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Avete mai sentito parlare dell’ottavo
sacramento? Probabilmente no. E' la prima volta che ascoltate questa
strana parola perché nella catechesi parrocchiale si insegnano i Sette
Sacramenti: battesimo, cresima, comunione, ordine, matrimonio… e non si
va al di là di quelli. A dire il vero anch’io, dell’ ottavo sacramento,
pur vivendolo da tanto tempo, ho preso coscienza solo ultimamente. Ma di
cosa si tratta? Prima di continuare questo provocatorio dialogo vorrei
offrirvi una icona, una immagine forte e bella, per spiegare quello che
sto affermando.
Dice il Vangelo: “Presero il corpo di Gesù, lo legarono con panni di
lino insieme con aromi, come è usanza di seppellire presso i Giudei (Gv.19),…rotolarono
una grande pietra alla porta del sepolcro e se ne andarono (Mt.27). Le
autorità vi misero anche delle guardie per costudire il sepolcro (Mt.28)”.
Gesù è li’ nella grotta: legato con le bende. Chiusa l’entrata con una
enorme pietra. Vigilata dai soldati…Eppure arrivano i suoi discepoli e
la tomba è inspiegabilmente vuota. Gesù non c’è. Anche quando i
discepoli si imbattono in Cristo risorto non lo riconoscono perché Lui è
un giardiniere (Gv.20), un viandante (Lc.24), un pescatore (Gv.21), uno
spirito (Lc.24), è uno ‘qualunquè che incontrano nella vita di ogni
giorno.
E qui mi viene da fare un paragone azzardato, quasi blasfemo, con la
realtà ecclesiale di oggi. Noi sappiamo che Gesù è nelle nostre chiese
sovraccariche d’arte. Lo abbiamo anche ben serrato nel dorato
tabernacolo e, per evitare ogni brutta sorpresa, abbiamo messo anche
delle telecamere per sorvegliarlo. Lui è li’. Lo crediamo per fede. Ne
siamo certi. Ma l’uomo di oggi, tanti miei compagni di viaggio, mi
dicono: ”Sono entrato in chiesa e l’ho trovata vuota. Non ho percepito
la presenza viva e gioiosa di Gesù risorto. Non ci ritornerò più”. Non
perché il Signore non sia presente nel bel tabernacolo ma perché quella
presenza non “parla, non comunica” molto alla persona moderna.
Allora se ne vanno delusi e si recano in altri templi dove ci si
confronta, si parla - alla persona dell’epoca attuale piace essere
protagonista, dire la sua, discutere - di ecologia, salvaguardia del
creato, di natura da difendere, da un pericoloso livello di
inquinamento. Questi nuovi templi sono pieni; pullulano di gente di ogni
colore ed estrazione sociale. Non potrebbero essere questi ultimi le
nuove cattedrali dove Dio Padre, Creatore dell’universo e Signore della
natura, ha deciso di porre una sua dimora?
Oggi in tante organizzazioni e conferenze, in ambito ONU o dell’Unione
Europea, si lavora, ci si impegna, e ci si sacrifica per la pace. Non
potrebbero essere quei luoghi, alcune volte piccoli e oscuri, altre
volte grandi e luminosi i nuovi splendidi santuari dove, Cristo, Signore
della pace, ha deciso di farsi incontrare? Non dimentichiamo infatti
l’insegnamento del Vangelo. Il primo saluto di Gesù Bambino all’umanità
è stato: “Pace agli uomini che egli ama” (Lc.2). Che inviando i suoi
seguaci ha raccomandato loro di salutare dicendo: “Pace in questa casa”
(Lc.10). Che ha chiamato gli operatori di pace “beati perché chiamati
figli di Dio” (Mt.5). E che, appena risorto, la sua prima preoccupazione
è stata quella di dire, per ben tre volte, dopo una morte ingiusta:
“Pace a voi” (Gv.20). E non potrebbe, al contrario, essere rigorosamente
assente da quelle stanze, belle ed asettiche, dove si pianificano
guerre, invasioni preventive per salvaguardare interessi vitali e
strategici di un Paese, operazioni militari chirurgiche che seminando
odio portano un’onda lunga, un terribile tsunami fatto solo di violenza
cieca, di sentimento di rivolta, di ribellione di piazza?
