Civita di Bagnoregio (piazza del Duomo) a 360°

 

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di di Giacomo Mazzuoli

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Il casale dei Settecamini visto da piazza Rocca

Il poeta Bonaventura Tecchi definì la “Civita” di Bagnoregio “La città che muore” .
Oggi persino i cartelli turistici che conducono a questo luogo, tra i più conosciuti della Tuscia, riportano questa frase suggestiva che rende bene l’idea della caducità di questo borgo, costruito su una rupe erosa dalle acque e dal vento e raggiungibile solo per mezzo di uno stretto ponte pedonale.
Già percorrendo quest’unica via di accesso, si ha l’idea di un luogo che si sta consumando lentamente ed in maniera inesorabile, corroso a valle da due torrenti e dall’ingiuria degli agenti atmosferici.
Tutt’intorno, in un paesaggio da brivido e comunque suggestivo, i calanchi, grandi formazioni franose, sembrano ammonire sul futuro destino della Civita. L'erosione della calotta tufacea, provocata dagli agenti atmosferici, dall'instabilità dell'argilla e dai corsi d'acqua, il Rio Torbido e il Rio Chiaro, che incidono profonde valli, lungo i fianchi della rupe, iniziò a trasformare il paesaggio fin dalle epoche più remote, accentuandone la vocazione ad ospitare insediamenti umani volti al controllo strategico del territorio e importanti vie di comunicazione.
Dalla porta di Santa Maria, unico accesso alla Civita, si giunge alla prima piazza dell’abitato, Piazza Colasanti, il cui lato orientale è delimitato da due importanti edifici: Palazzo Cristofori e Palazzo Colasanti, di proprietà della famiglia più antica della città, in seguito trasferitasi a Bagnoregio. La vita cittadina si svolge nella Piazza del Duomo vecchio, sulla quale domina la chiesa parrocchiale di S. Donato che fino al 1699 fu il duomo di Bagnoregio. La chiesa si erge su una breve scalinata, preceduta da quattro colonne di granito, probabilmente residui di un tempio pagano. La facciata molto probabilmente nei secoli passati era ornata da un portico, mentre l’edificio attuale è il risultato di vari rifacimenti. L’impianto è romano, il campanile romanico è a pianta quadrata e alla base sono inseriti nella muratura due sarcofagi etruschi in pietra. L’interno della chiesa è suddiviso in tre navate da arcate a tutto sesto. Nel 1511 fu demolito il coro con la cripta e fu ricostruito il presbiterio allungando le navate, (ciò comportò la distruzione dell’antico presbiterio). Sull’altare spicca la stupenda immagine del crocefisso ligneo policromo del ‘400, l’opera più interessante della chiesa, che, durante il venerdì santo, viene trasportato in processione da Civita a Bagnoregio. Nella piazza, oltre l'antico palazzo comunale, si trova il palazzo Alemanno - Mazzocchi, oggi sede del Museo Geologico e delle Frane che illustra lo stato dei luoghi e le ragioni geologiche che hanno determinato il presente assetto paesaggistico; presenta le ricerche scientifiche e i progetti in corso. 

Portale di un palazzo

Palazzo Colasanti

La piazza del Duomo, a destra il palazzo comunale

  Scorcio della piazza

  Scorcio della piazza

Il palazzo Alemanni - Mazzocchi Il Duomo  
Castelvecchio visto dall'alto ILa piazza nel 2002 durante gli scavi  
Porta S. Maria dall'esterno Porta S. Maria dall'interno  
Scorcio della piazza Scorcio della piazza  
L'antico palazzo comunale I calanchi  
 

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