Nei tre anni di vita pubblica del Messia, i suoi rapporti con il popolo sono stati sempre ispirati ad una infinita misericordia e sollecitudine verso tutti i problemi della sua gente.
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  Per loro compie prodigi, come moltiplicazione dei pani, sana malati, addirittura risuscita un suo amico, Lazzaro. Lo seguono folle immense, lo ammirano, lo applaudono, perché pensano che Lui veramente risolverà tutti i loro problemi.
Ma ci sono due categorie di persone con le quali avrà rapporti difficili, tesi: i Sadducei e i Farisei.
I Sadducei, così detti, perché attenevano alla sola giustizia legale (la sola legge di Mosè) a differenza dei Farisei che ammettevano obbligatorie le osservanze tradizionali, erano scettici, epicurei e negavano non solo la risurrezione dei corpi, ma anche l’immortalità.
Nella sua missione itinerante in mezzo alle folle, ci sono sempre alcuni Farisei e Sadducei; lo seguono apparentemente con interesse, pongono quesiti, chiedono spiegazioni al Maestro, ma solo, come riportano gli evangelisti, per tentarlo, per metterlo alla prova.
Nei brano di Vangelo di Marco, proposto nella Liturugia di questa XXXII domenica dell’anno, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.
Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere ;essi riceveranno una condanna più grave”…Poi Gesù dall’atrio del tempio dove si trovava, passa all’atrio delle donne, detto così perché dalla galleria che lo circondava da tre parti, le donne potevano assistere ai sacri riti, e “sedutosi di fronte al tesoro…osservava come una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino…”
  E’ impressionante la ricchezza dei contenuti di ogni riga del Vangelo.Gesù stigmatizza il comportamento dei Farisei, usa anche parole dure, ma la Sua amarezza sta nel costatare la ostinazione di quella categoria che Lui vorrebbe redimere,salvare, mentre sono e rimarranno sordi ai suoi inviti. Ed è proprio per questo che traspare sempre dal volto del Messia una velata malinconia.
Quanto siamo diversi noi! Quando scarichiamo i nostri risentimenti verso chi ci fa del male, il nostro atteggiamento esprime, in modo evidente, il risentimento, la rabbia, che traspare anche dai nostri occhi. Ci sembra anacronistico, impossibile il principio evangelico di conservare sempre, al primo posto, sentimenti di carità fraterna.
E di fronte la vedova che offre tutto il suo avere? La nostra generosità è troppo condizionata dai nostri interessi ed arriviamo, quasi sempre, a dare solo una piccolissima parte di quello che consideriamo superfluo.
Signore,mio Dio, ti chiedo il dono della virtù dell’ equilibrio nei miei rapporti con il prossimo.
Vorrei provare, nei miei atti caritativi, a privarmi di qualcosa di cui credo di non poter fare a meno. Tu hai detto che assaporerei una grandissima felicità.
Ma sarà proprio vero? Fammi toccare con mano la veridicità delle tue parole.

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