Il Castello di Leano (La forchetta del diavolo) a 360°

 

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di Giacomo Mazzuoli

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Resti della torre campanaria

Siamo su un pianoro a pochi chilometri in linea d’aria dalle rive martane del lago di Bolsena. Non abbiamo incontrato anima viva nel raggio di parecchie miglia, il primo caldo estivo comincia a farsi sentire mentre risaliamo la rupe dove spicca questo curioso ed imponente rudere che sembra sfidare la forza di gravità. La sagoma dei resti di questa torre campanaria di circa 50 metri di altezza ha stimolato la fantasia popolare tanto da attribuirle l'appellativo di Forchetta del diavolo. Dalla collina si scopre una visuale unica che abbraccia tutta la Tuscia: i monti Cimini, la cupola di Santa Margherita, il lago, il mare. A poca distanza dalla torre emergono in maniera piuttosto evidente anche i ruderi di un castello medievale (XII – XIII secolo). Dai vari resti epigrafici rinvenuti si può ipotizzare che questo sito appartenesse, durante l’età imperiale, al territorio di Visentium. Probabilmente faceva da confine tra l’agro Visentino della tribù Sabatina e quello di Volsinium, attribuito alla tribù Pomptina. Alcune notizie risalenti al Medioevo lo associano alle dipendenze di Viterbo e poi di Tuscania. G. Signorelli cita la presenza due chiese pertinenti al castello, una dedicata a S. Lorenzo e l’altra a Santa Maria. Probabilmente il sito fu abbandonato definitivamente già dal 1349, quando un violento terremoto colpì il viterbese. In una mappa del 1710, nel territorio compreso tra Viterbo, Marta, Tuscania e Montefiascone, compare anche al località di Montalliano con particolari che fanno riferimento ai ruderi del castello, un campanile e una chiesa diruta. Della chiesa non è rimasta traccia alcuna.

Resti della torre campanaria

Resti della torre campanaria

Resti della torre campanaria

  Resti del castello

  Resti del castello

Resti del castello

Resti del castello

 
     
     
     
     
 

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