| Padre Vincenzo Bordo dalla Corea ci invia le sue riflessioni in occasione di questa ricorrenza che dà inizio all'anno della tigre. |
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14 Febbraio 2010: Capodanno lunare cinese.
Oggi per noi in Korea è l’inizio di un nuovo anno: l’anno della Tigre secondo il
calendario cinese.
In questa ricorrenza, la mattina presto, si è soliti celebrare in ogni famiglia il
“Rito degli Antenati”. E’ un culto che ogni primo figlio maschio deve fare con cura,
rispetto e devozione per i genitori morti. In cosa consiste?
Spiegarlo in due parole non è facile perché è una realtà complessa ed importante e a
ridurla a poche battute si rischia di non comprenderne il significato più profondo.
Forse proprio per questo quando nel 1500 padre Matteo Ricci, grande missionario
gesuita in Cina, astrologo, matematico e uomo di infinita cultura, parlò di queste
tradizioni presso la Curia Romana fu frainteso e da allora fu proibito ai cattolici
di celebrare tali riti perché considerati pagani. Ela questione si complicò
irrimediabilmente perché a partire da quell’episodio la Cina ha sempre visto la
religione cattolica come nemica della propria tradizione ed ha rifiutato in modo
perentorio ogni rapporto con la Chiesa di Roma. Solo negli ultimi decenni si e’
compreso che il culto degli antenati non è una forma di idolatria ma un rendere
omaggio ai parenti che ci hanno preceduto in cielo e perciò è stato permesso anche
ai cattolici di celebrarlo.
Ed ora io, nel primo giorno dell’anno della Tigre, con i miei ragazzi della casa
famiglia, alle 7 di mattina, mi trovo a preparare questo importante rito della
cultura orientale. L’ho visto fare tante volte ma non l’ho mai fatto in prima
persona. Ma oggi che il mio impiegato esperto ha il giorno libero, mi devo ingegnare
a gestirlo io stesso. E non è facile vista la complessità dell’atto che richiede
molta attenzione nei gesti e nella forma. Si deve predisporre un tavolo con due
candelieri, una piccola tavoletta con la scritta dei nomi delle persone scomparse e
un incensiere. Sopra di esso, con un ordine ben stabilito, si mette una gran
quantità di cibi prelibati da offrire agli antenati: bistecche, pollo, pesce, mele,
pere, cachi, dolci, castagne, vino, riso, took-cook (una minestra speciale che si
mangia solo in quest’occasione), polpette, frittelle…Quando tutto è pronto, davanti
a questa mensa-altare, con grande devozione ci si inchina due volte toccando la
fronte a terra, poi un terza volta con un inchino più lieve. Per alcuni minuti si
prega in silenzio affidando a quelle anime defunte tutti i desideri e le speranze di
un nuovo anno che sta per iniziare. Anch’io, insieme ai ragazzi, mi sono inchinato
ricordando i miei cari che sono in paradiso e pregando per loro.
Successivamente i giovani si chinano di nuovo con la fronte a terra davanti al più
anziano - che in questo caso sono io - in segno di rispetto e questi, dopo aver
fatto un bel discorso di augurio e di esortazione per il nuovo anno, elargisce loro
una bella “mancia”... che forse è il momento più atteso dai ragazzi. Dopodiché, con
grande gioia e letizia, tutti insieme consumano quei cibi offerti e si fa festa
dedicandosi ai giochi tradizionali in grande allegria. In questo modo oggi,
celebrando il culto degli antenati con i miei ragazzi, ho passato il mio capodanno
cinese. Qualcuno potrebbe arricciare il naso e dire: “Come fa un sacerdote
cattolico, con tali comportamenti, a non creare scandalo e confusione nella fede di
questi giovani cristiani?”. Il Dio nel quale io credo e che la Bibbia ci rivela è un
Signore Grande, Infinito, Onnipotente, che può solo sorridere davanti ad un rito
fatto per amore nei confronti dei genitori che ci hanno lasciato. Gesù non si
scandalizzerebbe di certo per questi piccoli gesti pienamente umani e carichi di
tanto affetto e devozione. Per chi dovesse essere perplesso di fronte a tali
affermazioni c’è ancora una precisazione importante: in senso strettamente tecnico,
il cattolicesimo non è primariamente una religione, cioè un insieme di riti,
preghiere, segni, norme etico-morali, atti di sottomissione alla creatura divina che
con devozione timorosa bisogna seguire alla lettera; in realtà è l’esperienza
sconvolgente di Gesù risorto e vivo. E’ una vita che si fa sua sequela. Un incontro
con una persona viva e presente in mezzo a noi.
