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Ho visto il diavolo. Ho lottato con satana. Per un
momento, quando l’ho guardato in faccia, ho avuto paura…ma era diverso da
come me lo aspettavo…non aveva ne’ le corna e neanche la coda biforcuta…ma
era viscidamente accattivante e tremendamente seducente. Per un momento mi
ha avvinghiato con la sua astuta e malevola intelligenza. Cosa è successo?
Una premessa!
Come sapete da tanti anni mi occupo delle nuove povertà: disoccupati,
barboni, alcolisti, ex-carcerati, malati mentali, prostitute…gente che per
ragioni varie si trova a vivere sulla strada senza volerlo e spesso senza la
coscienza di essere sfruttata ed usata da altri…perché la loro vita è stata
sempre così e non ce n’è un’altra. Per questi fratelli e sorelle prima
abbiamo aperto un centro diurno, la ‘Casa di Anna’, dove
insieme ad un pasto caldo trovano tanta accoglienza, ascolto ed un aiuto
concreto nei loro bisogni primari: vestiti, barberia, medicinali, docce,
consulenza psicologica, legale… Poi è nata una seconda realtà, una ‘Casa-ritrovo’
per i ragazzi di strada: adolescenti che sono stati abbandonati dai genitori
e rifiutati dalla società. Infine è sorta una ‘Casa -famiglia’
per quei giovani che, terminato il programma, cercano di inserirsi
lentamente nel mondo del lavoro. Tre belle realtà che danno felicità a chi
vi lavora, speranza a tanta gente e consolazione al Padre che ama queste sue
creature. Tutta questa vita è un segno del Regno di Dio che viene in mezzo a
noi e buon auspicio per una società migliore.
Probabilmente, satana, vedendo tutta questa vita di amore e di gioia si è
impensierito un pochino e si è messo all’opera.
La prima volta che mi è venuto vicino mi trovavo nel pronto soccorso di
un ospedale con le flebo al braccio, a causa dell’allergia ai pollini, che
quest’anno mi ha dato seri problemi. Ero lì, solo, dolorante, con la febbre
alta… quando in un religioso silenzio il maligno mi si avvicina e con un
moto convincente mi insinua: ”Guardati come sei ridotto: ti dai anima e
corpo agli altri poi nel momento del dolore non hai nessuno che ti stia
vicino, ti consoli. Non hai neanche le forze per riprenderti. Sei troppo
stanco, debilitato, perché non ritorni in patria? Ormai hai dato tanto alla
missione. Torna alla tua terra d’origine. Fatti dare una parrocchietta
vicino casa e prenditi cura dei tuoi anziani genitori. Non dice la
Bibbia”Onora tuo padre e tua madre”?
A quell’accattivante invito grosse lacrime di dolore scendevano dai miei
occhi buii ed una solitudine straziante confondeva il mio fragile cuore. “Che
fare?” Ripetevo dentro di me in quel lettino di dolore.
Il diavolo, non datosi per vinto, mi si ripresenta pochi giorni dopo aver
lasciato l’ospedale. Avevo una gran voglia di stare con persone amate, amici
veri. Così una domenica pomeriggio decido di andare a trovare una famiglia
che mi è molto cara ed abita accanto a noi oblati. La mamma è una
intelligente signora che, avendo vissuto per molti anni all’estero, sa
comprendermi nei momenti di smarrimento. Il papà è una persona estremamente
affabile ed estroversa. La figlia una ragazza stupenda presa dalla vita e
dagli amori giovanili. Mi hanno accolto come un figlio ed ogni volta che li
vado a trovare mi sento ‘a casa’. Stare in loro compagnia mi piace e
mi aiuta molto. Così anche quel pomeriggio decido di passarlo con essi:
solita accoglienza, solito calore ed affetto. Si parla di tante cose poi la
signora mi fa: ”Sai, per motivi di lavoro, dobbiamo trasferirci in
un’altra città, comunque tu sarai sempre il benvenuto nella nostra famiglia”.
Mi sento mancare.
La sera ritorno in comunità e quando vado in cappella per pregare mi
rendo conto di non riuscirci sono troppo arrabbiato con Dio: ”Ora mi
togli anche queste amate persone ma che vuoi da me? Non è troppo tutto
questo?”.
Una dolce e calda voce mi risuona nell’orecchio: ”Certo che in Italia gli
amici non ti mancherebbero. Sono più di 14 anni che fai questa vita con
devota abnegazione e quasi al limite dell’umano. Ormai hai fatto tanto;
prima di diventare troppo vecchio e perdere completamente le radici della
tua gioventù, ritorna a casa. Dio non ha detto che devi amare gli altri come
ami te stesso? Comincia ad amare anche te stesso e cerca di pensare un pò di
più alla tua salute! Perché non lasci tutto nelle mani di qualcun’altro e
non ritorni dai tuoi amici?”- mi sussurra pacatamente l’angelo
tentatore-
Forse ha proprio ragione! Sono allettato da questo invito ma anche confuso!
