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Quanti,
nei secoli scorsi, erano in grado di scrivere una lettera?
Sicuramente pochi, anzi pochissimi. Cosa fare, allora, in caso
di necessità? Semplice, ci si rivolgeva ad uno scrivano, ovvero
ad un professionista della scrittura. Come, all’occorrenza, si
richiedevano i servizi di un falegname, di un fabbro, di un
maniscalco.
Tutto
ciò, principalmente, presso la povera gente; perché nelle
famiglie aristocratiche si assumeva un precettore (ovvero un
insegnante privato) per provvedere all’istruzione dei figli o li
si avviava alla carriera ecclesiastica, via maestra per chi
voleva acculturarsi.
Nobili
e regnanti, cardinali e papi si avvalevano invece di segretari
stipendiati, esperti non solo nella scritturazione - con tutte
le sue articolate convenzioni relative ad abbreviazioni,
acronimi e quanto altro - ma anche in calligrafia, com’è
naturale. Questo perché un breve o una bolla papale, come pure
la concessione di un privilegio regio, dovevano rispettare
precisi requisiti formali, di chiarezza e anche di “bella
scrittura”.
Tutto
ciò per dire che gli “autografi” erano rari, poiché i documenti
venivano sempre predisposti da qualcun altro (cosa peraltro che
avviene ancor oggi presso ministeri e curie) e al papa o duca
non restava altro che apporre il suo sigillo.
Ecco,
appunto, il sigillo: ovvero il "segno" idoneo a garantire
l’autenticità di un documento e la sua provenienza. Si trattava
di una sorta di marchio o logo - diremmo oggi - che legava in
modo inequivocabile il documento ad una persona o ad una
istituzione. Di formato generalmente circolare o ovale (come un
moderno timbro) rappresentava di solito lo stemma araldico della
persona o ente, unitamente all’indicazione del nome (spesso
abbreviato o con le sole iniziali), della carica rivestita e
talvolta di un motto.
Veniva
impresso sulla pergamena a chiusura del testo od anche sulla
ceralacca, a garanzia dell’integrità di un plico. Veniva apposto
tramite una matrice - solitamente in metallo, legno o pietra -
sulla quale erano incisi il disegno e i testi rilasciati come
impronta. Talvolta semplicemente inchiostrato, ad uso di
supporti cartacei, era spesso muniti di adeguato rilievo per
imprimere pergamene pregiate o materiali soffici destinati a
indurirsi (argilla, cera, piombo fuso, ceralacca).
Il
sigillo asseverava la firma e spesso la sostituiva. In effetti
bastava il sigillo a garantire, come riferito, autenticità e
provenienza di un documento e trattandosi di un “segno” grafico
era riconoscibile anche da parte di analfabeti.
Si
conoscono anche piccoli sigilli plumbei pendenti fusi intorno a
lacciuoli in seta, come quello in uso a Paolo III riportato
nella nostra galleria.
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