Infatti, i primi seguaci del Signore non sono mai stati preoccupati di fondare una
nuova religione ma solo di testimoniare ciò che avevano visto e vissuto: che il
Messia che avevano amato, dopo la sua violenta morte sulla croce, era risorto e che
loro lo avevano veduto, toccato e avevano mangiato con lui. Ne avevano fatto una
così grande esperienza che ora insegnavano a tutti, senza paure, questa Nuova Via
(At.16,17; 18,26). Nei primi decenni del cristianesimo i seguaci di Gesù erano
conosciuti come coloro che seguono la “Nuova Via” e nessuno ha mai menzionato una
nuova religione(Gv. 14,6).
Essere cristiani significa seguire una Persona viva e farne una esperienza di vita
vissuta: di conseguenza la Chiesa non può ridursi ad un complesso di riti solenni e
liturgie pompose quando invece dovrebbe essere il luogo dove la comunità si
incontra, prega, condivide i beni, spezza il pane, ascolta la parola di Dio e fa
l’esperienza di Gesù vivo e presente. Il Concilio Vaticano II afferma che la Chiesa
è un popolo in cammino e che noi tutti apparteniamo a questo popolo. Questo mettersi
in cammino alla sequela di questo Signore sorprendente e fantasioso porta ad
incontrare persone nuove che pongono interrogativi nuovi. Culture diverse che
presentano istanze diverse. Mondi impensati che ci sfidano a percorsi coraggiosi non
preclusi da vecchi schemi religiosi. E’ fondamentale, quindi, essere attenti e
pronti ad un dialogo sincero; capaci di ascoltare fino in fondo senza pregiudizi e
remore fanatiche. E’ stata questa la sfida dell’apostolo Pietro con Cornelio (At.
10.30-48) e poi di tutti gli apostoli e i missionari di ogni tempo: non aver paura
di mettersi in cammino, di dialogare, di accettare le nuove sfide… Mi sembra che
dobbiamo imparare a concentrarci meno sulla grande e ricca tradizione della chiesa
per rivolgerci, con maggiore umiltà e fede coraggiosa, ad un presente che ci
interpella incessantemente e ad un futuro che si intravede carico di attese e di
domande. Questa è anche la mia piccola ed umile esperienza: ho accettato l’invito dello Spirito a mettermi in cammino, e in questi 20 anni di vita tra i poveri ho incontrato un Dio di bellezza e libertà, un Signore d’amore e giustizia, uno Spirito di gioia e di fortezza là proprio dove tutti dicevano che c’era solo un ambiguo paganesimo da evitare. Gli uomini e le donne anelano alla felicità, alla gioia e all’amore vero. Valori assoluti che il Redentore ci ha donato, ma che, io, noi uomini di chiesa, spesso non siamo in grado di testimoniare e proporre in maniera adeguata: altrimenti tutti, fedeli e non, invece di lasciare vuoti i banchi delle nostre chiese, ci verrebbero incontro chiedendoci di parlare della Persona che abbiamo incontrato e che ha cambiato la nostra esistenza. La quaresima, appena iniziata sia, per me e per tutti voi, amici amati, una occasione di autentica conversione (=cum vertere: volgere verso) passando da uno stile di vita fatto di piccole e infantili rinunce classicamente quaresimali (evitare peccati di gola, divertimenti, beni superflui; astinenza dalla carne) che hanno poco significato (Is. 58,5) ad una esperienza di vita volta a cercare il Signore vivo e presente tra gli uomini e le donne di oggi con una propensione al dialogo sincero, capaci di mettersi in discussione fino in fondo per testimoniare a tutti l’amore e la gioia del Risorto. Buona quaresima a tutti. p.Vincenzo Bordo omi PS: per conoscere e vedere qualcosa in piu’ della nostra opera visitare il sito nella sezione inglese: www.annahouse. or.kr |

























