Regia di Antoine Fuqua
Con Clive Owen, Keira Knightley, Ioan Gruffudd,
Ivano Marescotti.
USA, 2004
Valutazione :*
Quinto secolo dopo Cristo. Artù, che la regia
ha trasformato in un cittadino romano, viene incaricato
dal vescovo Germano di recarsi con i suoi cavalieri in
Britannia e riportare a Roma una famiglia patrizia che è
rimasta intrappolata tra le nebbiose pianure del nord.
Il premio per l’impresa sarà un lasciapassare per tutto
il territorio romano e la libertà. Artù, poco incline
all’obbedienza papalina e dopo alcune titubanze
iniziali, accetta l’incarico e parte con i suoi
cavalieri per la Britannia, ben sapendo che l’impresa è
molto rischiosa, in quanto deve attraversare il
territorio su cui spadroneggiano i Sarmati, popolo
bellicoso che preme sui confini romani da nord–est. Artù,
che si è guadagnato la fama di non aver mai perso in
battaglia, arriva al Vallo di Adriano e localizza la
famiglia romana, per la verità un po’ restìa ad essere
riportata a Roma. Artù, però, si impone, ‘cattura’ la
famiglia romana e inizia con i suoi cavalieri il viaggio
di ritorno. I britanni mettono loro i bastoni tra le
ruote, poi è la volta dei Sarmati, ma Artù e
Lancillotto, supportati da un’inedita Ginevra con
caratteristiche simili a quelle di un dogo argentino,
riescono nell’impresa e consegnano i nobili romani al
vescovo committente, che dona loro i lasciapassare
promessi.
Il cinema contemporaneo torna a confrontarsi con la storia (“Il
gladiatore”), o con la letteratura mitologica (“Troy”),
generalmente facendone scempio, e sperando di farsi
perdonare dal pubblico con l’utilizzo di effetti
speciali che arricchiscono le scene di comparse, di
sangue o di violenza. Non fa eccezione questo King Artur,
in cui le lame dei coltelli e delle spade sono affondate
inesorabilmente nella carne dei nemici, anche quando
questi sono inermi.
Artù (Clive Owen), è ben aderente al ruolo di soldato
forte e leale. Lancillotto (Ioan Gruffudd), che non può
fregiarsi del titolo di ‘sir’ in quanto latino, rimane
un po’ in disparte nella vicenda ed offre con parsimonia
il suo bel faccione orgoglioso. Ginevra (Keira Knightley),
abile come un samurai nel pugnalare ed altrettanto abile
nel tirare con l’arco, non perde tempo in chiacchiere
con il fiero Lancillotto. La Knightley sarebbe più
adatta come partner di Indiana Jones o di Conan, mentre
perde inesorabilmente il confronto con le Ginevre
precedenti, da Julia Ormond (“Il primo cavaliere”) ad
altre del passato, nei confronti delle quali risulta
addirittura ridicola (penso ad Ava Gardner nella
“leggenda dei cavalieri della tavola rotonda”).
Meglio dei ‘reality show’ e di alcune ‘fiction’
strappalacrime in cui si esibiscono le virtù eroiche di
qualche cosiddetto santo; inferiore ad un buon telefilm
poliziesco, del tipo ‘Crime Scene Investigation’, di cui
esiste una buona collezione DVD in edicola a prezzo
abbordabile.