Credo che oggi umiltà e mitezza siano quasi sparite, forse sono rimaste solo le parole, svuotate del loro profondo significato, anche umano. Siamo bombardati da modelli di vita che fondano il loro valore sulla forza, la potenza, la superbia, l’impazienza e la durezza. Le persona che non si mostrano tali, sono messe da parte, considerate incapaci. Il mito del più forte è dominante! Si è venuta così a creare una società di vincitori e di vinti. La radice di questo assurdo male, che genera infelicità, è da ricercare nella mancanza di umiltà o docilità. di mitezza o dolcezza. L’umiltà e la mitezza “pesano” veramente l’uomo per quello che è e possiamo dire anche per quello che ha. L’uomo mite ed umile ha il solo sogno di servire l’altro promovendolo. Imparare da Gesù, significa appartenergli, significa essere abitati dal suo stesso Spirito (Rm. 8, 9). Mitezza ed umiltà caratterizzano il Maestro, cosi devono caratterizzare il discepolo! Questo mondo vivrà libero e felice se vestirà l’abito in stile con la mitezza e l’umiltà di Gesù. (Ambrosio Cetti Carlo) Nella liturgia di questa domenica il profeta Zaccaria (prima lettura) annuncia la venuta del re -messia, che non è seduto su un maestoso cavallo, ma su un mite asino, simbolo di pace. Il profeta Zaccaria (500 anni a. c. ) mediante visioni e parabole, annuncia l’invito di Dio alla penitenza. Proclama le promesse che seguiranno la penitenza:liberazione degli oppressi, venuta del Messia, santificazione del popolo, che sarà strumento di salvezza per tutte le genti. Zaccaria, dopo Isaia, è il profeta maggiormente citato nel nuovo testamento. |