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KARNAK Alla scoperta del Tempio più grande del mondo
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Foto e testi di Giuseppe Moscatelli |
Sosta obbligata a Luxor, l’antica Tebe, per chi percorre il tour archeologico dell’Egitto per ammirare le rovine di un tempio, o meglio di un complesso templare, tra i più imponenti che l’antichità ci abbia tramandato. Sulla riva destra del Nilo, oltre una vastissima area attrezzata per le visite turistiche, con grandi spazi di transito, parcheggi, negozi, servizi e quanto altro necessario per una piena fruibilità, si elevano le rovine del complesso monumentale sacro di Karnak, edificato in un arco cronologico di oltre 1600 anni, dalla XII alla XXX dinastia. In origine, venti secoli ca. prima di Cristo, il re Sesostris I ordina la costruzione di un sacello con tre piccoli ambienti di cui oggi non rimane pietra su pietra. Da questo momento tuttavia il progressivo disordinato sovrapporsi di costruzioni e strutture darà vita a quell’immensa area sacra le cui rovine ancor oggi suscitano la nostra meraviglia. In pratica non ci sarà faraone, nel corso di sedici secoli, che non apporti qualcosa di suo all’area templare: demolendo, ricostruendo, ampliando, modificando, talvolta usurpando o riutilizzando ai propri fini le costruzioni preesistenti come vere e proprie cave di materiali per l’edilizia. Il complesso templare era dedicato al dio Amon, alla sua sposa Mut e a loro figlio Khonsu. I templi di Amon e di Luxor erano collegati per un tratto di ca. tre km da un viale di sfingi con testa d’ariete. Il tempio di Amon vero e proprio sorge su un’area di ca. 30 ettari in cui possiamo trovare anche un piccolo lago per le abluzioni sacre. Curiosamente l’attuale grande ingresso monumentale è cronologicamente tra le strutture più recenti dell’area, aprendosi infatti nella cinta muraria edificata durante la XXX dinastia. Tra le emergenze più spettacolari del sito possiamo ammirare la grandiosa “Sala Ipostila” con le sue favolose 134 colonne che ancor oggi si innalzano possenti verso il cielo, seppur restaurate e integrate, con il loro straordinario corredo di rilievi e iscrizioni ad eternare la gloria di Ramses II che la edificò completando il lavoro intrapreso dal padre Sethy I. Nell’area si elevano ancora alcuni svettanti obelischi, mentre la sezione di uno di monumentali dimensioni è posata a terra. Proviene dal tempio di Karnak anche l’obelisco di Thutmosi IV che oggi si erge a Roma in piazza San Giovanni in Laterano. E del resto è noto che vi sono più obelischi a Roma che in tutto l’Egitto. Di grande suggestione la visione del lago sacro di Amon, nelle cui vicinanze si trova la statua di Khepri, lo scarabeo sacro che simboleggia il Sole nascente, e intorno al quale i turisti, seguendo un’antica tradizione, compiono i tre rituali giri in senso antiorario, un pò per la fascino dei luoghi, un pò per scaramanzia.
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