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Siamo su un pianoro a pochi
chilometri in linea d’aria dalle rive martane del lago
di Bolsena. Non abbiamo incontrato anima viva nel raggio
di parecchie miglia, il primo caldo estivo comincia a
farsi sentire mentre risaliamo la rupe dove spicca
questo curioso ed imponente rudere che sembra sfidare la
forza di gravità. La sagoma dei resti di questa torre
campanaria di circa 50 metri di altezza ha stimolato la
fantasia popolare tanto da attribuirle l'appellativo di
Forchetta del diavolo. Dalla collina si scopre una
visuale unica che abbraccia tutta la Tuscia: i monti
Cimini, la cupola di Santa Margherita, il lago, il mare.
A poca distanza dalla torre emergono in maniera
piuttosto evidente anche i ruderi di un castello
medievale (XII – XIII secolo). Dai vari resti epigrafici
rinvenuti si può ipotizzare che questo sito
appartenesse, durante l’età imperiale, al territorio di
Visentium. Probabilmente faceva da confine tra l’agro
Visentino della tribù Sabatina e quello di Volsinium,
attribuito alla tribù Pomptina. Alcune notizie risalenti
al Medioevo lo associano alle dipendenze di Viterbo e
poi di Tuscania. G. Signorelli cita la presenza due
chiese pertinenti al castello, una dedicata a S. Lorenzo
e l’altra a Santa Maria. Probabilmente il sito fu
abbandonato definitivamente già dal 1349, quando un
violento terremoto colpì il viterbese. In una mappa del
1710, nel territorio compreso tra Viterbo, Marta,
Tuscania e Montefiascone, compare anche al località di
Montalliano con particolari che fanno riferimento ai
ruderi del castello, un campanile e una chiesa diruta.
Della chiesa non è rimasta traccia alcuna.
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