Pubblichiamo le riflessioni di Padre Vincenzo Bordo sulla prossima Pasqua
Padre Vincenzo Bordo

 

  Medjugorje, occasione di polemiche per alcuni e di apparizioni della Madonna per altri. Non so che c’e’ di vero in cio’ ma mi ha colpito profondamente cio’ che Marija, una delle vegenti, ha dichiarato in una intervista: “Viviamo in un tempo di grande grazia, un periodo in cui in modo speciale vengono riversati su di noi immensi doni dell’amore di Dio’.

La prima reazione e’ stata: o questa persona non vede la Madonna, allora si spiega questa affermazione, o non legge i giornali da tanti mesi. Le cose peggio di cosi’ non possono andare ed ogni giorno si aggiungono cattive notizie a situazioni gia’ pessime. Non mi sembra che sia un tempo di “grande grazia”. Sarei portato a pensare il contrario. Ma poi, riflettendo con uno sguardo di fede, mi sono reso conto che, sì, viviamo una stagione (periodo breve e passeggero) di notevoli difficolta’ economiche, disorientamento morale, incertezze politiche ma che e’ anche vero che siamo immersi in un tempo (realta’ che si prolunga nello spazio) di grazia, come ha affermato la Vergine ai veggenti di Medjugorje.

Viviamo nel momento della Pasqua: periodo di gioia, speranza, pace, vittoria sul dolore e sulla morte. Siamo immersi in questa grande, luminosa e gloriosa realta’ che nessuna crisi passeggera puo’ travolgere o spazzare via. Allora viene spontanea una domanda : ma se Gesu’ e’ risorto ed ha portato un’era nuova di amore, perdono e giustizia, come si spiega tutta questa confusione e sofferenza? Questo imperversare del male? Mi ha aiutato molto a comprendere questa sconclusionata realta’ la meditazione del vangelo di Giovanni, quando Gesu’ appare a Tommaso, ricordate? - Tommaso, uno dei Dodici, non era con loro quando venne Gesù Risorto.

Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio” (Gv. 20,24-28).

Commentando questo testo si mette sempre in risalto l’incredulita’ di Tommaso distogliendo lo sguardo dall’altro protagonista del racconto: Gesu’. Questi, poiche’ e’ risorto, e’ entrato in una dimensione nuova: passa attraverso i muri, cambia fisonomia, e’ diverso, non muore piu’. E’ glorioso. Eppure porta ancora in se’ i segni della morte e della tortura subita. Quelle piaghe sono lì, vere ed autentiche come lo e’ la sua gloria. Ma se Gesu’ e’ un Dio cosi’ potente, perche’ non ha cancellato dal suo corpo perfetto e bello quelle vergognose lacerazioni? L’obbrobrio di quello squarcio ripugnante che porta ancora sul costato? Credo che quelle infamanti ferite siano lì per dirci che la risurrezione e’ iniziata ma non terminata; che la pace ha mosso i primi passi ma non ha concluso il suo cammino; che la Gloria di Dio, come un’alba nuova, e` appena spuntata ma non ha ancora completato il suo corso .

Allora, proseguendo in questa meditazione, mi sembra di poter dire che lui, splendente e vivo, lo incontriamo nella sua Chiesa, nei Sacramenti, nella Parola, nella bellezza del creato, e che le sue ferite le troviamo la’ dove c’e’ un uomo che soffre, un bimbo abbandonato, un emarginato, un rifiutato, una persona umiliata, una donna sfruttata, un anziano solo, un disoccupato disperato, un profugo, una vittima dell’ingiustizia… Queste persone sono le piaghe di Gesu’ risorto e lui ci dice ancora una volta: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato”. San Giovanni spiega questa apparente contraddizione dicendoci che nel momento della morte di Gesu’ e’ gia’ presente la sua risurrezione (Gv.19,30) e che nella sua splendente risurrezione ci sono i segni della sua morte: gioia e dolore, vita e morte si incontrano nell’istante senza tempo del Dio Gesu’. Questa favolosa certezza ricolma di speranza e’ cio’ che noi, seguaci di Gesu’, dobbiamo vivere e testimoniare ogni giorno nel nostro quotidiano.

Noi siamo chiamati ad essere profeti di questa nuova, stupenda realta’ che e’ iniziata due millenni or sono ma non e` terminata, che e` sì gloriosa ma anche ferita. Questa gioiosa e dualistica realta` pasquale e` il fondamento della mia vita e la spiritualita` che mi guida nel quotidiano. Andare ogni giorno alla ‘Casa di Anna’ e dare da mangiare a centinaia di fratelli che hanno fame e sono diseredati non e’ un atto di generosita’ o di umano pietismo per chi e’ provato dalla vita ma e’ un immenso dono d’amore. Perche` in quei rifiutati dalla societa’ riconosco le lesioni vive e sanguinanti del Signore Risorto ed in esse mi immergo come in un tuffo d’amore desideroso solo di amarle, curarle e farle mie.

Questo e’ quello che contemplo e prego ogni giorno prima di andare alla Mensa ed e’ cio’ che cerco di comunicare e condividere con i miei volontari. Osservando questo mondo e la societa’ nella quale viviamo, mi sembra di capire che la tremenda stagione di crisi e sofferenza che stiamo vivendo ha in se’ i segni del dolore e dell’afflizione, che Cristo continua a portare nel suo corpo glorioso e immortale, ma la fede, aprendoci lo sguardo ed il cuore, ci dice che quelle ferite appartengono al corpo di un Risorto che ha vinto la morte e la sofferenza.

L’alba di un’era nuova ricolma di speranza e di gloria e’ gia’ cominciata, e sebbene abbia ancora le luci suffuse e non ben distinte di una timida aurora, preannuncia la nascita di un nuovo giorno. Sì, credo fermamente che “Viviamo in un tempo di grande grazia, un periodo in cui in modo speciale vengono riversate su di noi immensi doni dell’amore di Dio’. In questa stagione di sofferenze ed incertezze si e’ affacciata l’era della speranza: il tempo della Pasqua e noi tutti siamo chiamati a testimoniare all’umanita’ intera questa vita nuova che e’ iniziata in Gesu’ Risorto.

Auguri. p.Vincenzo Bordo OMI
 

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