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Dice Marco, che si accostò a Gesù uno degli
scribi. Era senz’altro anch’egli Fariseo e fu sollecitato a porre
domande dagli altri Farisei che speravano ancora di riuscire a mettere
Gesù in difficoltà. Lo scriba non era animato da inimicizia, ma
probabilmente solo dalla sua curiosità di studioso della Scrittura,
perché li aveva sentiti disputare ed era stato colpito dalla sapienza
delle risposte di Gesù. Fece dunque la domanda su un punto tanto
disputato della legge :” Quale è il primo di tutti i comandamenti” ? I
precetti della legge, elencati dai rabbini, erano 613: si trattava di
dare un giudizio di preferenza.
Gesù rispose: “ Ascolta,Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo :Amerai il
prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante
di questi. Il Maestro elude la tendenziosa domanda, evitando di
disputare sul groviglio dei precetti particolari, per fermarsi a quello
fondamentale, animatore di tutti gli altri e pronunziando la prima parte
della preghiera che tutti i buoni israeliti dovevano recitare.
Quale è il nostro atteggiamento di fronte a questo categorico
insegnamento di Gesù? Il più delle volte è molto strano. Accettiamo con
facilità di amare Dio con tutto il cuore, con la mente, e con la forza.
Ma poi, in pratica, questo Dio, per noi lontano, lo ignoriamo nei nostri
comportamenti quotidiani. Siamo disposti, e forse anche spontanei, nel
dire “ si io lo amo Dio”, ma poi in pratica sfoghiamo i nostri nervi
contro di Lui; siamo noi che decidiamo quale comportamento Dio deve
tenere nei nostri riguardi.
Le nostre richieste sono prevalentemente di interessi materiali e la non
risposta di questo silenzioso Dio è sufficiente per perdere la fiducia
in Lui e concludiamo di poter fare a meno di questo Dio che non fa
quello che gli diciamo noi. Povero uomo!, così la tua infelicità è senza
fine! Quando poi Gesù ci ordina di amare il nostro prossimo, anche qui
la nostra risposta teorica è positiva, ma poi cominciamo a fare tante
distinzioni: escludo quello che mi ha offeso, che mi ha fatto del male,
addirittura quello che mi è antipatico, quei vicini di casa che non
sopporto, quel collega di lavoro che mi infastidisce, quella persona che
mi fa rabbia perché sta meglio di me…
Signore mio, aiutami ad accettare incondizionatamente il tuo precetto.
Non è una imposizione coercitiva, ma l’unico sistema per ottenere la
vera serenità e pace. Se tu mi imponi l’amore verso di te e il prossimo
incondizionatamente, lo fai per mio bene, con l’ennesima tua prova di
bontà infinita nei miei riguardi.
Aiutami ad avere il giusto equilibrio; e nel momento che mi sembra di
essere un debole, uno sconfitto nel perdonare chi mi fa del male, fammi
subito sentire la vera gioia nel mio cuore.
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