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Rinnovamento nello Spirito Santo |
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I
“Figli dello Spirito” cantano, ballano, si abbracciano, si baciano,
svengono per rendere omaggio a Gesù. |
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Vai a parte:
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Parte Seconda |
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di
Giuseppe Moscatelli |
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Stasera però l’occasione è speciale, mi dicono, la
catechesi non è che la premessa di ciò che sta per avvenire: ci
saranno due “effusioni”. Non saprei spiegarne con precisione il
significato, ma credo che l’effusione rappresenti una sorta di
primo traguardo per chi ha già percorso un tratto di strada con
Rinnovamento e vuole continuare questa esperienza formalizzando la
sua appartenenza. Una delle due persone è proprio Anna che chiamata
dal “responsabile di zona” si inginocchia sull’Altare mentre lui
impone su di lei le mani invocando la venuta dello Spirito Divino.
Così pure avviene per l’altro “effuso”.
Riprendono i canti, cui seguono le invocazioni, con
una novità: non uno alla volta, ma tutti quanti contemporaneamente
i presenti invocano a voce alta il “Signore Gesù” per tutte le loro
particolari intenzioni, con l’immaginabile esito.
E’ giunto il momento del segno di pace: il
“celebrante” (uno di livello più elevato nell’organizzazione, non
apparentemente un sacerdote) invita allo scambio. Ognuno dei
presenti si alza dal suo posto e abbraccia con calore e trasporto
tutti gli altri... Insomma tutti abbracciano tutti... sussurrando
ad ognuno nell’orecchio parole dolci e soavi di pace, bontà e
amore. La cosa dura comprensibilmente vari minuti: ci si scambia
abbracci enfatici e sorrisi radiosi, a due, a tre... ci si bacia...
ci si chiama a distanza per scambiare l’abbraccio.
Immagino sia tutto finito... anche perché si è fatta
quasi mezzanotte. Ma vedo un certo brusio, un intrecciarsi di
sguardi, di gesti, parole, di cui non comprendo il significato. E’
Anna a spiegarmi: l’assemblea dovrebbe ora eseguire il “cantinlingue”,
si tratta di una esperienza se non propriamente privata, comunque
riservata ai soli appartenenti a Rinnovamento e normalmente non
effettuata in presenza di estranei... l’estraneo sono io.
Alla fine però si decide per il si.
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L'entusiasmo dei fedeli |
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La Messa è concelebrata da
molti sacerdoti |
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Questa particolare manifestazione vuole ricordare
l’esperienza degli apostoli che, dopo la venuta dello Spirito
Santo, confusero le loro lingue per portare a tutti i popoli della
terra il messaggio divino.
Il momento è solenne, l’assemblea è assorta: a mani
giunte e occhi chiusi si ha come l’impressione di un evento che
stia per avvenire. Improvvisamente, come per un tacito consenso, si
eleva una nenia soave, una sorta di coro a bocca chiusa, in cui
ognuno seguendo il suo istinto e la sua volontà modula ed eleva la
voce, imbastendo una sua particolare melodia. L’effetto è
sicuramente gradevole, suggestivo. Io naturalmente me ne sto zitto,
ed anche Anna veramente, forse un tantino imbarazzata per una
situazione che ad un estraneo potrebbe anche apparire un pò
stravagante. Ad un certo punto, così com’era cominciato, il canto
finisce...anzi, per meglio dire, si estingue. Come chiudere un
rubinetto o appoggiare il dito sulla fiammella di una candela.
Ora è veramente tutto finito: ancora saluti,
abbracci. Molti si avvicinano, per chiedere le mie impressioni, se
mi è piaciuto, se ho intenzione di ritornare... Io naturalmente dò
a tutti soddisfazione, esprimendomi con toni lusinghieri se non
entusiastici. E allora perché non approfondire l’esperienza,
all’incontro regionale, al Divino Amore? Beh, si in fondo... ci
posso pensare...
Al Divino Amore
Anna mi ha procurato un posto sul pullman di
Montefiascone, perché quello di Tuscania era già pieno. Ci saremmo
direttamente incontrati al Santuario, una volta giunti a Roma.
Salgo con qualche imbarazzo, si conoscono tutti ed io non conosco
nessuno. Sento su di me la curiosità e gli occhi degli altri, anche
se sono tutti presi nei convenevoli. Qualcuno si avvicina,
gentilmente chiede, sorridendo...”Sono del gruppo di Tuscania”,
rispondo invariabilmente, senza fornire ulteriori appigli per un
prosieguo della conversazione. Partiamo. I passeggeri sono quasi
tutte donne, perlopiù di età matura. Tre o quattro ragazzi fanno
avanti e indietro. |
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Un certo cicaleccio da sala d’aspetto, con voci che
si sovrappongono e si fondono in un unico incomprensibile pastone
disturba l’inizio del viaggio; poi una di quelle sedute ai primi
posti prende il microfono, richiama al silenzio ed inizia una sorta
di breve omelia il cui esito è la recita del Rosario, a cui tutti
partecipano a voce alta. Pausa. Iniziano i canti. La donna col
microfono invita una ragazza seduta non lontano a parlare della sua
esperienza di fede. La ragazza, che si rivela esser la figlia,
racconta con brio quanto le apparisse strano all’inizio ciò che
faceva la mamma: l’incontro serale settimanale con i confratelli,
la preghiera in piccoli gruppi casa per casa, lo studio minuzioso
delle sacre scritture e la stesura delle catechesi; ma soprattutto
quando “prendeva via” in uno dei suoi interminabili monologhi di
riflessioni spirituali... Poi, però, ne era rimasta un pò
affascinata... e poco alla volta si era lasciata coinvolgere,
scoprendo la ricchezza e l’intensità spirituale della vita
comunitaria, la bellezza dei riti, la bontà e l’amore che
ispiravano il rapporto tra i confratelli... al punto che si era
determinata ad entrare nella grande famiglia di “Rinnovamento”,
ricevendone grandi benefici spirituali. Un applauso convinto
suggella la sua testimonianza.
La madre riprende sorridendo il microfono, dicendo
di voler fornire a noi tutti alcuni semplici consigli per aiutare
le anime sante del purgatorio. Bastano infatti poche preghiere, da
recitare magari nei ritagli di tempo, unite a determinate
intenzioni, per lenire le sofferenze di queste anime ed anticipare
il momento in cui saliranno in paradiso, lucrando in loro favore
vari anni di indulgenza. Non dobbiamo dimenticare i nostri defunti
e se è così semplice aiutarli, cosa ci costa dedicare ogni giorno
un piccolo spazio alla preghiera per cancellare ai nostri cari
lunghi anni di permanenza in purgatorio?...
Siamo arrivati. Il grande spiazzo che si estende di
fronte al santuario è già pieno di autobus provenienti da tutte le
province del Lazio e anche dalla Campania. Un brulicare fitto di
gente si avvia verso la chiesa e si affolla al suo ingresso.
Ritrovo Anna e il suo gruppo e ci apprestiamo anche noi ad entrare. |
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Si elevano le braccia |
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