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A cura di Mario Salini

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Le Invasioni Barbariche



 

La scheda

Regia di Denys Arcand.
Con Rémy Girard, Stéphane Rousseau, Marina Hands, Pierre Curzi.
Canada-Francia, 2003
Valutazione :***
 
  Canada, anni ottanta. Rémy, ex professore di storia dal passato sessualmente tumultuoso, è afflitto da un cancro in fase terminale. Viene costantemente assistito da un figlio il cui talento finanziario ha reso ricchissimo, dalla moglie, dalla futura nuora e da due ex-amanti. Rémy riceve visite quasi costantemente, discorre amabilmente con le due amanti e si irrita spesso con un collega, presentando la sua filosofia di vita disincantata e forse un po’ spregiudicata. Rémy ha anche una figlia che sta navigando su una barca a vela nell’oceano, la quale, ripresa da una telecamera, gli manda un saluto affettuoso ma è ignara di ciò che gli sta accadendo.
 
Questa ripresa con bacio virtuale finale è rivista spesso da Rémy, che la conserva come fosse una reliquia.
Quando, a morte imminente, Rémy chiede che gli venga risparmiata l’agonia finale, il figlio accetta di eseguire la volontà paterna.
  Psicodramma a tinte non fosche come lascerebbe presupporre il tema dell’eutanasia, il film è anche una piacevole rilettura storica sullo sterminio dei latinoamericani ad opera degli europei, un’opera discorsiva e raffinata sulle convinzioni del protagonista, che non risparmia ampie lezioni di scetticismo ad una suora che è anche infermiera, una commovente rappresentazione del legame padre-figlia, con una scelta finale che divide le coscienze ma fa riflettere senza pregiudizi. Diciassette anni dopo, ‘Le Invasioni Barbariche’ è la continuazione ideale del film “Il Declino dell’Impero Americano (1986”, che aveva già ottenuto un larghissimo successo di pubblico: sempre più gli Stati Uniti si affermano come potenza egemone ma in crisi, e gli europei, afroamericani ed asiatici che vi si trasferiscono rappresentano i nuovi barbari invasori.
  Film colto e ricco di citazioni filosofiche, politiche, storiche, letterarie e cinematografiche, ha meritato l’Oscar 2003 come miglior film straniero, è stato premiato a Cannes (migliore attrice a Marie Josée Croze e migliore sceneggiatura) e ha ottenuto tre premi César.
  Raccomandabile, ma da gustare senza pop-corn e patatine fritte.

Valutazioni :
***** Capolavoro ; **** Ottimo ; ***Buono ; ** Discreto ; * Da evitare

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