| Gesù osserva l’ambiziosa gara dei commensali per prendere i primi posti e approfitta per imprimere profondamente una fondamentale lezione morale.
Con finezza psicologica, Gesù si riferì ad un altro ipotetico banchetto: “.. quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto.. va a metterti all’ultimo posto…”
Il primo posto al convito, è figura di qualunque preminenza umana al banchetto della vita sociale.
Nella parabola c’è l’insegnamento, come invito all’umiltà nelle relazioni umane; umiltà che consente, senza ingiustizie e contrasti, di essere conosciuti e amati.
Si dovrebbe rifuggire dal vano plauso umano, per ricevere onore e premio da parte di Dio; ossia si deve prendere l’ultimo posto nel convito terreno, per avere il primo posto nel convito celeste.
Poi Gesù si rivolge a colui che lo aveva invitato: “ Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anche essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi, e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti..”.
Termina il pranzo e sia gli invitati che il padrone di casa, restano attoniti e ammutoliti.
Alcuni speravano di prenderlo in fallo e invece al termine della lezione devono dire”…questo discorso è troppo impegnativo per metterlo in pratica”.
E’ il nostro atteggiamento comune. Se la parola di Dio ci propone la grande virtù della umiltà ( la vera virtù dei forti), siamo concordi e disponibili in teoria, ma esercitarla in pratica, quanto è duro.
Se hai un carattere autoritario, impulsivo, l’umiltà è assurda!
Se anche nel tuo cuore attecchisce la radice dell’orgoglio, esercitare la virtù della umiltà è degradante, umiliante per te.
Se provi anche qualche volta a metterla in pratica, il mondo ti considera un debole, un buono a niente…
Allora che fare?
Ecco il bivio: se aspiro anche inconsciamente all’onore, la gratitudine, il riconoscimento delle mie doti, la virtù della umiltà viene gradualmente soffocata.
Cosa devo fare Signore?
So che tu non sei mai stato accomodante.
E allora? Vorrei almeno iniziare con l’esercizio della umiltà mentale.
Se mi fanno elogi, invece di compiacermi pensando e ripensando a quelle belle parole che mi sono state rivolte, vorrei bloccare questo compiacimento dicendo a te Signore: sono un servo inutile – sono un povero peccatore..
Se altri hanno riconoscimenti che non meritano, aiutami o Signore, a non fare mille ragionamenti, anche logici, e riuscire a sovvertire tutto al negativo.
Veramente, o Signore, la mia debolezza la manifesto quando non ho la capacità di esercitare la grande virtù della umiltà.
Fonte: www.viedellospirito.it
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