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LA TUSCIA NEI FRANCOBOLLI DELLO SMOM |
| La Vergine Maria |
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di Giuseppe Moscatelli | |||
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Proseguendo nella nostra ricerca sui francobolli con
soggetto inerente Viterbo e la Tuscia una posizione molto particolare è occupata
dalle emissioni dello SMOM, ovvero Sovrano Ordine Militare di Malta: particolare
in quanto i francobolli
in questione sono piuttosto numerosi e riproducono
una quantità di dipinti, spesso poco o per niente noti, disseminati non solo
nelle chiese del capoluogo ma anche in quelle dei piccoli centri della
provincia. Il loro elevato numero ci impone di dividerli per soggetto, iniziamo
così con quelli dedicati alla Santa Vergine.
Ma vediamo di sapere qualcosa di più di questa antichissima istituzione.
Il suo nome completo è
sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, detto
anche di Rodi o di Malta. Le sue origini si fanno risalire al 1048, alloché fu
fondato l'ordine
dei
Cavalieri ospitalieri che papa Pasquale II rese sovrano nel 1113. Si tratta di
un ordine religioso cavalleresco avente
finalità assistenziali e dipendenza canonica dalla Santa Sede. E' generalmente
riconosciuto come soggetto di diritto internazionale per aver governato in
antico su Rodi e fino alle soglie del
XIX secolo su Malta. La sua sede è a Roma ed è titolare di un seggio
quale osservatore alle Nazioni Unite. In virtù di questa sua particolare
condizione giuridica lo SMOM effettua emissioni filateliche e batte moneta,
seppur ai soli fini numismatici.
I francobolli che lo SMOM ha dedicato a Viterbo e alla Tuscia, come si diceva,
sono molti ed hanno quasi tutti soggetto sacro. Oggi ne presentiamo dieci
accomunati dal fatto di essere dedicati alla Madonna: tra questi troviamo
naturalmente la Vergine della Quercia, Nostra Signora del Rosario ed anche una
Madonna di Loreto da una chiesa di Tarquinia. Bisogna sottolineare il fatto che
uno stesso dipinto dà talvolta luogo a più francobolli, attraverso la
riproduzione di vari particolari del medesimo, come ad esempio avviene con la
tela di Neri di Bicci conservata in una chiesa di San Sisto a Viterbo.
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