| Il Poi nel brano di Luca, per noi più adatto, Gesù si trova in viaggio verso Gerusalemme e fa sosta nel villaggio di Betania, sulle pendici orientali del monte degli ulivi. E Gesù, con pazienza e calma, li catechizza gradualmente. L’atteggiamento particolare del Messia che i suoi amici costatavano era questo: giornate intensissime di lavoro, e sempre, sempre, lungo spazio per la preghiera. Il luogo dove questa volta si ferma a pregare, è qualche chilometro più avanti di Betania, sulle pendici del monte degli ulivi, di fronte a Gerusalemme. Gli apostoli non riuscirono mai ad imitarlo in ciò: si addormentarono infatti sia sul Tabor sia nel Getsemani. Lo ammirano e gli chiedono come avrebbero potuto fare loro ugualmente. Interprete, come al solito, dei desideri di tutti, è Pietro: “..Signore insegnaci a pregare…”. Oltre che una formula, gli apostoli chiedevano anche il segreto per restare a pregare a lungo, come faceva Lui. Il segreto della lunga preghiera non aveva in realtà bisogno di essere insegnato, derivando ciò soprattutto dall’amore a Dio, che induce a restare a lungo in colloquio con Lui. Gesù si limita a ricordare la sintesi essenziale di ogni preghiera: IL PADRE NOSTRO. E’ la preghiera che certamente, da bambini, ci è stata insegnata e sappiamo anche noi ripeterla quando viene declamata solennemente. Io vorrei proporti, quando hai tempo e modo, di recitarla, anche mentalmente, quando sei solo, dove nessuno ti osserva. Proverai cosa significa rivolgersi al Creatore che ha cura e premura di tutte le sue creature. C’è una frase che a me fa molto pensare, quando diciamo:”…perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore…”. E’ il punto fisso della dottrina del Cristo: perdonare sempre e tutti. Per attuare questo dobbiamo andare controcorrente all’istinto della nostra natura, che può prendere il sopravvento con il risentimento e il rancore. Quando riusciamo ad avere una dignitosa indifferenza verso quelli con i quali siamo in dissidio, ci sembra di fare quasi un eroismo e spingersi più avanti, tendere la mano, la consideriamo come una debolezza e ci sembra di essere noi dalla parte del torto; ma nel nostro animo non c’è pace. Signore, ancora una volta mi inviti ad attuare questo tuo comando “ amatevi”. Ci ho provato tante volte, ma non ho avuto mai il coraggio di seguire totalmente il tuo insegnamento. Quanto avrei bisogno di serenità interiore che tu mi garantisci se riesco a fare come Tu comandi! Lo so, è per il mio bene e ancora mi ostino a cercare soluzioni intermedie che mi lasciano sempre insoddisfatto. Fonte: www.viedellospirito.it |