più bella del mondo. Fu predestinata da Afrodite a sposare il troiano Paride perché costui aveva scelto nel suo famoso giudizio proprio Afrodite come la più bella fra le dee. Elena fu allevata in casa di Tindaro, marito della madre Leda, e ancora giovinetta fu al centro di numerosi miti di seduzione: Teseo la rapì che era ancora fanciulla. Quando fu in età da marito, tutti i capi Greci pretesero la sua mano. Siccome la loro rivalità rischiava di generare un conflitto, su suggerimento di Ulisse, Tindaro sacrificò un cavallo sulla cui pelle fece salire i pretendenti per farli giurare che chiunque fosse stato il fortunato sposo, tutti avrebbero dovuto accorrere in suo aiuto nel caso qualcuno avesse tentato di rapirgli la sposa.

La scelta cadde su Menelao, ma poco dopo il matrimonio Elena venne rapita dal principe troiano Paride e il patto di solidarietà stipulato tra i pretendenti alla sua mano spinse gli stessi, con a capo Agamennone, determinò la dichiarazione di guerra a Troia. Nell'Iliade, in cui si narrano le vicende della guerra, Elena è un personaggio tragico, obbligata per scelta divina ad essere la moglie di Paride. Nessuna colpa le viene essere rinfacciata, data la sua incolpevole bellezza, anche se lei si dá la colpa della guerra che insanguina le mura di Troia. Alla morte di Paride, Elena ne sposa il fratello Deìfobo. La fine di Elena è controversa, come lo è il personaggio. Nell'Odissea appare riconciliata col marito Menelao e torna a Sparta per regnarvi al suo fianco, anche se malvista dai sudditi. Secondo altre versioni ebbe una fine misera. Altre ancora la divinizzano insieme ai fratelli Castore e Polluce. Si racconta anche che fosse stata uccisa da Teti, madre di Achille, per vendicarsi della morte prematura del figlio.

 

Elena e Paride, Andromaca ed Ettore. Cratere della Calcidia a figure nere da Vulci 540 a.C. Museo di Wurzburg

Il giudizio di Paride. Kylix attica a figure rosse da Vulci (490-480 a.C.). Museo di Berlino

Menelao ed Elena. Cratere attico a figure rosse 440-430 a.C. Museum of arts di Toledo

 

Teseo lotta con Cercione. Cratere attico a figure rosse

 

 

 
 

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