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A cura di Mario Salini

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Frankenstein Junior



La scheda

Regia di Mel Brooks
Con Gene Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Teri Garr, Gene Hackman, Madeline Kahn.
USA, 1974
Valutazione :****
 
  USA, XX secolo. Il celebre neurochirurgo Frederick Frankenstein (Gene Wilder) insegna in un’università statunitense ed è un’autorità nella sua disciplina, ma avverte come peso insostenibile la sua discendenza con il famoso barone Victor e per questo motivo storpia la pronuncia del suo stesso cognome in ‘Frankenstin’. Un giorno riceve la notizia che il barone gli ha lasciato una cospicua eredità e che deve recarsi in Transilvania per prenderne possesso. Là giunto, conosce il servitore Igor (Marty Feldman), che si fa chiamare Aigor per ripicca, e la procace Inga (Teri Garr), assistente di laboratorio. Scopre fortuitamente gli appunti del nonno e decide di realizzare anch’egli una creatura con vita propria, partendo da un cadavere ed ‘innestando’ su esso il cervello di un famoso scienziato per poi rianimarlo con scariche elettriche. Ci riesce, ma il cervello utilizzato, essendo appartenuto ad un individuo anormale, dà vita ad un singolare personaggio: buono, umoristico, tuttavia muto. Alla serie di disastri tragicomici che il ‘mostro’ combina, Frankenstein Junior dovrà porre fine con un’operazione ardita e rischiosa: il trasferimento dei cervelli e delle coscienze tra sé ed il mostro. L’operazione riesce in pieno ed il mostro spiega, agli abitanti del villaggio giunti sul posto per una sommossa, come il solo che abbia solidarizzato con lui sia stato proprio il giovane scienziato. La sua esposizione convince tutti, la gente se ne va e la pace ritorna, con la non piccola differenza che l’ex mostro prende in moglie Elisabeth, ex fidanzata di Frankestein, e quest’ultimo si sposa con Inga, meno nevrotica e più ‘caliente’ di Elisabeth.

 Film di comicità irrefrenabile, è forse la migliore parodia di Mel Brooks. Gli attori sono al meglio delle loro possibilità e la scenografia (Brooks-Wilder) è degna dell’Oscar. Marty Feldman gioca con parole e significati (lupo ululì, castello ululà), rifiuta che solo si accenni alla sua vistosa gobba destra – che durante una scena si ‘trasferisce’ a sinistra – rimane servitore fedele solo se gli conviene e tenta di prendere possesso sessualmente della fidanzata del padrone, peraltro respinto in modo vistoso. Gene Wilder emana pazzia e guarda davanti a sé con occhi fiammeggianti e psicotici, che ricordano molto quelli del nonno. Gene Hackman presta la sua partecipazione in modo eccezionale per una sola scena, peraltro buffissima. Almeno per una volta Mel Brooks rimane dietro la cinepresa, e non rovina le riprese del film, come era già successo nel finale di ‘Mezzogiorno e ½ di fuoco’. Cult-movie da vedere almeno una volta al mese, per riconciliarsi con la vita.
 

Valutazioni :
***** Capolavoro ; **** Ottimo ; ***Buono ; ** Discreto ; * Da evitare

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