Passano i giorni ed io continuo a crogiolarmi in questi dolci pensieri:
finire questa vita da vagabondo e dedicarmi di più alla preghiera ed allo
studio nella mia natia patria. Il mio cuore è in tumulto e la mia anima
tentenna ma continuo a lavorare in cucina ed ad occuparmi dei ‘miei
poveri’. Non è passata neanche una settimana da tutte queste
vicissitudini che una sera, finito il lavoro alla mensa, vado, come di
solito, al Centro dei ragazzi. E’ il compleanno del ‘piccolo’-13 anni
di cui metà passati in un orfanatrofio e l’altra metà vagabondando per le
strade della città- così penso di fare un po’ di festa con loro. Al vicino
negozio compro 8 bottiglie di Coca Cola, 7 Kg di frutta, dolci vari e con
questo scatolone di delizie mi reco al Centro per far festa. Per le scale
metto male il piede, scivolo, rotolo giù fino in fondo e faccio uno scoppio
terribile…il ‘botto’ e’ così forte che da dentro lo sentono e vengono
in mio soccorso. Il dolore è atroce…non riesco a respirare.. dopo diversi
minuti passati immobile, lentamente, con l’aiuto degli altri, mi alzo e mi
sdraio sul letto. All’ospedale mi diagnosticano una contusione all’anca con
un grosso ematoma e frattura di una costola: due mesi di convalescenza!
Quando sono solo in camera piango e mi dispero: ”Perché tutto questo?”
Il giorno dopo sarei dovuto andare con degli amici per un favoloso giro in
bici. A proposito mi ero dimenticato di dirvi del ‘mio grande amore’:
la bici. Quando sono arrabiato e deluso allora inforco la mia cara bici e
via su per i viottoli di montagna a scaricare i miei rancori ed il mio
stress. Oppure mi dirigo lungo la strada del fiume dove i miei pensieri e le
mie preoccupazioni sembrano essere trasportate lontano dalle placide onde.
Oppure pedalo lungo il viale alberato sotto quelle fronde fresche e gaie che
mi parlano del Creatore e mi ridonano energia nuova. Devo tanto a questa ‘cara
amica’ che conosce il mio cuore più di qualunque altro- Ora anche questa
piccola gioia della vita mi è tolta: ”Dio perché mi accade tutto questo?”-un
grido di dolore si leva dal mio animo-. Sono tanti anni che sono a fianco di
questi tuoi figli/e come compagno di cammino nelle loro poche gioie e nei
loro grandi dolori. Vivo e dono loro ogni giorno la mia vita senza sconti e
con dedizione totale ma ora tutto ciò è troppo! Non ce la faccio più. Pianto
tutto e me ne vado.
Nel grande silenzio dell’Onnipotente percepisco dentro di me un’altra
voce che mi sembra familiare e mi suggerisce suadente nel cuore: ”Tutto
ciò ti succede perché sei esausto. Riposati. Lascia stare i barboni, che
tanto non cambieranno mai, saranno sempre degli ubriaconi falliti. Finisci i
tuoi studi teologici con un bel dottorato in missiologia poi, dall’alto
della tua ragguardevole esperienza, potrai insegnare a tanti giovani
seminaristi come fare la missione…”.
Ci medito sopra; l’idea mi attira poi un pensiero: ”E’ questa la volontà
di Dio oppure Lui mi chiama a stare a fianco dei miei poveri?”. Sono
confuso, stanco, tentenno non so cosa fare, non so qual’è la decisione
giusta da prendere.
Lentamente passano 4 mesi di lotte, dolori, conflitti, angosce e solitudini;
progressivamente mi metto in sesto e riprendo, con quel briciolo di fede che
mi è rimasta, a camminare, seppur con fatica, a fianco dei miei fratelli più
bisognosi. Sento di amarli perché loro mi amano, perché Lui li ama. Nella
grotta di Betlemme ha anteposto pezzenti pastori ai ricchi dignitari di
Gerusalemme. Ha preferito il povero Lazzaro al ricco epulone. Il figlio
prodigo al fratello che si riteneva giusto. Ha scelto come ultimo amico un
ladrone pentito. Ha voluto come prima testimone della resurrezione la
prostituta Maddalena. Ha chiamato i poveri, gli affamati, gli ignudi…: ”Beati,
privileggiati del Regno”. Perciò anch’io cercherò, con tutto me stesso,
di amare questi cari amici di Gesù.
I loro passi saranno il mio cammino: i loro tuguri la mia casa: il loro
dolore la mia passione. Ma dopo questa dura lotta con il demonio mi sembra
di capire che non sarà facile e che le tentazioni non saranno tanto mangiare
quel dolce a quaresima o fare un pensiero sessuale in un momento di
stanchezza ma pensare di allontanarmi dal progetto di Dio, tentennare
davanti al suo volere per un vita più comoda, facile, senza croce, come
quella mostratami dal maligno.
Chissà quando quel farabutto di satana si ripresenterà ancora.
Sicuramente la prossima volta mi attirerà in maniera più astuta e
convincente. Questa volta è stata dura ma lo Spirito di Dio non mi ha
abbandonato: Grazie Gesù! Grazie anche del giro in bici di ieri con i miei
amici: è stato stupendo. Grazie Signore. Con affetto sincero.Vostro Vincenzo
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