Ci sono poi associazioni, ritrovi, dove si lavora e ci si impegna per la
giustizia. Ficcandoci il naso dentro si vedono tanti giovani belli,
entusiasti, intelligenti che si compromettono per un mondo migliore fino
a pagarne di persona. Oggi in queste agorà si parla molto di solidarietà
tra i popoli, cancellazione del debito pubblico, aiuto ai paesi in via
di sviluppo. Non potrebbe essere che lo Spirito del Signore che è
Spirito di Amore e Giustizia abbia trasformato con la sua presenza quei
luoghi in belle chiese dove è possible incontrare lo Spirito dell’
Amore?
Continuando a leggere i vangeli si vede con stupore e sorpresa che la
parola che più ricorre per descrivere gli apostoli dopo la resurrezione
non è gioia ma paura (Lc.24). Gli stessi seguaci di Gesù, poichè non
erano capaci di riconoscerlo nelle sue nuove sembianze, avevano paura…
erano sospettosi e turbati davanti al Signore. Non potrebbe essere che
noi uomini di chiesa di oggi in questi fermenti di giustizia, in questi
movimenti di pace, in queste assemblee di solidarietà, non sappiamo
riconoscere il Volto Nuovo che la Trinità ci manifesta e ci chiudiamo in
un ottuso timore, come gli apostoli dopo la resurrezione, per difendere
solo quel Signore che conosciamo, abbiamo studiato, analizzato e messo
in quadri chiari e ben definiti della teologia aristotelico-tomista?
L’ottavo sacramento, allora, è il sacramento che ci fa vincere la paura
innata in ognuno di noi, e ci aiuta ad uscire dalle nostre belle chiese
cattoliche, dove sappiamo che Gesù è presente nella santa Eucarestia,
nella Parola proclamata, nella Comunità viva ed orante, per andare alla
ricerca dei ‘nuovi volti’ di Gesù nella storia di oggi, nella società
moderna. Come ha fatto Giovanni Paolo II che con la sua morte ha mosso
il mondo perché lui per primo, con coraggio e forza, si è mosso nel
mondo alla ricerca di quei semi del Verbo presenti nella società.
Comprendiamo, quindi, come l’ottavo sacramento sia il sacramento
dell’uomo dei nostri giorni, del Regno di Dio, “della vita e della
liberta” dei figli di Dio (LG.9). Questo sacramento ha come ministro il
Cristo vivo e risorto in mezzo a noi. Viene celebrato nelle piazze,
nelle strade, nelle case, negli ospedali, nelle agorà moderne, nei blog
impegnati, nei luoghi di divertimento… là, insomma, dove ogni persona
vive, gioisce, soffre, spera, lotta, sogna e lavora per costruire un
mondo migliore. “La Chiesa cattolica - dice il Concilio Vaticano -
annuncia ed instaura in tutte le genti il Regno di Dio, che è un regno
di giustizia, pace e gioia (Rom.14), e di questo Regno costituisce in
terra il germe e l’inizio… il segno e lo strumento ma non si identifica
con esso (LG.5)”. Il Regno di Dio è molto più grande, vasto, immenso
della Chiesa stessa.
Andare dietro a Gesù significa mettere al primo posto non una dottrina
da imparare, ma una Persona da seguire, uno stile di vita da reinventare.
La sequela evangelica non vuole separazione o chiusura. Ma è una
proposta ad aprirsi, un invito ad uscire, ed andare verso l’universalità
e la missione; a vincere le ansie inquietanti ed a danzare il ballo
gioioso della vita con tutti gli uomini e donne del nostro tempo: “Facci
vivere la nostra vita/ Non come un giuoco di scacchi dove tutto è
calcolato/ Non come una partita dove tutto è difficile/ Non come un
teorema che ci rompa il capo/ Ma come una festa senza fine dove il tuo
incontro si rinnovella/ Come Un ballo/ Come una danza,/ Fra le braccia
della tua grazia,/ Nella musica che riempie l’universo d’amore/ Signore,
vieni ad invitarci (Madeleine Delbrêl).
Gesù è venuto e ci ha invitati ad incontrarlo “là fuori delle mura”.
Gettiamo le nostre angosce alle spalle ed usciamo a celebrare l’ottavo
sacramento, quello della gioia e della libertà. Andiamo a danzare con
allegria il ballo della vita con Cristo risorto.
Buona Pasqua
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