Gli affreschi che decorano il Palazzo
Farnese di Gradoli sono tutt'oggi assai poco
conosciuti e studiati. Confidiamo quindi che questo
lavoro invogli i nostri lettori a visitarli e,
soprattutto, costituisca per i più attenti e
interessati uno stimolo per l'approfondimento e la
ricerca personali, al fine di fornire un contributo
originale alla loro conoscenza.
Rinviando allo specifico articolo per
quanto riguarda l'architettura e la storia del palazzo,
ricordiamo che le sale affrescate sono quattro: due al piano
nobile e due al secondo piano. Al primo piano troviamo il
grande "Salone Ducale", attualmente adibito ad aula
consiliare del Comune di Gradoli; e la "Sala centrale",
attualmente adibita ad uffici di segreteria.
Al secondo piano abbiamo il "Loggione" o "Sala dei Filosofi"
e la corrispondente "Sala centrale", originariamente
adibita a sala d'udienza: entrambi gli ambienti sono oggi
occupati dal Museo del Costume Farnesiano, del quale
pure trattiamo a parte.
Gli affreschi hanno seguito o, per meglio dire, "subito" le secolari
vicende del palazzo: dai fasti farnesiani alla decadenza
delle epoche successive; dalla pruderie dei Padri Filippini,
che arrivarono a raschiare le immagini ritenute
sconvenienti, all'oltraggio delle soldataglie francesi che
si accamparono nel palazzo. Dallo sfarzo delle origini
all'incuria di tempi non lontani, quando, nel salone nobile
adibito a palestra, si giocava a pallacanestro "ricevendone
sorprendentemente ben pochi danni", come ha annotato un
viaggiatore e cronista inglese.
Particolare del
fregio monocromo del Salone Ducale
Il salone nobile
con il camino monumentale
Particolare del
finto portico architravato
Il salotto del
primo piano
Finta colonna
di separazione dei
riquadri a grottesche
Riquadro a
grottesche incorniciato con greca
Grottesca con
volto e giglio Farnese
Candelabra
Riquadro con
grottesche
Particolare di
candelabra
Particolare del
fregio
a grottesche
Nella sala centrale del
piano nobile, che convenzionalmente abbiamo definito "salotto"
come pure faremo per la corrispondente sala del secondo
piano, troviamo, come nel Salone Ducale, una fascia
pittorica che corre immediatamente al di sotto del soffitto,
per un'altezza di circa due metri. Una analoga rifinitura
chiara che simula finti rilievi di stucco delimita, in alto
e in basso, il fregio monocromo a grottesche, anche in
questo caso realizzato in gradazioni di grigio su fondo
turchino. La sala è attualmente adibita, come abbiamo già
ricordato, ad uffici di segreteria comunale.
Il fregio affrescato, unica decorazione pittorica superstite in tutta la
sala, appare alquanto deteriorato; come se il restauro, che
ha interessato tutti i cicli pittorici del palazzo, non
avesse ripulito a fondo la superficie affrescata,
lasciandola per così dire "offuscata". Nondimeno il
fregio risulta di grande interesse e tutti i suoi elementi
appaiono chiaramente visibili.
La decorazione del fregio monocromo del salotto appare più
articolata e complessa rispetto a quello del Salone Ducale
ed è caratterizzata dalla presenza, assolutamente prevalente
rispetto ad altri motivi pittorici, di uomini e donne
indaffarati in curiose e non sempre evidenti operazioni,
avvolti o arrampicati sui girali di acanto che costituiscono
il trait-d'union di tutte le composizioni del piano nobile.
Si possono anche ammirare putti, amorini e due figure
femminili, una alata, assise su un trono, nell'atto di
compiere gesti solenni.
Gli ometti, raffigurati per lo più nudi o con una sorta di
tunica che all'altezza del busto assume l'aspetto di una
corazza; e le donnine, che indossano una specie di peplo o
altro abbigliamento di foggia classica, prendono
sottobraccio i girali, vi si arrampicano sopra, si porgono
non ben definiti oggetti, suonano lunghi strumenti musicali
a fiato.
Questa particolare scelta iconografica ha fatto pensare che i personaggi
e gli eventi ritratti non abbiano una funzione meramente
decorativa ma assumano un valore di tipo allegorico. La
donna alata con corona di foglie (alloro?) sulla testa e
l'indice destro alzato con fare ammonitorio è stata così
interpretata come la Gloria; la figura femminile seduta su
un trono e che stringe nelle mani un libro e uno specchio
potrebbe a sua volta essere identificata con la Prudenza o
la Sapienza. Le due figure considerate nel loro insieme, con
le varie figure di contorno, potrebbero rappresentare una
allegoria della contrapposizione tra gioventù e vecchiezza,
tra Gloria e Sapienza.
Queste interpretazioni, invero avvincenti, sembrano però
contrastare con il fine ultimo delle decorazioni a
grottesche che, almeno in ambiente romano, è essenzialmente
quello di stupire, provocar meraviglia con la ricchezza di
variopinti e capricciosi motivi pittorici. Non può comunque
essere escluso, talora, un concomitante fine simbolico:
basti pensare ai numerosi liocorni, simbolo farnesiano per
eccellenza, che adornano il fregio monocromo del Salone
Ducale.