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Elena Balestrelli e Oberdan Nistri in una splendida posa cinematografica (anno 1946 ca) (Collezione privata M. Ballerini) |
il coraggio della fuga 1937. Ma, senza che lei neppure lo immagini, tutto sta per cambiare. L’ingarbugliata matassa di cose finora andate male, o non andate affatto, sta per dipanarsi. Il destino è prossimo a scoprire le sue carte. La più inaspettata delle soluzioni sta per giungere e così imprevedibile da cogliere Elena del tutto sprovvista e disarmata, ma non per questo incapace di afferrarla. Quando la vita gira, bisogna girare con lei: è questo ciò che ad Elena riesce meglio. Un giorno accade che Elena sia costretta a restare a letto per più giorni, per una brutta influenza. Le visite di Raoul non si fanno, in questa circostanza, né più lunghe né più assidue. Elena – anche se malata – è e resta sola. Sola e libera di pensare e… di provare. In realtà a farle compagnia qualcuno c’è: è Oberdan, il fratello di Raoul, il più piccolo dei maschi. Oberda ha soli ventuno anni, due meno di Elena. Tra lui e il fratello non sembra esserci proprio nulla in comune, né dal punto di vista fisico né tanto meno da quello caratteriale. Di gran lunga il più bello dei fratelli, Oberdan è un ragazzo che difficilmente può passare inosservato. Alto, biondo, occhi azzurri: sembra un tedesco, come il padre. E come un tedesco ama vestirsi: stivali alti fino al ginocchio, pantaloni alla cavallerizza, giacche avvitate e camicie alla coreana. Il suo è uno stile inconfondibile, che fa di lui un primo attore anche fuori dalla scena. A renderlo ancor più visibile è la sua grinta, il suo carisma, che trapela da ogni suo gesto ed espressione. Ogni suo lineamento è così marcato da renderlo quasi una maschera. Tutto in lui sembra essere fatto apposta per il palcoscenico: un suo bisbiglio è un boato di suoni netti e scanditi; la sua voce ha un’impostazione così curata da risultare teatrale qualunque cosa lui dica. Oberdan sembra essere la reincarnazione perfetta dei grandi eroi della tragedia. A guardarlo con attenzione in lui c’è qualcosa di misterioso e di gelido, che lo rende una creatura distante, quasi sovrumana. Le passioni dei comuni mortali sembrano sfiorarlo appena. I suoi occhi azzurri, quasi trasparenti, è come se guardassero oltre i confini dell’umano, verso l’infinito, l’assoluto, sia esso Dio o il Demonio. Chiusi insieme in quella camera, lui ed Elena sembrano l’unione di ogni opposto, della nera terra con il cielo, della notte più buia con il chiarore del giorno. A vederli conversare insieme, sembra di assistere ad un incredibile miracolo: contrariamente ad ogni legge, il sangue dialoga con il respiro, il fuoco con il vento, la materia con il divino. Se nella trasparenza (e trascendenza) degli occhi dell’uomo ti puoi quasi perdere, gli occhi di Elena feriscono come un pugnale grondante di rosso sangue. Oberdan sembra possedere tutte quelle qualità che Raoul non ha mai mostrato di avere. Così imponente, muove una guerra già vinta alla fragilità del fratello. Sulla scena è formidabile e nella vita di tutti i giorni ama i luoghi appartati. Quando non deve pronunciare battute di scena, si limita a comunicare solo con pochi prescelti ed Elena sembra esserlo. Nella mente della donna, Oberdan inizia a prendere le sembianze di quell’eroe da romanzo che per amore vive e muore. Ha il volto stesso della passione e del desiderio.
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