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Le operazioni di squadro
di detti terreni per la messa a dimora delle piante di olivo
furono effettuate dagli operai del Principe Torlonia con a capo
quel Bonifazi Ruggero, personaggio storico di Canino, detto il “Tredicino"
perché il tredicesimo di una famiglia numerosissima originaria
di Piansano. Il Tredicino è stato un importante poeta e
cantastorie locale ed ogni volta che lo incontravo lo
apostrofavo con il detto “ecco Ruggero detto il Tredicino, il
più grande cantastorie di Canino”: nella mia biblioteca conservo
con amore un suo libro di poesie con tanto di dedica.
In quegli stessi anni il Principe Torlonia
mise a dimora qualche migliaio di olivi ai lati della strada
interna alla propria azienda, che collega Musignano a Riminino.
Altri olivi erano già presenti presso le terme di Musignano e i
monti di Canino, compreso Poggio Olivastro; altro non erano che
i vecchi olivi selvatici, nati spontaneamente e coltivati dagli
Etruschi e dagli antichi Romani.
Nel 1935 la mia famiglia acquistò ii frantoio,
ancor oggi esistente e funzionante, di via del Boschetto, vicino
al campo sportivo di Canino. II frantoio fu tutto rimodernato,
azionato ad energia elettrica, vi furono installate sei
superpresse della marca “Pignone” di Firenze, fu fatta costruire
appositamente una macina di granito dell’Isola d’Elba, del peso
di oltre 90 q.li, per quel periodo considerata la più grande
d‘Italia. Inoltre il frantoio fu dotato di separatore centrifugo
azionato ad energia elettrica che permetteva di separare
automaticamente l'olio dall'acqua di vegetazione, che fino a
quel periodo era separato manualmente per “affioramento".
Nel 1939 a Canino, primo in Italia, fu
organizzata per volere di mio zio Pompeo Archibusacci allora
podestà del paese, insieme ad altri importanti olivicoltori di
Canino, la prima “Sagra dell’olivo”, evento che ebbe un risalto
mediatico a livello nazionale portando come esempio colturale
l’oliveto sperimentale delle Capoccette, di proprietà della
storica ed importante famiglia locale Caporioni, ancor oggi
attivi nel settore.
Nel 1952 a Canino lo Stato Italiano, tramite
l’Ente Maremma, preposto a tali mansioni, aveva effettuato
l’assegnazione delle terre espropriate ai grandi latifondisti
locali e non, in primi al Principe don Alessandro Torlonia, a
danno del quale venne effettuato il più grande esproprio
terriero in Italia in relazione ad un unico proprietario e, in
forma molto più ridotta, al conte Antonio Valentini di Laviano,
pronipote di Luciano Bonaparte e alla famiglia deli’avvocato
Mario Brenciaglia (imparentato sia con i conti Valentini che con
la famiglia De Andreis) che, pur non possedendo migliaia di
ettari di terra, fra l’altro tutta ben coltivata ad oliveti
anche sperimentali, furono comunque oggetto di esproprio. I
nuovi fermenti in agricoltura scaturirono dall‘impulso che la
riforma fondiaria stava dando ai nuovi coltivatori di quei
terreni, con la messa a dimora di nuovi impianti di olivi e con
tecniche di coltivazione ed impianto innovativi per l'epoca, Da
qui, grazie al]'impulso dato dall‘Ente Maremma, inizia l‘altra
storia della olivicoltura caninese che ci porta ai giorni
nostri.
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