Regia di Peter Jackson.
Con Elijah Wood, Ian McKellen, Orlando Bloom,
Viggo Mortensen, Liv Tyler, Dominic Monaghan,
Christopher Lee.
USA- Nuova Zelanda, 2001-2004
Valutazione:***
È difficile riassumere una trilogia basata su
un testo di oltre mille pagine che è anche il libro più
letto del novecento, tuttavia ci proverò.
Nel suo racconto-saga, John Ronald Reuel Tolkien pone un
oscuro signore chiamato Sauron, rappresentante supremo
del male, deciso a distruggere le popolazioni della
“terra di mezzo”, suddivise in stregoni, uomini, elfi,
nani e hobbit, piccoli abitanti abili e pelosi di un
luogo chiamato Contea. Sauron forgia venti anelli in cui
riversa il suo potere; li concede tre ai re degli elfi,
sette ai principi dei nani, nove agli uomini mortali.
Infine, in segreto, ne forgia uno per sé, l’anello
supremo del potere, che porta alla rovina psichica
chiunque ne venga in possesso. Solo due esseri in tutta
la terra sono insensibili al male che scaturisce
dall’anello: Gàladriel, regina degli elfi del reame
boscoso, dotata di preveggenza e di grande fascino, e
Tom Bombadil, misterioso essere chiamato “il Messere”,
abitante in una zona a nord-ovest della terra di mezzo e
vergognosamente dimenticato da Peter Jackson nelle quasi
dieci ore di proiezione, tanto dura la trilogia filmica.
Secondo Gandalf il grigio, stregone buono e depositario di un enorme
sapere, l’unico modo per neutralizzare il potere
malefico dell’anello è quello di distruggerlo, e per far
ciò non bastano le forze della terra di mezzo, occorre
rigettarlo nella fornace ardente del Monte Fato, il
vulcano da cui Sauron lo ricavò molto tempo prima che se
ne conoscessero gli effetti. Frodo Baggins, hobbit della
contea, si offre per l’impresa, e con lui vanno altre
otto “guardie del corpo”, tra cui Gandalf stesso, un
elfo, un nano, due uomini e tre hobbit (“La compagnia
dell’anello”).
L’anello, che apparentemente ha la sola proprietà di
rendere invisibili, attrae chiunque ne venga a contatto,
anche solo visivo.
Da quando si forma la compagnia fino all’epilogo,
l’anello, ormai dotato di “coscienza” propria, viene
toccato ed irretisce un numero sempre maggiore di
esseri.
L’impresa raccomandata da Gandalf ha il suo epilogo nel terzo film (“Il
ritorno del re”). Frodo arriva sopra la fornace, ma
invece di gettarvi l’anello decide di diventarne il
padrone, quando un essere di nome Gollum glielo strappa
dalle mani, ma precipita con esso nella fornace, in cui
finalmente l’anello verrà liquefatto. Sauron, persa la
battaglia finale, vedrà sgretolarsi il suo esercito di
orchi e creature malefiche.
Enorme impiego di comparse e di effetti speciali in questo film durato
diciotto mesi di riprese in Nuova Zelanda, in cui il
regista sembra talvolta accontentare la produzione, più
che restare fedele allo spirito del testo; questo,
infatti, è stato tradito a più riprese, tanto che lo
stesso figlio di Tolkien ha disconosciuto il film.
Grande successo di pubblico e di critica: quattro Oscar
assegnati a “La Compagnia dell’anello", due a “Le
due torri” e ben undici a “Il ritorno del re”.
Efficaci e attraenti le figure di Legolas, Aragorn,
Gandalf, Gàladriel ed Eowin, come anche quella del fido
Sam, hobbit e giardiniere di Frodo; del tutto inutile
quella di Arwen, lenta e noiosa nell’esprimersi, il cui
unico pregio è nella bellezza dell’attrice (Liv Tyler.
Un tris di DVD che fa figura, ma se siete appassionati
di fantasy dovete leggere il libro, di molto superiore
al film (come è ormai tradizione...)